Mancini: “Cavani è straordinario, lo prenderei di corsa. Al Napoli consiglio Dzeko”

Il bosniaco può segnare 25 gol a stagione purchè giochi sempre. Benitez? E' una garanzia

Mancini, sono passati quasi sessanta giorni da quella notte terribile.
«Avevo perso la Fa Cup in finale contro il Wigan, una squadra che poi è retrocessa, ma nel calcio può succedere, altrimenti sarebbe sempre tutto scontato. Una giornata nera, a livello collettivo. Ma vi giuro che non mi sarei mai aspettato quello che poi è successo».

Da gennaio in Inghilterra si parlava di Pellegrini come nuovo allenatore del City.«Ma se dessimo retta a tutto quello che si dice o che scrivete, noi allenatori non potremmo più vivere sereni. Non ho mai creduto a quelle voci».

Alla vigilia della finale dell’11 maggio alcuni tabloid erano certi: Mancini cacciato, comunque vada.«E io non me ne resi conto, dissi anche che avrei fatto la figura dello stupido e così è stato. Oggi, che sono passati sessanta giorni, ancora non capisco i motivi di questo esonero. E poi i tempi…».

Non le hanno neanche fatto finire il campionato, mancavano due partite.«Ci sono rimasto male, pensavo di meritare più rispetto per quello che avevo fatto per il Manchester City. In tre stagioni e mezzo, con il mio staff, è stato fatto un lavoro straordinario. Il club non vinceva un titolo da oltre quarant’anni. Io ho vinto un campionato, una FA Cup, una Supercoppa e nell’annata peggiore, l’ultima, ho perso una finale e sono arrivato secondo. I numeri sono chiari, questo esonero ancora oggi non ha una motivazione. Sono, comunque, orgoglioso del mio lavoro».

Si è sentito tradito dagli arabi?«No, assolutamente. Lo sceicco Mansour e il presidente Khaldoon sono due grandissimi dirigenti, a cui sarò grato per sempre. Mi chiamarono e mi dissero: in tre anni vogliamo lo scudetto e io al secondo anno l’ho vinto».

Ma non solo….
«Esatto, non solo. Ho ricostruito un club che a livello calcistico non era al vertice. Volevano arrivare in Champions e ci sono arrivato, anche se poi siamo usciti quasi subito. Ho vinto contro tutte le grandi, ho vinto 6-1 all’Old Trafford contro il Manchester United e a Londra in casa di Chelsea e Tottenham. Il City per tre anni ha giocato il miglior calcio della Premier, ha avuto la miglior difesa e il più lungo possesso palla del torneo. Giustificatemi questo esonero».

Forse il presidente avrebbe dovuto difenderla.
«Non è facile gestire una società da lontano. Khaldoon resta una grandissima persona e un ottimo dirigente. Evidentemente qualcuno, ogni giorno per tanti mesi, deve avergli messo in testa situazioni che non corrispondevano al vero».

Si riferisce alle accuse di Ferran Soriano, l’amministratore delegato del City?«Per lui ero una persona troppo ingombrante, un manager che si occupava di tutto e che i tifosi amavano e amano ancora oggi. Ha giudicato una persona e un ambiente senza conoscere l’argomento di cui avrebbe dovuto trattare».

Ma quindi tra voi c’era il gelo fin dall’inizio?
«Non l’ho trovato una persona interessante dal punto di vista calcistico, non parlavamo la stessa lingua e non mi riferisco all’italiano, allo spagnolo o all’inglese….».

Eppure veniva dal Barcellona.
«Credo che prima si fosse occupato di una compagnia aerea, ma io non l’avevo mai sentito nominare. Io vivo di calcio da quando avevo 13 anni e Soriano prima di Manchester non l’avevo mai incrociato».

L’ha accusata di aver vinto il campionato all’ultimo secondo dell’ultima partita giocando anche male.
«Lui non c’era, non faceva parte del club e comunque ho rimontato una decina di punti e sull’almanacco alla voce scudetto c’è il nome del Manchester City. Lui è arrivato in Inghilterra, ha assunto il ruolo di manager e vedo che gli piace esporsi sempre, gli piace parlare, stare in primo piano. La cosa non mi riguarda più. Ormai il City è al vertice del calcio europeo e il più è fatto».

Come all’Inter: è arrivato e ha ricostruito da zero.
«Situazioni piuttosto simili. Ho lavorato duro per anni, pretendendo tanto ma raggiungendo traguardi di cui sono orgoglioso. Io e i miei collaboratori abbiamo portato in fondo la missione che ci avevano assegnato. Il City, ormai, è tra le grandi».

