ESCLUSIVA – Napoli-Milan, il doppio ex Hamrin: ”Esperienza meravigliosa in azzurro, quell’intossicazione del ’69…”

L'ex attaccante svedese ai nostri microfoni: "Inzaghi non ha colpe al Milan. Svezia '58? Didì più importante di Pelè"

“Napoli-Milan? Gli azzurri sono strafavoriti ma la palla è rotonda…”. Parola di Uccellino. La redazione di IamNaples.it ha intervistato in esclusiva il doppio ex di Milan e Napoli Kurt Hamrin. Lo storico attaccante svedese, avversario di un giovanissimo Pelè nella finale della Coppa Rimet ’58, ha raccolto le maggiori soddisfazioni in rossonero e con la maglia della Fiorentina. È approdato in azzurro a fine carriera: esperienza breve ma intensa, caratterizzata da uno spiacevole episodio. Ecco cosa ha raccontato ai nostri microfoni…

Tanti anni in Italia, ha vissuto realtà differenti: Padova, Firenze, Torino sponda bianconera, Milan e infine Napoli . Qual è il ricordo più felice della sua carriera? Ha qualche rimpianto?

“Il rimpianto può essere quello di non aver vinto lo scudetto con la Fiorentina, negli anni si allestì una bella squadra. Abito ancora a Firenze, sono affezionato ai colori viola anche se non posso definirmi un vero e proprio tifoso. Mi sono poi rifatto con il Milan, dove ho vinto praticamente tutto. Il ricordo più bello resta invece quello della finale con la Svezia nella Coppa del mondo ’58 contro il Brasile…”.

A proposito di quella sfida, il team carioca dell’astro nascente Pelè era realmente di un altro pianeta?
“Rispetto a noi svedesi, la squadra brasiliana era certamente di un altro pianeta. L’allora 17enne Pelè, talento purissimo ma ancora molto giovane, non rappresentava il punto di riferimento di quella selezione. Per me l’uomo simbolo di quel Brasile era il centrocampista Didì, trasferitosi poi al Real Madrid. La squadra verdeoro si presentava ad alti livelli anche nell’organizzazione difensiva, cosa insolita in rapporto alla tradizione. Avevano per la prima volta un gran portiere come Gilmar”.

La figura di Nereo Rocco è stata a dir poco decisiva per la definitiva affermazione a grandi livelli…
“Arrivai alla Juventus troppo presto, quando si potevano utilizzare al massimo due stranieri. Il club acquistò John Charles e Omar Sivori, ed io rimasi fuori. Dal punto di vista personale può essere considerato un mezzo fallimento. Mi cedettero in prestito al Padova dove trovai Rocco. Quell’esperienza rappresentò la svolta della mia carriera. Dopo 11 anni, di cui 9 passati a Firenze, ritrovai poi il tecnico al Milan. In rossonero ho avuto la fortuna di giocare assieme ad elementi del calibro di Rivera, Lodetti, Prati, Trapattoni, Schnellinger, Anquilletti e Sormani che è stato mio compagno anche al Napoli. Arrivai a Milano nel momento giusto, tutti fecero il massimo per conquistare tanti trofei di prestigio in due anni”.

C’è oggi un calciatore in cui rivede le sue caratteristiche di gioco?
“È difficile fare paragoni e parlare delle proprie caratteristiche tecniche. Preferisco che siano gli altri a giudicare e fare eventuali accostamenti…”.

Avendo vissuto un “pallone” più umano e poetico, si sente a disagio oggi?
“Ora il calcio è troppo veloce e cattivo. Non c’è molto rispetto tra i giocatori, si pensa sempre e solo al risultato. Resto sempre un grande appassionato ma non gradisco il gioco attuale. Ai miei tempi si andava molto più piano ma eravamo amici. Tante volte ad esempio mi ritrovavo a cena con giocatori dell’Inter pur essendo del Milan”.

’69-’70 e ’70-71′ sono le sue due stagioni vissute in maglia azzurra. Il momento più significativo?
“Innanzitutto trovai una squadra eccezionale, ricca di elementi affermati. Ebbi la sfortuna di essere colpito da un’intossicazione alimentare dopo aver mangiato un piatto di cozze il 24 dicembre del ’69. Mi beccai il tifo e dovetti star fermo 5 mesi. Seppi la notizia in Olanda, eravamo lì per giocare una partita di coppa contro l’Ajax. Fu dura riprendere la condizione a 37 anni…Nonostante questo, ho trovato un ambiente meraviglioso. Mia moglie mi disse: «Se ti chiama il Napoli per farti giocare un altro anno avviati in macchina o in aereo, io vengo a piedi!». Il secondo anno riuscii a completare la stagione, raggiungemmo un ottimo 3° posto. Ricordo con piacere e un pizzico di nostalgia l’esperienza partenopea. Sono ritornato poi pochi anni fa al San Paolo per vedere la gara di Europa League contro gli svedesi dell’Aik Solna”.

Domenica al San Paolo si affrontano Napoli e Milan. Come arrivano a questa sfida le due squadre?
“Gli azzurri in casa sono strafavoriti in questo momento, ma nel calcio la palla è rotonda e le sorprese sono dietro l’angolo. Lo dimostra la partita di ieri ad Empoli…Gli uomini di Sarri hanno disputato una gran partita e il Napoli non ha fatto una gran figura”.

I discorsi a proposito del cambio ai vertici della società rossonera possono destabilizzare i protagonisti in campo?
“Non credo. Inzaghi è arrivato dalla Primavera ereditando da Seedorf una squadra in palese declino. Era molto difficile raddrizzare la situazione, non è colpa del tecnico ma della società. Negli ultimi 2/3 anni si è sbagliato quasi tutto…”.

Come giudica la stagione degli uomini di Benitez? L’Europa League resta ad oggi la via più facile per accedere alla prossima Champions?
“Ci sono ancora punti per accedere alla Champions tramite il campionato ma non è facile. L’avversario principale sembra essere ormai la Roma, che non vive comunque un momento esaltante. Bisogna accettare che le cose ora non funzionano al massimo e prendere in considerazione l’ipotesi di giocare in Europa League anche il prossimo anno. Non si possono fare ragionamenti a lunga gittata, occorre essere concentrati sulla singola partita”.

 

 

A cura di Antonio Fusco

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