Il Napoli colpito da fulmini e saette, Mazzarri elabora la strategia

Il coro “Fuori le palle” intonato dal settore ospiti a fine primo tempo, i tanti mugugni ascoltati tra i tifosi; la partita di Siena sembra essere uno spartiacque nella stagione degli azzurri, un momento-chiave da cui emergere mostrando sicurezza e convinzione nei propri mezzi.

E’ un anno strano, fatto di luci ed ombre, di soddisfazioni, misteri e delusioni. In Champions il Napoli non solo onora una competizione a cui partecipa per la prima volta da quando la competizione ha assunto la denominazione inglese, ma si qualifica agli ottavi di finale candidandosi al ruolo di realtà-esempio a livello internazionale. Il suo calcio viene studiato ovunque e produce grandi risultati, come l’eliminazione del colosso Manchester City, rispedito in Europa League. Su questo dato mi viene in mente una provocazione per Mazzarri: l’infelice teoria del monte-ingaggi in Champions non produce effetto? L’equazione deterministica monte ingaggi-classifica vale solo per la Serie A? L’analisi sulle difficoltà in campionato del Napoli, ormai a -4 dall’Europa League e a -9 dalla Champions, parte proprio dall’espressione usata dal tecnico toscano durante il colloquio con la conduttrice Ilaria D’Amico, che da brava giornalista incalzava Mazzarri con la collaborazione del proprio studio.

Bisogna mettere il rewind a Maggio scorso, alla trattativa del tecnico con la Juventus, alla campagna di Tuttosport, allo scontro mediatico con il presidente De Laurentiis, alla mediazione di Bigon e a quel comunicato sul sito ufficiale: “Il Presidente De Laurentiis e l’allenatore Mazzarri a Campionato ultimato, competizione sempre ritenuta prioritaria, hanno avuto un chiarimento che li ha rafforzati nei loro rapporti interpersonali. Dopo due anni di fattiva collaborazione, che ha portato il Napoli in Champions League anticipatamente rispetto ai programmi, il Presidente e l’allenatore Mazzarri, hanno gettato le basi di una nuova collaborazione per continuare nel programma di costruzione e crescita del secondo quinquennio, che dovrà cogliere quelle trasformazioni in essere ed in fieri nel mondo del calcio, sempre nel rispetto del fair-play voluto da Platini.”

Un comunicato arrivato al termine di una giornata infinita, dove Gasperini ha rappresentato un’ipotesi concreta, e che ha segnato l’inizio di una stagione non all’insegna della pace e della serenità, ma di una tregua dove i combattenti sono rimasti sulle loro posizioni, riponendo solo le armi. Mazzarri aveva già espresso le sue perplessità sul valore dell’organico rispetto ai nuovi impegni europei che si presentavano. “Servono 22 giocatori di livello”, esclamava dopo la gara contro il Genoa al San Paolo, una delle ultime dello scorso campionato. De Laurentiis, dopo la tregua, gli ha dato la possibilità di incidere sul mercato; dietro gli acquisti di Donadel, Santana e Britos c’è il suo zampino, a dimostrazione che in Italia è complicato fare l’allenatore ed il manager. Le pressioni mediatiche e sociali sono così forte che la divisione dei ruoli è fondamentale, è sbagliato pensare d’importare il modello inglese di Wenger e Ferguson in una realtà completamente diversa. Mazzarri ha assorbito le indicazioni di De Laurentiis e lavorato in collaborazione con Bigon ed il reparto scouting, poi, però, talvolta reagisce alle pressioni trasmesse dal patron entrando in una sorta di ping-pong mediatico. Il presidente lancia la suggestione Giuseppe Rossi, non può insistere per Vucinic e Criscito, in virtù del legittimo tetto ingaggi, ed il 12 Agosto scorso in una conferenza stampa Mazzarri ricorda le sue richieste sul mercato. “Avevo chiesto Criscito, Vidal e Vucinic, erano i primi nomi sulla mia lista”- così parlò il tecnico nel mezzo di una campagna acquisti che portò invece in maglia azzurra Britos, Dzemaili e Pandev. Il macedone rappresenta un’idea di De Laurentiis, mentre tutte le altre operazioni estive sono state compiute sotto suggerimento di Mazzarri. Il tecnico ha assorbito la linea presidenziale, ma ha impostato la sua problematica convivenza con il patron sul filo di un conflitto a distanza. L’unico fattore su cui hanno trovato la convergenza è la priorità alla Champions, ma nelle promesse presidenziali c’era, però, il recupero in classifica dal mese di Gennaio in poi. Le due battute d’arresto contro Bologna e Siena hanno tolto un po’ di entusiasmo ai tifosi, proprio per l’allontanarsi della mission remuntada, ma c’è tutto il tempo per continuare a correre. Sul mercato è arrivato solo Vargas, un acquisto in prospettiva, quindi non c’è stata grande spinta per la remuntada dalle operazioni in entrata. Viviamo un gioco delle parti che finora ha prodotto solo più pressioni alla squadra, che soprattutto quando non riesce a trovare la chiave di lettura contro le piccole che chiudono gli spazi, mostra molta ansia soprattutto nell’impostazione dell’azione. Nel conflitto mediatico tra presidente ed allenatore ci rimette la serenità di un gruppo non protetto abbastanza dalla società, dove manca un dirigente capace di fare filtro. Bigon e Fassone non hanno la personalità e non gli è stato neanche richiesto questo ruolo.

