Genoa-Napoli, l’analisi tattica: gli azzurri impattano sull’organizzazione tattica del Grifone

Genoa-Napoli, l’analisi tattica: gli azzurri impattano sull’organizzazione tattica del Grifone

VERSO LA GARA –  Al Luigi Ferraris, il Napoli capolista affronta in trasferta il Genoa –  squadra alla quale è legata da un gemellaggio che dura da più di trent’anni – nel turno infrasettimanale del campionato di Serie A: per blindare il primo posto in classifica, mister Sarri manda in campo i suoi ‘titolarissimi’, con la coppia Mertens- Milik a suonare la carica degli azzurri e con il rientro di Hysaj dal primo minuto a destra; dall’altra parte, Juric schiera il giovane talento Ocampos e Rigoni a supporto di Pavoletti, bomber che era stato cercato anche dal Napoli in estate e che è pronto a rinnovare fino al 2020 col Grifone; a centrocampo, peserà l’assenza dello squalificato Veloso in cabina di regia (sostituito da Ntcham). Sarà inoltre interessante osservare l’atteggiamento tattico del Napoli contro una squadra schierata con la difesa a tre, la prima affrontata dagli azzurri in questo inizio di stagione.

LE CHIAVI DEL MATCH – Fin dai primi minuti di gara, le due squadre paiono molto dinamiche e si fronteggiano con una certa cattiveria agonistica: va sottolineato come i calciatori del Genoa pressino sistematicamente il portatore di palla azzurro. Per arginare la manovra del Napoli, Juric pone Rigoni in marcatura su Jorginho, regista azzurro e, in generale, attua una vera e propria marcatura ad uomo in fase di non possesso. Al 18’, il Napoli va vicino al vantaggio con Hamsik, che trova la conclusione dal limite dell’area, ma colpisce la traversa.  Al 30’, Pavoletti è costretto ad uscire dal terreno di gioco per infortunio ed al suo posto entra Giovanni ‘el Cholito’ Simeone, figlio del tecnico dell’Atletico Madrid. Quando il Napoli si proietta in fase offensiva a sinistra, Rincon aiuta spesso Izzo in fase di copertura,  raddoppiando su Mertens, che svaria su tutto il fronte offensivo per scardinare la difesa a tre del Genoa. Il primo tempo si chiude a reti inviolate: il Napoli si è proiettato più volte in fase offensiva con pericolosità, ma va dato merito al Genoa di Juric, che nel primo tempo ha difeso in maniera ordinata ed è riuscito a contenere in modo efficace il temibile reparto offensivo azzurro.  Ad inizio ripresa, il Napoli va vicinissimo al goal con Albiol: su calcio d’angolo, il difensore spagnolo riesce a divincolarsi dalla marcatura di Orban e colpisce il pallone di testa, ma senza trovare lo specchio della porta. Il Napoli non riesce a sfruttare con facilità gli spazi a causa dell’organizzazione tattica del Genoa; si gioca molto per lo più a centrocampo, ma l’intensità dei calciatori rossoblù non consente al Napoli di far circolare agevolmente la palla. Al 67’, Sarri manda in campo Insigne al posto di Mertens per dare nuova verve alla reparto avanzato e, allo stesso tempo, per rinforzare la catena di sinistra in fase di copertura, vista la crescita esponenziale della manovra offensiva rossoblù. Nell’azione successiva, Milik viene atterrato in area di rigore dopo una trattenuta prolungata di Orban, ma l’arbitro Damato lascia proseguire. Al 72’, Zielinski va a sostituire Allan, probabilmente per apportare più dinamicità in mezzo al campo; Juric manda a sua volta in campo Munoz al posto di Lazovic per rinforzare la difesa e passare ad una difesa a cinque in fase di non possesso (Izzo viene dunque spostato sulla fascia sinistra). All’82’, Sarri spende l’ultimo cambio a sua disposizione e manda in campo Gabbiadini al posto di Milik. Il Genoa rischia di portarsi in vantaggio all’85’ con Simeone, ma Reina è provvidenziale sulla conclusione dell’attaccante argentino e salva il Napoli. Nei minuti di recupero, è ancora un miracolo del portierone spagnolo sullo stesso Simeone ad evitare la beffa per i partenopei. Il match termina col risultato di 0-0: al di là dei singoli episodi, va certamente elogiato il lavoro tattico di Juric, che ha costruito un’autentica ‘gabbia’ intorno ai calciatori azzurri, impedendo che venissero riforniti gli attaccanti avversari, e che ha sfruttato l’intensità dei suoi uomini per contenere il più possibile le offensive di Mertens e compagni; nel finale, i rossoblù hanno anche rischiato di portarsi più volte in vantaggio, dimostrando come la loro gara non possa essere tacciata di mero difensivismo.

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Vesux


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