I maledetti cali di tensione non nascono ad Empoli: bisogna crescere come società

I maledetti cali di tensione non nascono ad Empoli: bisogna crescere come società

Insigne ha parlato da leader, mandando un messaggio che va anche oltre la questione del rinnovo del suo contratto. “La mia priorità è il Napoli” è una frase che non lascia spazio a dubbi e ad interpretazioni, è una dichiarazione d’amore e di profondo attaccamento alla maglia ma ciò che ha colpito di più delle sue parole è la lucidità nell’analisi complessiva del club di De Laurentiis. “Per vincere tanti trofei non ci vogliono solo i giocatori, ma anche una grande societàMi auguro che il Napoli crescerà anche in tal senso”, sentenziava Lorenzo Insigne da Coverciano, dove è pronto ad iniziare la sua avventura con la maglia dell’Italia. Sarri sta vivendo col Napoli un percorso di crescita anche personale, ha messo in mostra qualità straordinarie nella valorizzazione dell’organico a sua disposizione, nella costruzione dell’organizzazione e dell’identità di gioco ma naturalmente ha palesato dei limiti umani nella gestione dei momenti, nella capacità di trasmettere alla squadra la lettura delle fasi della partita. “I margini di miglioramento rimasti sono nei dettagli”, diceva Sarri nella conferenza stampa realizzata alla vigilia della trasferta di Empoli.

Tutto è migliorabile, questo gruppo riguardo alla mentalità può crescere ancora tanto, soprattutto nell’adattarsi alla partita quando non riesce ad esprimersi ai massimi livelli nell’intensità e nel ritmo. La Juventus, però, viaggia ad un passo molto più rapido grazie al fatturato più ricco, l’Inter di Suning prepara un investimento di 150 milioni di euro per il prossimo mercato e ci sono le variabili impazzite Roma e Milan da seguire con attenzione, c’è bisogno di potenziarsi sotto il profilo societario.

La continuità raggiunta dal Napoli a livello sportivo non ha avuto come sponda una crescita dello stesso spessore sotto il profilo dell’organizzazione societaria e del potenziamento economico del club. Il marketing non decolla, l’apertura alla Cina non ha generato ancora risultati concreti, lo stadio ha messo in mostra dei miglioramenti grazie all’amministrazione De Magistris ed il settore giovanile, non potendo contare su investimenti considerevoli, nell’era De Laurentiis ha portato stabilmente in prima squadra solo Lorenzo Insigne. Il Napoli resta legato indissolubilmente ai diritti televisivi e alla qualificazione in Champions League a livello economico e in termini d’organizzazione societaria mette in luce un profondo stato di precarietà. De Laurentiis avrebbe bisogno di ridimensionare la sua figura e dotarsi di un direttore generale che rappresenti il club in maniera autorevole e faccia anche da intermediario con l’area tecnica, per essere di supporto all’allenatore. Il Napoli nel secondo tempo di Empoli ha mostrato in maniera evidente i limiti espressi durante tutta la stagione. Gli azzurri hanno subito il 72% dei gol nelle seconde frazioni di gioco delle quaranta partite disputate, ben trentasei su cinquanta. Si tratta di un dato allarmante che diventa ancora più interessante verificando che la maggior parte delle reti subite è concentrata nel primo e nell’ultimo quarto d’ora dei secondi tempi.

Il Napoli ad Empoli ha rischiato di subire la rimonta, la stessa dinamica si era registrata nella partita di Verona ed i cali di tensione hanno prodotto dei rischi concreti anche nei successi importantissimi maturati a San Siro contro il Milan e all’Olimpico contro la Roma.

In quaranta partite stagionali, il Napoli ha portato a casa trentaquattro vittorie, otto pareggi e otto sconfitte. Nelle otto sfide terminate in parità, il Napoli ha riacciuffato il risultato solo in tre occasioni, a Pescara, ad Istanbul e nella gara interna contro il Palermo. Contro il Genoa e la Dinamo Kiev le partite sono terminate a reti inviolate, contro la Lazio e il Sassuolo gli azzurri sono stati raggiunti sull’1-1, mentre la Fiorentina ha ribaltato prima il gol dello 0-1 di Insigne e poi quello del 2-1 di Mertens rischiando addirittura di portare a casa i tre punti se non ci fosse stato il rigore calciato da Gabbiadini nel finale. Anche nell’evoluzione delle sconfitte maturate, la questione delle rimonte subite ha un peso specifico rilevante. In tre delle otto gare perse, il Napoli è andato addirittura in vantaggio prima che il Real Madrid in Champions League e la Juventus in Coppa Italia si riappropriassero della partita e, anche nella sconfitta rimediata a Torino in campionato, il Napoli era riuscito a pareggiare prima che Higuain regalasse la vittoria ai bianconeri. C’è bisogno di crescere sotto il profilo della mentalità e della personalità ma per farlo è necessario implementare l’organico di esperienza nei ruoli-chiave e dotarsi di un’organizzazione societaria da club di respiro internazionale. E’ una sfida da affrontare subito, non si può più rimandarla se si vuole salvaguardare la crescita del Napoli.

Ciro Troise


Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Televisione, Cinema e New Media” presso l’Università IULM di Milano, dopo il percorso triennale di studi concluso con la lode a Napoli al Corso di Laurea “Culture Digitali e delle Comunicazioni” all’Università Federico II. Editorialista de “Il Corriere del Pallone”, è giornalista pubblicista da Gennaio 2010. Lavora nell’Ufficio Comunicazione di Reach Italia Onlus.

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