Proprio nell’ottica del conflitto a distanza entra il tema del monte ingaggi, il principale ostacolo in sede di mercato per il club di De Laurentiis, ma anche il suo punto di forza, che ha fatto in modo che la linea finanziaria fosse studiata come esempio a livello internazionale. Il presidente lancia i suoi messaggi con stile, come la frase: “E’ normale che tra il passaggio del turno contro il Chelsea e il terzo posto preferisca quest’ultimo che ci farebbe tornare in Champions”, così sentenziava il patron in un’intervista della settimana scorsa, trasmettendo alla squadra il desiderio di risalire in classifica.

Il Napoli esce da Siena in difficoltà, i segnali al “Franchi” sono stati ancora più preoccupanti di quelli emersi lunedì contro il Bologna, gara molto condizionata dall’episodio del gol di Acquafresca. Il 3-5-2 con Hamsik in mediana non è stato convincente, il Napoli creava pericolosità solo quando lo slovacco avanzava e dialogava con Maggio, azioni costruite grazie anche ai movimenti di Pandev che apriva gli spazi. Resta poi il grande problema nell’alzare il ritmo contro le difese schierate,solo Lavezzi è riuscito a dare vitalità ed un po’ di imprevedibilità alla manovra. La critica più ricorrente a Mazzarri è quella sul modulo, che comunque il tecnico toscano sta provando a cambiare. Il problema non è di schieramento, ma di uomini. Gli azzurri non sono una squadra di campioni, ma un gruppo ben guidato che ha fatto dell’intensità, degli automatismi imparati a memoria e della qualità di qualche suo elemento la sua forza. Per esprimersi al meglio, è necessario, però, che tutti siano al massimo della forma. Giochi chi sta meglio, mister! Fernandez non può garantire più sicurezza di questo Campagnaro evidentemente in confusione? Maggio è in calo, non sarebbe meglio dare spazio a Zuniga? Il 3-5-2, piuttosto che con Hamsik, non si potrebbe provare con Donadel, l’unico mediano con le caratteristiche alla “Pazienza” di quest’organico? Mister, sta a lei elaborare le strategie. La Coppa Italia è l’occasione più adatta per rimescolare un po’ le carte gradualmente per arrivare in semifinale e trarre spunti tattici importanti per il campionato.

 

A cura di Ciro Troise

 

 

 

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