Pellegrini troverà una squadra ormai pronta.
«Sì, è un ottimo allenatore, inevitabile che faccia bene. La squadra è al top».

Lei era pronto a cambiarla, però…
«Sì, subito dopo la conquista dello scudetto, siccome vivo di calcio e sono stato giocatore, avevo pensato di fare almeno tre innesti importanti. Sapevo che la squadra avrebbe avuto un rilassamento. Quando non sei abituato a vincere e raggiungi il top, ti siedi anche senza accorgertene».

Lei aveva chiesto Van Persie.
«Lo sapevano tutti, non era un mistero. Avevamo già un accordo, sapevo che sarebbe stato l’uomo della differenza. Ma non ci siamo mossi, come poi per De Rossi e Hazard, gli acquisti che avevo indicato per fare il bis da scudetto. Non è un caso che la Premier sia stata vinta dalla squadra che aveva preso Van Persie».

Pensa che Soriano e il ds Begiristein lo abbiano fatto apposta? «Non lo so, questo non posso dirlo».

Lei ha conquistato l’Inghilterra: neanche in Italia era stato così amato.
«L’impatto iniziale è stato difficilissimo ma piano piano, con il gioco e la dedizione al lavoro, ho conquistato il pubblico, i colleghi e l’ambiente. Dopo l’esonero ho avuto tanti attestati di stima, anche da Ferguson con cui ho sempre avuto buoni rapporti».

Capello ha detto: Mancini è stato fatto fuori da una “mafia” interna.
«Ho letto…».

Se lei fosse rimasto, su chi avrebbe puntato per il rilancio del City.
«Su Cavani, un top player a cui ci eravamo già avvicinati. E’ nel pieno della maturità, un giocatore straordinario, che attacca, difende e fa gol. Avrei fatto di tutto per prenderlo. E Fernandinho l’ho scelto io».

Il Napoli rischia di perderlo.
«Non conosco la volontà del presidente De Laurentiis, ma se vende Cavani e prende Dzeko sappia che andrà sul sicuro. Acquisterebbe un grandissimo attaccante, da 25 gol, che ha un solo difetto: ha bisogno di giocare sempre».

E dalla Premier ha già preso Benitez.
«Un grande allenatore, con cui la squadra può cominciare a vincere».

L’addio di Balotelli quanto ha inciso sul rendimento del City?
«Beh, i gol di Mario ci sono mancati, però da tempo avevo capito che in Inghilterra non stava più bene. Lui, come Suarez, era stato preso di mira dagli avversari, dagli arbitri, dal pubblico. Certo, lui non ha fatto niente per evitare certe situazioni…».

A proposito: le immagini della vostra lite hanno fatto il giro del mondo.
«Vi giuro, non era successo niente. Partitella cinque contro quattro, decisi di giocare perché eravamo dispari e quando ho visto che Mario aveva colpito un suo compagno con un calcio gli ho detto di allontanarsi. Trenta secondi di scontro verbale sono diventati un caso che non esisteva».

Ma lei ha fatto più per Balotelli di quanto Balotelli abbia fatto per lei.
«E’ un giocatore straordinario, a 17 anni gli ho consegnato l’Inter, a 21 l’ho portato in Premier, sapete che tipo di rapporto ho con lui: gli voglio bene, aveva bisogno di rientrare a casa e io gli ho consentito di lasciare Manchester con sei mesi di anticipo».

Lo sente spesso, quindi.
«No, non l’ho più sentito da quando è andato al Milan».

Parliamo di Tevez.
«Colpo straordinario della Juve, che qualcuno sta sottovalutando. Con Carlos ha messo ancora parecchia distanza tra lei e le rivali da scudetto. Con Tevez farà meglio anche in Champions. In Italia l’argentino diventerà un giocatore decisivo. Io l’avrei tenuto al City: con Aguero e Cavani».

Però anche con Tevez i rapporti sono stati difficili.
«Si rifiutò di entrare a Monaco contro il Bayern, per me il giorno dopo il caso era chiuso. Lo chiamai a casa e gli dissi di chiedere scusa a tutti. Lui non lo fece, ma fu consigliato malissimo. Tevez è un bravo ragazzo, a quell’epoca fu montato e fu spinto ad avere certi atteggiamenti. Rientrò dopo qualche mese e fu decisivo per lo scudetto».

