ESCLUSIVA – Renica: ”Con Pino Daniele uno dei miei ricordi più belli. Che emozione il mio goal alla Juventus in coppa Uefa!”

"Il calore dei napoletani saprà dare una spinta in più per battere i bianconeri. De Laurentiis ha fatto tanto ma lo scudetto si poteva vincere"

Alessandro Renica e il Napoli. Una storia d’amore cominciata nel 1985 quando Italo Allodi lo portò in azzurro dove il nativo di Anneville sur Mer (Francia) trovò la sua definitiva consacrazione. Un libero atipico, a volte centrocampista aggiunto fondamentale in fase d’impostazione, altro esterno mancino che si spingeva in avanti alla ricerca di goal anche importanti, su tutti quello che pose la firma definitiva dell’affetto della gente del San Paolo, il 3 a 0 contro la Juventus nei quarti di finale di Coppa Uefa al 119′, il 15 marzo 1989. Un amore nato e mai assopito, un legame indissolubile che Renica racconta ad IamNaples.it riportando alla mente vecchi ricordi ed emozioni, da Pino Daniele allo stadio San Paolo, non risparmiando qualche critica al Napoli di oggi. Ecco l’intervista completa:

Non possiamo non cominciare dal ricordo di Alessandro Renica per Pino Daniele…

“Abbiamo fatto una serata nel 1992 a casa di Ciro (Ferrara, ndr) e c’era anche lui, ci ha omaggiati con 3 ore di musica, c’era tutta la squadra, la ricordo come una delle più belle serate trascorse nella mia vita, sentirlo a meno di un metro cantare con tanta passione e con la voglia di donarci le sue splendide canzoni, è stata un’emozione grandissima, unica, che ancora oggi se ci penso mi viene la pelle d’oca. Rappresenta una perdita notevole perchè era una persona speciale e lo era per tutti i napoletani, comunicava dolcemente delle cose che poi si rivelavano essere delle critiche costruttive, erano parole d’amore nei confronti della città e del popolo napoletano per cercare di migliorarli, come dovrebbe essere in tutte le società in cui c’è dell’umanità”.

Domenica c’è Napoli-Juventus, un giudizio sugli azzurri

“Per il Napoli il mio giudizio in questo momento è negativo, doveva fin dall’inizio essere protagonista in questo campionato perchè ha dei calciatori che poche squadre hanno, si sono fatti trovare impreparati all’inizio. E’ inutile far polemica cercando nel minimo dettaglio cause e motivi, credo sia un dato di fatto che il Napoli con questi giocatori ha forse buttato via un campionato anche se ci sono ancora tante partite. Con una vittoria domenica magari qualche speranza potrebbe ancora riaccendersi, il problema è che si fa la corsa su due squadre e non su una. C’è anche la Roma, riuscire a rimontarle entrambe non sarà facile, ci puoi anche riuscire con una ma con entrambe è dura, per queste ragioni il campionato è in parte compromesso”

Cosa significa, da calciatore del Napoli, affrontare la Juventus?

“Non è solo una questione legata alla città di Napoli, quando si affronta la Juventus ci sono se forti stimoli, per un allenatore è la partita più facile da preparare perchè non c’è da far leva sulle motivazioni, queste sono partite in cui il calciatore trova le motivazioni da solo senza il bisogno di essere sollecitato”

Che calcio era quello di 30 anni fa? Che differenza c’è con quello di oggi?

“Ci sono differenze notevoli, basta pensare che all’epoca l’Italia primeggiava nel mondo con il suo campionato, avevamo i calciatori più forti, sia italiani che stranieri, c’era la generazione dei campioni del mondo del 1982 e quella che si apprestava ad affrontare i mondiali del 1990 in cui siamo stati eliminati in malo modo, venivano fuori continuamente grandi giocatori. Per non parlare degli stranieri, tutti i più grandi venivano a giocare in Italia. Purtroppo oggi abbiamo perso molto, sia come qualità dei calciatori sia proprio come nazione, andata in declino. Se l’Italia funzionasse come funzionava allora il calcio, saremmo certamente il Paese più forte del mondo. Purtroppo abbiamo perso tanto, è un peccato, bisogna ricostruire pian piano per riappropriarci di un posto nell’elite del calcio visto il valore che ha per gli italiani questo sport, ma soprattutto i nostri calciatori devono migliorare nelle loro capacità di gioco. Ci sono pochissimi giocatori italiani nel nostro campionato rispetto a qualche anno fa, io oggi non vedo l’ora di veder giocare Sassuolo ed Empoli che sono capaci di esser protagoniste anche con una formazione di soli calciatori italiani, questo eccesso di stranieri è inspiegabile e non porta da nessuna parte. Non è un discorso razzista ma solo di equilibrio che tutti questi stranieri hanno in parte stravolto danneggiando la qualità del nostro campionato e della Nazionale”

L’assenza di un gruppo di calciatori italiani e soprattutto campani è un vantaggio o uno svantaggio per il Napoli di oggi?

