I silenzi di De Laurentiis, le polemiche e la serenità da ritrovare

La variabilità del termometro dei sentimenti attorno al Napoli è così impazzita che si fa fatica a starci dietro. La Fiorentina pareggia a Napoli festeggiando assieme ai suoi tifosi, come facevano il Frosinone o il Grosseto, difendendosi in sette a protezione della propria area di rigore nell’ultima mezz’ora e tra i tifosi partenopei prevale la delusione perché dopo la magica settimana tra Cesena, Manchester ed il Milan, l’incolore prova di Verona ed il pareggio contro i viola hanno dato l’impressione di riportare tutti sulla Terra.

Serve solo un po’ di serenità al Napoli; siamo chiari, non c’è nessun gioco al massacro, ma il normale gioco delle parti tra chi esercita il diritto di cronaca ed il tecnico che deve invece proteggere il gruppo.

Il peso delle pressioni in questa piazza è una bella “gatta da pelare”, ma a far da cornice all’ansia collettiva ci sono i comportamenti del presidente De Laurentiis, che se fosse un po’ meno impulsivo in certe scelte sarebbe quasi perfetto. Il patron non c’era in sala stampa dopo Napoli-Fiorentina, è difficile vederlo quando non si vince. Nei momenti un po’ più complicati servirebbe il suo intervento, la sensazione che c’è il presidente a mettere a posto tutto, magari aggiornandoci sugli ultimi colloqui con il sindaco De Magistris sullo stadio, sul settore giovanile, sulle sensazioni che lo portano a vivere il debutto al San Paolo del “Napoli da Champions”, fino al “giorno di riposo” imposto ai colleghi dell’ufficio stampa Baldari e Scozzafava.

Durante il mercato estivo De Laurentiis ha più volte spiegato che la campagna trasferimenti è stata compiuta sotto le indicazioni del tecnico, ma non vorremmo che ciò significhi scaricare completamente tutte le responsabilità su Mazzarri. Potrebbero intervenire in questa situazione anche Bigon e Fassone per far emergere, soprattutto quando i risultati sono un po’ meno brillanti, la solidità del club.

Passare dall’entusiasmo dopo aver fatto crollare i campioni d’Italia alla scialba prova di Verona ha rappresentato un contraccolpo psicologico duro per una squadra in cui gli esperti De Sanctis, Cannavaro, Aronica, Dossena fanno da chioccia ad un gruppo molto giovane e che, soprattutto, al cospetto delle difficoltà mostra ancora delle insicurezze.

Oltre a quel “qualcosa che non ha funzionato” ammesso da Mazzarri dal punto di vista tattico che ha permesso alla Fiorentina di rendersi pericolosa soprattutto con Cerci, nel primo tempo la poca brillantezza, i dubbi di uomini rappresentativi come Inler, Hamsik e Cavani. Lavezzi è stato straordinario nelle ripartenze e per la miriade di spunti che ha regalato, anche se le sue percussioni erano troppo concentrate sulle vie centrali, permettendo ai viola di chiudere gli spazi con Behrami davanti alla difesa a guidare i reparti a trovare le giuste distanze.

Domani sera arriva il Villarreal, che proverà a sfruttare Nilmar, bravo a non dare punti di riferimento e a favorire gli inserimenti dei centrocampisti; il Napoli, infatti, deve fare attenzione ai movimenti di Cani tra le linee.

Oltre a Borja Valero squalificato dovrebbe mancare Rossi per la distrazione al ginocchio rimediata sabato contro l’Atletico Bilbao. Garrido, memore anche delle sfide della passata stagione, imposterà il gioco della sua squadra sulla gestione del possesso palla volto ad addormentare l’intensità delle ripartenze della compagine di Mazzarri, per poi cercare il momento giusto in cui colpire con le verticalizzazioni. Il Napoli, caricato dall’entusiasmo del San Paolo, deve esprimere il suo gioco, con la consapevolezza che si trova davanti a sé un appuntamento storico. Andare a quattro punti dopo due partite nel girone rappresenterebbe un messaggio di forza per se stessi e le avversarie; la qualificazione agli ottavi comincerebbe a non essere più un sogno, ma una possibilità in cui credere ardentemente. Lo sanno bene dalle parti di Castelvolturno, infatti, Mazzarri ed il suo staff hanno programmato il turn-over per arrivare al massimo alla partita di domani sera. Gli unici dubbi dovrebbero riguardare le condizioni di Campagnaro e poi il duello Zuniga-Dossena sulla fascia sinistra.

Con l’inizio del campionato Allievi Nazionali, è entrata completamente nel vivo la stagione del settore giovanile. La Primavera sabato è caduta a Lecce, contro i salentini impreziositi dalla presenza di Muriel, perdendo 6-1. A prescindere dai risultati, preoccupa l’involuzione di gioco dei ragazzi di Sormani dopo la convincente prestazione contro il Catania, seguita dalle due sconfitte contro Nocerina e Lecce. Convincono solo Giovanissimi Nazionali e Berretti, che sembrano avere squadre attrezzate per le rispettive categorie, mentre la compagine di Liguori, uscita sconfitta per 2-1 in casa contro il Lecce, ha tanti elementi che sembrano soffrire il passaggio dai tornei regionali alle competizioni nazionali e gli uomini migliori come Palmiero, Gaetano e Tutino (classe ’96), hanno un anno in meno rispetto agli avversari, che a quest’età è un forte handicap.

Il mio animo poi da talent scout mi impone di suggerire due ragazzi classe ’95 in forza ai pugliesi che hanno le qualità per fare il salto nel calcio che conta: il centrale difensivo Sako e l’esterno destro Kalombo.

Proprio nel corso della mattinata trascorsa al Campo Sportivo “Kennedy” ho appreso delle indiscrezioni per cui continua la trattativa per portare alla guida del settore giovanile Andrea Innocenti, attuale responsabile del vivaio dell’Empoli, sia ancora in corso e l’ostacolo resta sempre lo stesso: conciliare la nuova figura con Santoro, che ha il doppio incarico in questa stagione. Infatti, quest’ultimo è sia team manager che responsabile del settore giovanile del Napoli.

A cura di Ciro Troise

 

 

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