Lei litiga spesso con i giocatori.
«Sono un allenatore che pretende tantissimo da tutti, a volte esagero, ma sono anche un allenatore che aiuta e concede moltissimo. In questo senso il club può aver agito con l’esonero proprio perché non è facile lavorare con me».

L’accusano di aver fallito miseramente l’assalto alla Champions.
«Quel trofeo non si vince in un anno o per caso. Nel nostro girone c’erano due colossi: il Borussia è andato in finale, il Real era più forte di noi. Soltanto chi non sa di calcio può metterci sotto accusa per quella eliminazione. Il City non era e non è ancora da Champions. Ma avevamo imboccato la strada giusta».

Sa che sta per nascere un’Inter senza Moratti?
«Leggo e non credo a quello che si dice. Sia chiaro, non conosco la situazione ma per me è difficile immaginare quella società senza il presidente. Purtroppo il calcio italiano è in grandi difficoltà economiche e forse i club hanno necessità di inserire nuovi soci. L’indonesiano Thohir può diventare un partner importante».

Ma lui vuole tutta l’Inter, non solo una parte.
«Non lo so, credo però che la società, raggiunto l’apice con il triplete, stia cercando di rinnovarsi. Gli anni passano e i cicli finiscono. Tutto naturale».

Mancini, si aspettava una chiamata dal Psg?
«No, perché? Certo, si tratta di un grande club, ma non ho avuto nessun contatto. Per la seconda volta, dopo quarant’anni di lavoro, mi fermo e ne avevo bisogno. Il Psg sta diventando un colosso europeo».

Si è parlato a lungo del Monaco.
«Mai stato contattato. Ha un grande allenatore, Ranieri, che merita di gestire la squadra in serie A dopo il successo nel campionato cadetto».

Quindi lei è destinato a restare fermo.
«Non per molto, spero, ma ora mi rilasso davvero».

E’ pronto per tornare in Italia?
«No, vorrei fare ancora qualche esperienza all’estero. Liga o Premier, chissà: mi metto alla finestra e aspetto con serenità».

La Roma si è fatta viva?
«No, mai avuto un contatto diretto».

Un rientro nella Capitale, seppure dall’altra parte, l’avrebbe affascinata?
«La Roma è un grande club, dal prestigio assoluto, che sta cercando di ricostruire un ciclo. Un’avventura che avrebbe avuto un suo fascino, non lo nego… Mai dire mai. Avrei preso in considerazione una proposta interessante».

Però lei ha un passato troppo laziale.
«Eppure ho saputo che nei sondaggi dei tifosi romanisti ero al vertice dei loro desideri. Nel senso che non ero sgradito per il mio passato da laziale».

A Roma c’è una mentalità ancora molto provinciale: gli scambi tra i giallorossi e la Lazio sono impossibili da ipotizzare.
«Ed è un peccato davvero, perché a Roma tutti devono capire che il derby non può essere l’obiettivo di una stagione, il derby è solo una tappa di passaggio. Perché non superare questo scoglio? Perché non iniziare anche un rapporto di scambio? La Lazio ha appena vinto la Coppa Italia, la Roma sta cercando di risalire: mai ridurre il presente e il futuro alla sola sfida stracittadina. E’ un errore».

Anche Zeman è stato esonerato.
«Dovevano difenderlo fino al termine della stagione».

E Totti è stato straordinario.
«Passano gli anni e lui è sempre un giocatore che fa la differenza. E’ vero, non potrà essere eterno, ma i suoi colpi sono talmente superiori che continuerà a fare la differenza a lungo».

Firenze rischia di perdere Jovetic.
«E sarebbe un peccato. L’ho seguito a lungo, lo avrei preso anche io, spero che i viola non lo perdano. Montella è stato bravissimo e ha fatto giocare alla Fiorentina un gran calcio. Se va via anche lui, per il campionato italiano è un brutto colpo. Ma, lo ripeto, le difficoltà economiche, la mancanza di stadi di proprietà fanno la differenza. Certo, Gomez sarebbe un super acquisto».

Mourinho al Chelsea, Guardiola al Bayern.
«Il Chelsea può interrompere l’egemonia di Manchester in Premier, ma occhio a Tottenham, Arsenal e Liverpool. Guardiola farà benissimo anche in Bundesliga: dopo il triplete non è facile, però il valore della squadra e del tecnico non si discutono».

Mancini, invece, resterà a guardare.
«Non per molto, credo. E spero. In giro ci sono ancora dirigenti che conoscono il calcio e del calcio possono parlare…».

Fonte: Corriere dello Sport

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