Vargas fa coppia con Insigne, Mazzarri tenta l’esperimento “alla Pato”
Il mondo è una palla (pardon: un pallone d’argento, del Sud America) nel quale stavolta bisogna intrufolarsi con lo sguardo e scoprire l’effetto che fa: e in quegli undici milioni di buoni motivi per starsene sulla riva del Meledrio ed aspettare Eduardo Vargas, c’è la svolta d’una operazione faraonica, la scelta di campo d’un club che ha deciso di spingersi oltre le banalità e il luoghi comuni. Il mister X nascostosi in dieci presenze (la sintesi assai striminzita dice centocinquantuno minuti effettivi giocati), è in realtà un portento che ha «scaldato» un inverno gelido e rigoroso e dietro al braccio di ferro vinto dal Napoli con chiunque altro – il Chelsea e l’Inter, i russi e qualcun altro nell’ombra – a suon di euro, c’è un lavoro di scouting, un pedinamento massiccio, relazioni accatastate nel data base e la certezza d’aver tra le mani un gioiellino da aspettare, da maneggiare con cura, riuscendo a coglierne le prospettive e le possibili evoluzioni. Il primo Vargas s’è smarrito per evidenti ragioni d’ambientamento, travolto dalle novità della lingua, d’un calcio indiscutibilmente diverso dal punto di vista tattico, dall’esigenza di dover imparare non soltanto i movimenti ma innanzitutto la lingua: però, quel genietto che a ping pong ha fatto ammattire, nelle serate spensierate di Dimaro, pure in campo ci sa fare, se Grava e Maggio, se Campagnaro e Aronica, l’hanno battezzato con slanci d’entusiasmo avallati dalle «radiografie» fatte in allenamento.
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