Il Napoli inciampa e si rialza: vittoria sofferta e voluta, fra molti alti e bassi

Luci e ombre per singoli e collettivo, ma alla fine arrivano altri tre punti

APPROCCIO SBAGLIATO – Per il ritorno in Serie A dopo la vittoriosa uscita europea, Benitez ha scelto una nuova formazione da opporre al Torino: fuori Ghoulam, visto poco in palla, con Zuniga di nuovo a sinistra; è tornato titolare Inler al fianco dell’inamovibile Gargano, mentre ha sorpreso la presenza di Michu, al posto di Hamsik fermato dalla tonsillite. Una scelta difficilmente condivisibile in una partita in cui occorreva far fronte ad una squadra dal centrocampo folto come il Torino, e sopperire alle mancanze di raccordi fra mediana e attacco viste molto spesso nelle recenti prestazioni della squadra azzurra. Tant’è che nei primi dieci minuti, tolta un’occasione al tiro per Higuaìn, si è visto subito più Torino, soprattutto su calci da fermo e palle alte, su cui il Napoli faceva la solita fatica a prendere le misure (restano dubbie alcune marcature sui corner, come il piccolo Zuniga sulla punta Quagliarella).

SVANTAGGIO MERITATO – Il Torino ha guadagnato velocemente campo, spesso in superiorità numerica, mentre il Napoli arretrava senza aggredire, tanto che lo spettacolare quanto sgradito gol dell’ex, al quarto d’ora, è apparso più che naturale, se non altro perché Quagliarella era in totale solitudine al momento di calciare. Il Napoli ha subito il colpo, stentando a reagire, limitandosi ad impostare passaggi orizzontali o arretrati, con qualche verticalizzazione sporadica sulle corsie laterali che produceva soltanto cross bassi o imprecisi: impossibile creare pericoli.

ERRORI DEL TORO – Al 22’ una dormita a centrocampo dei granata ha spalancato una prateria per Higuaìn e Insigne, ma i due sono riusciti a fallire una triplice occasione davanti alla porta spalancata di Gillet, complice anche un palo. Il pareggio sfiorato ha regalato cinque minuti di carica ai giocatori azzurri, che hanno provato a cavalcare l’onda, ma presto l’entusiasmo è stato risucchiato nuovamente in una sorta di timidezza confusa, pur lasciando al Napoli il pallino (sterile) del gioco. Al 32’, ancora una palla rubata a centrocampo – fin qui l’unica vera arma efficace dei padroni di casa – ha messo Insigne da solo davanti a Gillet, ma anche in questo caso la chance è stata buttata alle ortiche. I suoi compagni, a questo punto, hanno provato le soluzioni da fuori, per lo più con tiracci al vento, e solo al 37’ un siluro di Inler ha impegnato seriamente Gillet, che ha dovuto togliere il pallone dall’incrocio. Nonostante numerosi regali e regalini del Torino, il primo tempo si è concluso sullo 0-1.

RISVEGLIO NAPOLI – Pur senza alcun cambio in formazione, la ripresa ha visto un Napoli più reattivo e al 52’ sono arrivati due buoni segnali: una traversa di Michu, con un lampo improvviso dopo un lungo letargo; un gran recupero difensivo di Inler su Larrondo, ovvero un mediano che finalmente è andato efficacemente in aiuto della retroguardia. Anche in questo caso i segni sono stati premonitori: dopo tre minuti, Insigne (di testa!) è tornato al gol dopo un lungo digiuno, festeggiando commosso l’esito felice e, anche stavolta, logico, di una pressione che durava da diversi minuti. Il gol ha letteralmente rivitalizzato gli undici di Benitez, che dopo qualche minuto hanno sfiorato il ribaltone con Callejòn, ma soprattutto hanno esercitato un forcing costante verso la porta di Gillet e trame di gioco più toniche e meglio organizzate.

SORPASSO AZZURRO – Il Torino, inspiegabilmente, allo scoccare dell’ora di gioco si è allungato molto, aprendo larghe maglie e favorendo così costituzionalmente il gioco del Napoli. Ma allo stesso tempo, la squadra di Ventura si è offerta per la sfida a viso aperto, creando qualche preoccupazione alla difesa di casa. Proprio in quel momento, intorno al 70’, è arrivato invece il sorpasso del Napoli: Insigne ha ripagato con gli interessi per gli errori del primo tempo, regalando anche l’assist decisivo a Callejòn. La rete un po’ fortunosa è valsa la vittoria, nonostante qualche patema nel finale, al termine di una partita combattuta e a tratti divertente, con vari errori da entrambe le parti, e con molto cuore azzurro nella ripresa.

QUALCOSA DA RIVEDERE – Va detto che è un periodo non troppo fortunato, fra legni e portieri-saracinesche avversari, a fermare le non poche conclusioni dei tiratori azzurri. Ma restano d’attualità diversi problemi: prima di tutto la difesa, insicura e spesso mal posizionata, e guidata da un Albiol ancora in un momento buio (compensato dall’ascesa di Koulibaly).  L’azione offensiva resta produttiva sulle fasce, ma per forza di cose: c’è ancora poco raccordo fra le linee per vie centrali, e spesso inferiorità a centrocampo. Troppo intermittenti aggressività e pressing in fase di non possesso, stesso discorso per verticalità e profondità in fase di possesso. E bisogna chiudere prima le partite: troppa sofferenza nei finali di gara, come col Torino, e fin qui mai una vittoria in campionato con più di un gol di scarto.

Lorenzo Licciardi

 

 

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