La settimana di passione del calcio italiano: De Laurentiis osserva

Dal Consiglio dei Ministri di oggi all’incontro Gravina-Spadafora, il pallone cerca la strada per ripartire

Eravamo abituati al lunedì del “bar dello sport”, dei commenti sulle partite del weekend e, invece, dopo quasi un mese senza calcio la stessa giornata segna l’iceberg dello “sport parlato”, con la settimana decisiva per capire l’orientamento verso questa stagione bloccata dall’emergenza coronavirus. I medici nei giorni scorsi hanno prodotto delle raccomandazioni sugli esami a cui sottoporre gli atleti, sul percorso specifico per chi ha contratto il virus.

Il monitoraggio dovrà essere costante, i calciatori saranno sottoposti al tampone ogni quattro giorni. La Fmsi ha prodotto un documento anche per il premier Conte, nel Consiglio dei Ministri di oggi si discuterà anche del rilancio dello sport. Il calcio ha bisogno del supporto del Governo ma deve fare ancora di più al suo interno per affrontare la crisi peggiore dal dopoguerra ad oggi. Per il mondo dilettantistico, l’attività di base, i settori giovanili professionistici eccetto la Primavera sembra scontato il “fermiamoci qui” mentre per il mondo che va dalla A alla C sarebbe vitale ripartire. La Lega Pro ha bisogno, però, di un forte piano economico per dare un senso al ritorno del pallone: il rinvio di tutte le scadenze fiscali e la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione le decisioni più urgenti.

I presidenti e l’Aic continuano a discutere del taglio degli stipendi, l’accordo è lontano, qualche società sta provando la strada della discussione interna ma la storia è molto complessa, in casa Napoli ancora di più per la questione multe che ostacola ogni dialogo. Lo stadio del Borussia Dortmund e il centro tecnico di Coverciano offerti alla causa dell’emergenza coronavirus sono dei bei segnali ma il calcio deve fare molto di più nel cogliere il sentimento dei suoi appassionati. I presidenti e i calciatori dovrebbero trovare un accordo con un sacrificio bilaterale: destinare i soldi ricavati dal taglio degli stipendi (almeno un’ampia parte) non ai bilanci dei club d’appartenenza ma ad un fondo salvacalcio gestito da tecnici che individuerebbe le situazioni più critiche, dalla C all’attività di base per scongiurare i fallimenti. L’Aic in questo caso sarebbe spalle al muro perché avrebbe il dovere di convincere i big dagli ingaggi stratosferici a sostenere il lavoro di coloro che arrancano soprattutto in C, categoria in cui molti portano a casa stipendi inferiori ai 2000 euro al mese. La Serie A, trovando un accordo con Sky e Dazn e riuscendo a ripartire, emergenza coronavirus permettendo, sarebbe salva e potrebbe essere protagonista di un’azione incisiva a tutela del sistema calcio. Su queste basi poi ci sarebbe da costruire tanti altri interventi urgenti: cancellazione del decreto dignità per riportare i fondi delle scommesse in Italia (la ludopatia si combatte in ben altri modi, occhio per esempio alle slot machine, alla dipendenza dal virtuale), legge per incentivare la costruzione degli stadi di proprietà, priorità assoluta alla riforma dei campionati.

De Laurentiis da mesi sostiene l’impegno a tornare in campo appena sarà possibile, è forte della sua gestione economica e finanziaria, ha tenuto a Napoli tutti i suoi tesserati, si sta muovendo in maniera collegiale con gli altri presidenti. È una settimana importante, giovedì ci sarà il Consiglio Federale e venerdì l’incontro tra il presidente della Figc e il ministro Spadafora, appuntamenti decisivi per capire che ne sarà del pallone.

Ciro Troise


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