“Il Napoli di oggi è una squadra con grandi campioni, però effettivamente in tante partite dimostra di non avere un’anima. Essa è trasmessa da un senso di appartenenza che con un gruppo di soli stranieri rischia di venir meno, anche se sono ragazzi eccezionali, professionisti esemplari che giocano con il cuore. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, c’è tanta professionalità nel gruppo azzurro di oggi, però, alle volte rischi di non sentire sempre le partite allo stesso modo, cosa che avendo uno zoccolo duro di italiani, meglio ancora se di napoletani, visti gli ottimi calciatori campani che ci sono in giro, non accadrebbe. Dal punto di vista del settore giovanile, che ti porta ad avere tanti giocatori napoletani in rosa, non è stato sviluppato un vero progetto e questo credo sia un errore come lo è stato quello di non inserire in società qualche ‘vecchia gloria’ di questa squadra. Arrivano persone sconosciute e non c’è mai chi nel passato ha contato qualcosa per il Napoli, non è per fare polemica. Non parlo di me stesso ma di figure come Bruscolotti, Juliano o lo stesso Maradona, giocatori che hanno dato tanto al Napoli, è un peccato che non ci siano. Tutte queste questioni, il settore giovanile, l’assenza di un gruppo italiani e di ex calciatori, se messe insieme e sviluppate nel giusto mix certamente creerebbero un prodotto ancora migliore anche se è innegabile il lavoro portato avanti dal presidente De Laurentiis in questi anni. Parliamo comunque nel complesso di una gestione positiva e lui sa benissimo cosa deve fare per un futuro sempre migliore. Visti, però, i suoi investimenti e i risultati ottenuti con Mazzarri e Benitez, uno scudetto poteva esser vinto. Se non ci si è arrivati è questione di dettagli, di piccolezze.” 

Da difensore, un giudizio sul reparto arretrato del Napoli e se le difficoltà di questo girone d’andata sono più dettate da un problema di singoli o di tutta la fase difensiva?

“Quando ci sono problemi in difesa è sempre un discorso collettivo e mai dei singoli giocatori o di un singolo reparto. I discorsi comunque sono un po’ complessi perchè è anche una questione legata alla filosofia di calcio di Benitez che pone come obiettivo quello di realizzare sempre un goal in più rispetto agli avversari, qualche risultato negativo di troppo però ha portato un clima di sfiducia generale nella squadra. Le cause possono essere molteplici, star qui a trovare i colpevoli può risultare anche ingeneroso, però, una cosa è certa, qualche responsabilità è dettata anche dalla scelta del portiere. E’ vero che Rafael in queste ultime partite sta crescendo ed ha sicuramente talento ma è criticabile la scelta di affidargli la porta di una squadra importante come il Napoli vista l’età e il fatto che era reduce da un grave infortunio. Non è che abbia colpe specifiche, però, Reina riusciva a mascherare tantissimi problemi con la sua personalità straripante che è mancata tantissimo alla squadra in questa prima metà di stagione.”

Se dico 15 Marzo 1989, quarti di finale di Coppa Uefa, Napoli-Juventus 3-0, che ricordi le vengono in mente?

“E’ un ricordo simile a quello vissuto con Pino Daniele, sono stato fortunato a vivere dei momenti così da protagonista. Il mio goal nel quarto di finale con la Juventus lo assaporai nel momento stesso in cui avvenne. Oggi, quando ci ripenso, subentra anche un po’ di nostalgia ma fa parte della vita, sono state emozioni uniche, irripetibili con Maradona come ciliegina sulla torta. Auguro al Napoli ed ai napoletani di rivivere le stesse emozioni di quegli anni. Quel giorno allo stadio probabilmente c’erano 110mila persone, ce n’erano anche altre 20mila fuori il San Paolo che non ci facevano arrivare al campo. Potenzialmente, se lo stadio avesse potuto contenere 150mila persone, in quel giorno si sarebbe riempito tutto e questo fa capire quanto è importante il calcio per i napoletani, è quasi la loro vita, tanti napoletani vivono per il calcio.”

Quanto può incidere “l’effetto San Paolo” in una sfida come quella di domenica?

“Il calore dei napoletani domenica certamente darà una spinta in più, bisogna stare però attenti alla Juventus, non bisogna aggredirli subito perchè loro hanno calciatori importanti e si rischierebbe di lasciargli degli spazi che possono essere letali. Poi certamente conteranno degli episodi ad inizio match che possono capovolgere il pensiero tattico degli allenatori. La Juventus va attaccata con molta intelligenza perchè hanno calciatori che negli spazi fanno male. Mi aspetto dei bianconeri più abbottonati, non con il classico 4-3-1-2 delle ultime partite ma con un 3-5-2 più coperto che diventa 5-4-1 in fase di non possesso, poi magari mi sbaglierò ma questa è la mia sensazione.”

Un pronostico secco, chi vince domenica?

“Mi auguro il Napoli che in questo momento ci arriva anche meglio a questa sfida. Credo che gli azzurri possano vincere, non perchè sottovaluti la Juventus ma per una questione di sensazioni. Domenica punto sul Napoli.”

Ecco il video di quel quarto di finale magico contro la Juventus. All’andata il Napoli perse a Torino per 2 a 0, serviva una prestazione fuori dal comune al San Paolo per qualificarsi alla semifinale di Coppa Uefa. Grazie anche ad un San Paolo straordinario il Napoli nel primo tempo pareggiò subito i conti con le reti di Maradona e Carnevale. Nel seguire del match non accadde quasi nulla, le squadre, il pubblico e gli addetti ai lavori sembravano ormai rassegnati ai calci di rigore ma al minuto 119 Alessandro Renica arriva più alto di tutti su un cross di Careca mandando il pallone alle spalle di Tacconi e regalando una notte magica ai tifosi azzurri, una tappa importante della cavalcata trionfale conclusasi con la finale vinta contro lo Stoccarda.

Intervista e servizio a cura di Andrea Cardone

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