ESCLUSIVA – Mauro Cavalli: “Il calcio rumeno nuova opportunità per gli italiani. Il caso Piovaccari…”

ESCLUSIVA – Mauro Cavalli: “Il calcio rumeno nuova opportunità per gli italiani. Il caso Piovaccari…”

Il calcio nell’epoca della globalizzazione sta vivendo l’avanzare di paesi emergenti, tra questi sicuramente la Romania è diventata una meta ambita anche da calciatori e dirigenti italiani. Il caso di Piovaccari allo Steaua Bucarest è l’esperienza più famosa ma ci sono anche tanti addetti ai lavori che lavorano quotidianamente per sviluppare delle opportunità in altri movimenti calcistici. E’ il caso dell’agente Fifa Mauro Cavalli, recentemente diventato manager del Braila Cf, club che milita nella serie B rumena. Per saperne di più sulla sua avventura, la redazione di IamNaples.it l’ha intervistato in esclusiva

Come è nata questa collaborazione con il Braila CF e in cosa consiste il suo lavoro?

“La collaborazione nasce perchè, essendo io agente di calciatori e avendo già lavorato con altre società, quelli del Braila mi hanno chiesto se potevo intervenire per aiutarli. Il mio lavoro consiste nel portare staff tecnico e giocatori per poter centrare quest’anno l’obiettivo dei play off e il prossimo anno provare la scalata per arrivare in serie A, anche in considerazione del fatto che probabilmente l’anno prossimo la serie B rumena sarà costituita da un solo girone e quindi sarà un campionato ancora più difficile”.

E’ già iniziata la sua collaborazione con il club rumeno?

“La collaborazione è iniziata il 17 febbraio. Abbiamo trovato un accordo con il presidente Valentin Avramescu e sulla base di questo accordo si è stabilito che da qui a giugno la gestione sportiva passerà sotto la mia completa gestione. La gestione sportiva consiste nel portare calciatori di qualità sia rumeni che stranieri e portare uno staff tecnico in grado di dare quel qualcosa in più per poter competere il prossimo anno in serie B, probabilmente a girone unico, con la possibilità di essere promossi in serie A. Il progetto è a medio lungo termine e va dai tre ai cinque anni”.

Ha già effettuato qualche acquisto per questa sua nuova squadra?

“Si abbiamo portato due giocatori, un italiano Salvatore Novello e un serbo Andreja Dojcinovic. Abbiamo preso un allenatore italiano Dario Dighera grazie al quale siamo riusciti ad ottenere già i primi risultati,  soprattutto dal punto di vista del gioco. Nell’ultimo match disputato in casa abbiamo vinto per 4 a 0. Abbiamo registrato meglio i vari reparti,  tra tutti quello difensivo, e abbiamo iniziato a puntare sul palleggio, sul possesso, con pochi palloni lunghi alti per gli attaccanti”.

 Che differenze si possono riscontrare tra il calcio rumeno e il calcio italiano?

“La differenza è soprattutto di ordine tattico. I giocatori rumeni, nella media, possono far bene anche in campionati come quello italiano, inglese e spagnolo. Il problema del calcio rumeno è che è poco tattico, quindi succede spesso anche a squadre importanti, che dopo 15 minuti si perdano le posizioni in campo e si giochi in modo più agonistico. Spesso i giocatori, quindi, non riescono a rendere al massimo delle loro capacità tecniche e fisiche”. 

C’è qualche giocatore rumeno  che potrebbe approdare in Serie A? 

“A me piace molto Alexandru Chipciu che gioca nello Steaua Bucarest. E’ un trequartista molto talentuoso, ha dei numeri notevoli e secondo me non è ancora esploso pienamente ma è un calciatore di cui potremmo sentire parlare anche in futuro e che a mio parere può fare anche la serie A italiana”. 

Lei pensa sia giusto investire su giocatori italiani in campionati come quello rumeno, visto che ormai in Italia si soffre la concorrenza con moltissimi stranieri?

“Il mio progetto è il seguente: quello di valorizzare giocatori giovani non sono italiani che provengono dalla Primavera o dalla Berretti perchè in Italia purtroppo un giocatore giovane di 17, 18 anni fa fatica ad esordire nella massima divisione o anche in serie B. Spesso le squadre italiane puntano su stranieri e abbandonano i ragazzi che talvolta si trovano addirittura nei campionati dilettantistici a diciannove anni, bruciando il loro talento.  Se un giocatore invece vuole esordire in campionati importanti  come quello rumeno, è chiaro che può rendere e può acquisire quella dimensione calcistica anche di livello internazionale che gli consente poi di poter entrare a pieno titolo nel professionismo italiano. Pensiamo ad un giocatore come Federico Piovaccari che, un paio di anni fa,  faceva fatica a trovare una squadra professionistica in Italia e, andando a giocare allo Steaua, è diventato un idolo. Piovaccari ha fatto la differenza perchè è un ottimo giocatore ma in un campionato difficile come quello italiano faceva fatica a mettersi in mostra. In Romania è riuscito a dimostrare le sue qualità in maniera più semplice segnando anche vari gol. Un giocatore giovane, quindi, può essere valorizzato in un campionato come quello rumeno sia di serie A che di serie B, piuttosto che perdersi nelle trafile delle varie serie minori italiane”. 

Come viene vissuto il calcio in Romania? Qual è il rapporto tra i tifosi e le loro squadre?

“Al di là delle squadre più importanti  rumene che hanno delle tifoserie un po’ facinorose, i tifosi si limitano a cantare i propri inni che in genere non sono offensivi verso le altre squadre.  Il tifo è vissuto generalmente in maniera sana e positiva, ciò non toglie che ci siano stati e ci sono alcuni fenomeni violenti ma sono dei casi abbastanza limitati e si riferiscono soprattutto alle tifoserie delle squadre più importanti,  in provincia il tifo è più tranquillo. Tendono a venire allo stadio anche le famiglie con i propri figli, sotto quest’aspetto c’è una notevole differenza”. 

Una sua considerazione sul campionato italiano 2014/2015 invece?

“Penso che sia un campionato dove il livello delle squadre è equiparato. Non ci sono più le differenze che vi erano qualche anno fa quando c’erano tre, quattro squadre più importanti, i top club, mentre le altre dovevano giocarsi la salvezza o provare a restare in centro classifica. Tranne la Juventus, ci sono molte squadre sullo stesso livello perchè il livello di preparazione si è standardizzato. Squadre ben organizzate che sanno investire bene e che hanno dei progetti a medio lungo termine che vengono portati avanti con costanza e lavoro, sicuramente hanno dei risultati. L’era Conte è la dimostrazione di questo. La Juventus aveva costruito un progetto sull’allenatore  Conte e i risultati sono arrivati. A livello internazionale l’Italia fa fatica, ciò fa capire che in Italia bisogna reinvestire sul settore giovanile. L’Italia rischia di avere squadre composte solo da stranieri, basta domandarsi quanti giovani del settore giovanile riescono ad emergere a 17, 18 anni in prima squadra. Questo non fa bene al calcio italiano e i risultati si vedono anche a livello internazionale”. 

 

Anna Biglietti

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Anna Biglietti, studentessa di lingue all'Università l'Orientale di Napoli. Ama il calcio e il nuoto e ha una grande passione: scrivere!

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