Lorenzo Insigne: “L’anno scorso mi sono un po’ sacrificato, ma devo dire grazie a Mazzarri”

L’unico vezzo è la cresta: tre o quattro centimetri aggiunti alla sua statura bonsai e a quell’aria da bambino. Benitez gli ha passato maliziosamente un lecca lecca, durante un incontro con i tifosi. Ma Lorenzo Insigne è cresciuto in fretta e sa stare al gioco, con la autostima di un piccolo uomo che ha bruciato le tappe, nei suoi primi 23 anni. «Mi sento più maturo della mia età. La carriera mi ha portato lontano da casa e ho affrontato il mondo degli adulti da solo, tra tanti sacrifici ». Può essere la sua stagione: nel Napoli e con l’Italia. «Prandelli parla bene di me e i Mondiali in Brasile con la Nazionale sono un sogno».

L’Under 21 l’ha salutata tra le lacrime: rimpianti?
«Il dispiacere per l’Europeo è passato: ho imparato tanto, anche se è stato un peccato non alzare la coppa».

Poteva andare meglio anche con il Napoli, in campionato.
«Secondo, pure lì. Mi è mancato poco per vincere e ora spero di riuscirci, soprattutto col Napoli. Lo scudetto non è più proibito, ma niente proclami. Lotteremo con tutti: sì».

Il migliore Insigne non si è ancora visto?
«Il bilancio della scorsa stagione è positivo, anche se mi sono sentito un po’ sacrificato. Ma sono sempre stato con Mazzarri e lo ringrazio».

Ora c’è Benitez…
«Mi aiuterà il modulo, noi attaccanti staremo più vicini alla porta e punto ai 15 gol. Benitez è un tecnico di esperienza internazionale: non fa distinzione tra i giovani e i più esperti».

Non teme la concorrenza?
«Agli Europei sono cresciuto: ripartirò con un altro passo».

Finora ha fatto meglio in Nazionale: come mai?
«Vado sempre in campo per fare quello che so. La differenza era Cavani: voleva il pallone solo per sé. Edi ci ha dato tanto e mancherà. Spero che il Napoli lo sostituisca con un altro attaccante forte, ma con caratteristiche diverse…».

I tifosi aspettano soprattutto lei, però.
«Non mi mettono pressione. Dicono che per un napoletano sia più dura: non per me. Hanno capito che penso solo al bene della squadra».

Ma un sogno per sé lo avrà.
«Mi emoziona la Champions, due anni ho visto il Napoli in tv e mi venivano i brividi. Voglio sfidare i campioni».

Di strada ne ha già fatta un bel po’.
«Ho capito che era la mia strada nel mio quartiere, saltavo la scuola per giocare coi miei quattro fratelli, a Frattamaggiore. Devo alla mia famiglia se sono qui. E a mia moglie e mio figlio».

Nel Napoli è arrivato a 15 anni.
«Ricordo il provino: mi tremavano le gambe e giocai male. Mi presero lo stesso».

Foggia è stata un’altra tappa.
«A Zeman devo tanto, è l’allenatore che mi ha insegnato di più».

Il suo idolo?
«Del Piero, guardavo sempre i suoi gol. Un modello di serietà».

E Maradona?
«È troppo grande per essere un modello. La 10 è un sogno, ma sta bene nel cassetto. Che gol che fece alla Juve».

Ci andrebbe alla Juve?
«Nemmeno per il triplo dello stipendio. Ho un contratto fino al 2017, il Napoli a vita è un sogno. Potrei valutare un’esperienza all’estero ».

Che dice a chi rifiuta il Napoli?
«Non tutte le voci sulla città sono vere e ai miei colleghi mando un sms: a Napoli si piange due volte, quando si arriva e quando si parte. Meditate…».

Fonte: La Repubblica

 

La Redazione

L.D.M.

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