Analisi Tattica Napoli Calcio

Napoli formato romanzo di Stevenson, ma in campo si vede più Hyde che Jekyll: ora tocca tifare per la Roma

A Torino è il riflesso di una stagione. Il Napoli non ci crede e solo la matematica lo tiene ancora in vita. L'analisi tattica di IamNaples.it

Sconfitta. L’ennesima di una stagione nata male e finita peggio. E’ difficile non commentare lasciandosi trasportare dalle emozioni. Rabbia, delusione, amarezza. E’ un cocktail di quelli difficili da mandare giù tutto di un sorso, senza restar stonati, impassibili. E’ un Napoli inspiegabile o, viceversa, talmente chiaro da rimaner shockati di tanta semplicità. Allo Juventus Stadium va in scena il solito Napoli, perché a questo punto è questo quello vero, non quello di Wolfsburg, quello contro la Roma, o quello di Firenze. Il vero Napoli è quello di Verona, di Palermo, di Kiev, di Bilbao, di Empoli, di Parma, di Torino. E’ una squadra che si specchia in se stessa, nella sua convinzione di esser la più bella di tutti, mentre gli altri lottano, non lasciando al caso nessun centimetro che divide la vittoria dalla sconfitta, ed ecco che al momento del conteggio finale, si resta senza niente in mano, con la sola autoconvinzione, andata scemando giorno dopo giorno. Allo Juventus Stadium si riesce nuovamente nell’impresa di regalare tutti i goal subiti. Il vantaggio di Pereyra colpisce come un fendente preciso di una lama tagliente in una delle ferite più profonde dei meccanismi difensivi degli uomini di Benitez. Gli inserimenti senza palla centrali. Coman è libero di ricevere nei pressi dell’area di rigore, alzare la testa, pensare la giocata e dettare i tempi di passaggio senza che nessun difensore intervenga, è bravo poi Pereyra ad inserirsi approfittando dell’errato allineamento di Ghoulam che sale con tempi sbagliatissimi cercando di mettere in off-side il tucumano, ottenendo l’effetto completamente opposto. Il centrocampista argentino, nel ruolo di ‘finto diez’ ritagliatogli da Allegri, in analogia con quanto fatto con Kevin Prince Boateng al Milan, a tu per tu con Andujar non sbaglia e porta avanti i bianconeri. Eppure il Napoli non era partito male, fanno ancora discutere le scelte di Benitez che tiene ancora una volta fuori Hamsik e Gabbiadini, gli uomini sulla carta più in forma della squadra. Ma la scelta di un trio di trequartisti brevilinei, Insigne, Mertens e Callejon, sembra nei primi minuti dar ragione a Rafa, Insigne e Mertens sembrano aver il passo giusto per mettere in difficoltà la statica retroguardia bianconera. E’ però solo un’illusione, col passare del tempo il baricentro dei bianconeri sale, il Napoli perde le chiavi del centrocampo, gli azzurri faticano a ripartire e Higuaìn è troppo isolato in attacco. C’è da dire che l’atteggiamento del Pipita non è dei migliori, troppo passivo in fase di non possesso palla, non riesce mai a dare un motivo valido per la sua permanenza in campo, non pressa, non contrasta e non riesce a tener palla per far salire i compagni. L’Higuaìn Stevensoniano resta negli spogliatoi alla fine del primo tempo e, segno del destino, gli azzurri trovano quasi subito il pareggio nella ripresa con David Lopez. Il primo goal allo Juventus Stadium del Napoli è del centrocampista spagnolo che è il più lesto di tutti a raccogliere la respinta di Buffon sul calcio di rigore parato ad Insigne. Con Gabbiadini al posto di Higuaìn l’attacco azzurro è più vivace. L’ex Samp ci mette la voglia, prova a muoversi su tutto il fronte d’attacco sfuggendo alla gabbia bianconera. La catena di sinistra con Ghoulam-Insigne-Mertens funziona meglio rispetto a quella di destra dove si propongono solo Callejon e Maggio, non riuscendo praticamente mai a vincere il 2 vs 2 contro gli opposti juventini, manca però la precisione nell’ultimo passaggio. Benitez fa entrare anche Hamsik, esce Insigne. Lo slovacco ha tutte le condizioni per esprimere al meglio le sue qualità, la Juventus nella ripresa sembra più slacciata tra i reparti e c’è il giusto spazio tra le linee per permettere al capitano di fare male. Nel momento migliore degli azzurri, che vanno più volte vicini al vantaggio negato solo da tre interventi prodigiosi di Buffon, ancora un errore difensivo taglia le gambe alla squadra di Benitez. Una gran giocata di Sturaro regala il nuovo vantaggio ad Allegri e soci ma la difesa azzurra è troppo statica, Albiol si fa superare troppo facilmente e il resto del reparto preferisce assistere piuttosto che intervenire. La passività ad alti livelli si paga, la Juve è di nuovo in vantaggio e manca solo un quarto d’ora. Il tempo restante serve più a far perdere la faccia agli azzurri che a imbastire i tentativi di una vera rimonta. Nel finale Britos colpisce Morata con una testata in pieno volto, è rosso e rigore, trasformato poi da Pepe. Il Napoli si è visto in campo per una ventina di minuti nel secondo tempo e nell’inizio del primo. Troppo poco per una partita che valeva più che un semplice terzo posto, ma la possibilità di programmare il futuro con le giuste risorse, per non parlare dell’orgoglio dei tifosi verso cui per l’ennesima volta è mancato un senso di umano rispetto. La rabbia andava espressa prima, dai minuti iniziali e con continuità, magari in tutte le ultime sconfitte in trasferta di questo 2015 e soprattutto non con un gesto che con il calcio e lo sport in generale non c’entra niente. Non è finita ma poco ci manca, solo la matematica tiene in vita, almeno fino a lunedì, gli azzurri, che hanno vissuto gli ultimi due mesi calcistici in una straziante agonia in cui la voglia di vincere la si è vista solo negli occhi dei tifosi. Adesso arriverà il difficile, nelle ore più calde, dei processi, delle critiche, della ricerca spasmodica di un colpevole univoco, servirà programmare e ripensare ai tanti errori commessi, per non gettare al vento un’altra stagione. Sine prisa, sine pausa.

A cura di Andrea Cardone

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