Da Napoli-Spal a Spal-Napoli, l’autore del libro Mariniello ad IamNaples.it: “Vi racconto il mio Napoli….”

Da Napoli-Spal a Spal-Napoli, l’autore del libro Mariniello ad IamNaples.it: “Vi racconto il mio Napoli….”

“Da Napoli-Spal a Spal-Napoli, Oltre 50 anni azzurri” è il libro del grande tifoso azzurro Antonio Mariniello che sarà presentato venerdì sera ad Acerra. Per saperne di più di quest’opera sulla storia del Napoli, abbiamo intervistato l’autore:

DA NAPOLI-SPAL A SPAL-NAPOLI (OLTRE 50 ANNI AZZURRI), come nasce l’idea di questo libro?

“Sono un grande tifoso del club azzurro, sono ormai tantissimi anni che seguo il Napoli al San Paolo ed anche in trasferta, siamo sempre stati molto vicini alla squadra, ricordo addirittura quando negli anni ’70-’80 facevamo i ritiri assieme a tutti i calciatori. Mi piace commentare i risultati, ultimamente anche sui social e consigliato da amici, ho voluto commentare questi importanti momenti della storia del club”.

Ci sono aneddoti che ricorda con particolare interesse e riguardano una sua esperienza al San Paolo o anche in qualche trasferta? 

“In entrambe le circostanze riguarda la Juventus, probabilmente nostra rivale per eccellenza. Ricordo un aneddoto al San Paolo nella vittoria del 1985 sulla Juventus per 1 a 0 firmata da una splendida punizione di Maradona. Nei bianconeri c’era Tacconi in porta che sulla punizione cadde goffamente e sugli spalti ricordo un tifoso accanto a me che disse scherzosamente: << Chiamate i pompieri, Tacconi si è arricettato nella rete >> . L’altro episodio riguarda invece la vittoria del Napoli a Torino nel 1986 per 3 a 1: sedevo a sette-otto metri di distanza dall’ormai defunto ex presidente bianconero Gianni Agnelli. Esultai ad ogni rete del Napoli, inizialmente passato in svantaggio con la rete di Laudrup, e ricordo che il presidente della Juventus mi osservava. C’è da dire che, nonostante ciò, fui trattato con il massimo garbo e questo è un altro episodio che ricordo con piacere”.

Il 5 Luglio 1984 viene presentato a Napoli Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi. Come ricorda gli anni del Pibe de Oro in azzurro?

“Oltre al giorno del suo arrivo in azzurro, riguardo Maradona ricordo soprattutto i lunghi attimi riguardo una trattativa lunghissima: senza Internet tutti noi tifosi aspettavamo con attesa ogni notizia sul calciatore, al telegiornale o addirittura all’una di notte quando attendavamo le uscite dei primi giornali in edicola per conoscere ulteriori novità su questa trattativa. Su quel 5 Luglio ricordo poi i cortei a Napoli, i vari giubilei di esaltazione e persino la presentazione del calciatore al San Paolo, quei palleggi di Maradona con uno stadio pieno nonostante si dovesse pagare il biglietto. Maradona veniva considerato il più forte calciatore al mondo in quel momento, anche se prima del suo arrivo a Napoli non aveva dimostrato tanto ed anzi a Barcellona, almeno inizialmente, non fu particolarmente rimpianto”.

Proprio nell’ultima giornata di campionato Marek Hamsik ha eguagliato il record di gol di Maradona con la maglia azzurra: questo libro tratta della storia del club e questo è sicuramente un cambiamento epocale. Maradona e Hamsik, due campioni completamente differenti che hanno fatto la storia.

“Sono entrambi due calciatori molto importanti per la storia del Napoli, Maradona impersona l’arte che si materializza mentre Marek è universale, un giocatore moderno che riesce ad adattarsi completamente alla squadra di Sarri. Reputo Hamsik tra i migliori cinque centrocampisti al mondo anche se a volte non mostra una grande personalità. Però lui è fondamentale per il Napoli, per questo motivo Sarri lo schiera sempre anche quando non è’ al 100% della condizione”.

Due curiosità: il gol più bello e quello più importante della storia azzurra?

“E’ difficile pensare alla rete più bella, ma ricordo in particolare quella di Maradona nel 5 a 0 contro il Verona dove l’argentino segnò con un favoloso pallonetto da metà campo. Il gol più importante è sempre il prossimo”.

La storia del Napoli è ricca di campioni ma ricorda qualche calciatore che forse meritava maggiore considerazione?

“Un calciatore molto sfortunato in maglia azzurra, ma di grande talento, era il trequartista Gianni Improta. A Napoli non è mai riuscito ad esprimere completamente le sue qualità e ricordo che fu ceduto all’arrivo di Vinicio sulla panchina azzurra. In quella stagione il Napoli arrivò secondo e credo che con il suo aiuto poteva vincere. Era probabilmente il calciatore che mancava a quel Napoli. Negli ultimi anni abbiamo avuto diversi calciatori che hanno tradito le aspettative, ma nel Napoli attuale un calciatore così è il brasiliano Rafael. In passato ha fatto alcuni errori, ricordo quello di 3-4 anni fa a Palermo, ma seguendo anche gli allenamenti devo dire che Rafael ha grandi qualità tecniche per il suo ruolo da portiere”. 

Dopo 17 giornate di campionato il Napoli è in vetta con 42 punti: crede che questo sia l’anno giusto? Qual è la rivale che teme di più?

“Il Napoli sta viaggiando su un ritmo incredibile in campionato, credo che continuando così possa davvero ambire alla vittoria del campionato. La Juventus è la rivale più accreditata per eccellenza, è una squadra ormai abituata da anni alla vittoria. Farei attenzione anche alla Roma che sta facendo bene, spesso vince anche con il minimo sforzo. Ad ogni modo direi che il peggior avversario del Napoli è il Napoli stesso a causa delle pressioni dell’ambiente e degli infortuni che non devono abbattersi sul Napoli per il resto della stagione”

Ci sono degli aspetti in comune tra Sarri, Bigon e Bianchi, gli allenatori vincenti della storia azzurra?

“Innanzitutto parliamo di un calcio completamente differente, ora vediamo un gioco più veloce con le marcature a zona mentre in quegli anni il Napoli si basava molto sulla tecnica e sulle invenzioni di qualche singolo. Riguardo a Sarri ed Ottavio Bianchi devo dire che entrambi, dal loro arrivo sulla panchina azzurra, sono stati capaci di farsi apprezzare, potremmo dire quasi amare dai calciatori del Napoli. Bigon e Sarri, invece, hanno in comune la cura del gruppo, la costruzione di amicizie che si radicano anche fuori dal campo”.

A cura di Mario Tramo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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