Napoli, non perdere il treno per l’Europa

Riflessioni sulle strategie societarie del Napoli

L’ex manager della Ferrero e direttore esecutivo dell’area stadio, marketing e vendite della Juventus non pensava solamente al prestigio sportivo,  ma soprattutto alla strategia economica della società mercato estivo, terminato da pochi giorni, ha visto all’opera la nuova struttura organizzativa del Napoli post-Marino. Lo scacchiere è ormai completo, con Fassone a rappresentare l’anima commerciale, Micheli, Mantovani e Zunino a comporre il reparto scouting, Bigon come “uomo delle trattative”, il team manager Santoro a fare da trait d’union tra settore giovanile e prima squadra, il presidente De Laurentiis a coordinare tutte le operazioni con un potere molto più ingombrante rispetto a prima e l’allenatore Mazzarri, che ha una forte voce in capitolo. Nessun allenatore ha mai avuto, nella breve storia del Napoli di De Laurentiis, il potere del tecnico toscano. Mazzarri ha indirizzato fortemente la campagna acquisti; ha praticamente chiesto Lucarelli per aiutarlo nel compattare lo spogliatoio e l’arrivo di Yebda risponde alla sua filosofia del centrocampo muscolare. Il tecnico aveva chiesto ventidue giocatori più i giovani ed è stato accontentato. Mazzarri, per non incrinare i già difficili rapporti nello spogliatoio, non ha voluto una rosa molto numerosa ed ha costruito un organico, prevedendo una coppia di giocatori per ogni ruolo. Il colpo difficilmente digeribile per i tifosi è la cessione di Quagliarella alla Juventus, che dal punto di vista emotivo e sentimentale ha scosso il popolo partenopeo e che a livello tecnico indebolisce il patrimonio offensivo degli azzurri.Questa campagna acquisti è stata molto esplicativa sulla filosofia di gestione del club.

Dal punto di vista tecnico, la rivalità Quagliarella-Lavezzi rischiava di far esplodere le vecchie tensioni tra il gruppo dei sudamericani e quello degli italiani, e quindi Mazzarri e la società, di comune accordo, hanno ritenuto più importante salvaguardare lo spogliatoio, preparando la cessione dell’attaccante stabiese. Quest’ultimo non ha avuto il coraggio di rischiare; dopo il Mondiale, all’età di ventisette anni, non ha voluto combattere ed ha abdicato all’amore più volte dichiarato per la maglia azzurra, trasferendosi alla società bianconera.

Dal punto di vista economico De Laurentiis ha condotto il mercato, ispirandosi alla filosofia del fair play finanziario. Il Napoli è una realtà che si autofinanzia, non ha i capitali di nessun altro gruppo economico alle spalle ed il presidente ha più volte dichiarato di avere la cura del bilancio come priorità. Il club partenopeo ha chiuso il mercato con un attivo di 1,5 milioni di euro, ha, infatti, speso 9 milioni ed ha guadagnato 10,5 per le cessioni. Se poi aggiungiamo le rescissioni dei contratti di Zalayeta, Navarro e De Zerbi e quindi gli ingaggi risparmiati, il lavoro del direttore sportivo Bigon ha donato altro capitale al Napoli. Inoltre, se i calciatori ceduti in prestito con diritto di riscatto disputeranno una buona stagione nei loro nuovi club, il Napoli potrebbe guadagnare nella prossima sessione estiva di mercato 37,5 milioni di euro, di cui 17 sono già impegnati per riscattare Cavani, Yebda e Dumitru (11 da pagare in tre anni per l’uruguagio, 4,5 per l’algerino ed 1,5 per concludere l’acquisto della metà del cartellino del giovane attaccante acquistato dall’Empoli).

Il saldo positivo della campagna acquisti è importante anche per Gennaio, dove il Napoli godrà della solidità economica necessaria per compiere qualche colpo. La lezione di quest’estate, che i dirigenti del Napoli devono imparare, è la certezza che la società partenopea non è ancora pronta per allestire una grande squadra, che almeno si avvicini al patrimonio tecnico delle grandi, che si sono anche rinforzate con i botti di fine Agosto. I problemi sorti con Quagliarella, terminati con il triste epilogo della cessione alla Juventus, la richiesta esplicita di Rinaudo di essere ceduto per avere più spazio, le lamentele di Santacroce, dimostrano che nessuno calciatore accetta di buon grado la panchina nel Napoli, come succede invece nelle grandi realtà del calcio italiano. Questa situazione non è da attribuire alla scarsa propensione di Mazzarri al turn-over, ma alla necessità del Napoli di compiere il salto di qualità, attraverso la crescita nelle competizioni europee.

Gli azzurri hanno conquistato la qualificazione ai gironi di Europa League, dove incontreranno Liverpool, Steaua Bucarest ed Utrecht. Un eventuale passaggio del turno rappresenterebbe un rilevante passo in avanti del club partenopeo, che incasserebbe altri introiti per diritti televisivi, botteghino ed incentivi dell’Uefa. L’approdo al Napoli di un giocatore come Sosa, che ha militato nel Bayern Monaco ed è disposto anche a fare il vice-Hamsik, dimostra che la qualificazione in Europa League ha già rappresentato un segnale importante e che bisogna continuare su questo cammino per crescere ulteriormente.

Domenica sera arriva al San Paolo il Bari, pronto a mettere in campo l’entusiasmo per la vittoria contro la Juventus alla prima giornata. L’unica strada per non soffrire il gioco in velocità degli uomini di Ventura è aggredire sin dai primi minuti i pugliesi, cercando di mettere in campo l’intensità giusta per conquistare il pallino del gioco. In fase difensiva, è necessario chiedere ai centrocampisti centrali del Napoli di fare pressing alto su Almiron, l’ispiratore della manovra della compagine pugliese. Infatti, l’argentino raccoglie palla dai difensori e lancia sulle fasce Alvarez e Ghezzal, salvo che Ventura non dia spazio alle alternative D’Alessandro e Rivas. Gli esterni Maggio e Dossena dovranno essere sempre attenti alla fase difensiva, soprattutto alla diagonale, perché gli esterni del Bari sono bravi anche a tagliare verso l’area di rigore. In fase offensiva, Cavani e Lavezzi possono far male in velocità perché i centrali del Bari sono validi, ma non hanno il passo degli attaccanti del Napoli. Inoltre la posizione di Hamsik, tra centrocampo ed attacco, può mettere in crisi i punti di riferimento della retroguardia pugliese, costringendo anche Gazzi (o Donati) a compiere un dispendioso lavoro di copertura degli spazi.

Ciro Troise

 

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