Condizione atletica, mentale e cambiamenti tattici: le ragioni della svolta del Napoli di Sarri

Il 4-3-3 ha cambiato il Napoli, il posizionamento degli uomini in campo ha trasformato l'applicazione dei principi di gioco di Sarri

Dieci gol in due partite senza subirne non sono affatto una roba casuale. I demeriti degli avversari contano fino ad un certo punto, poi entrano in gioco le prestazioni di una squadra che ha espresso intensità, ritmi altissimi e ha finalmente dimostrato di aver assimilato i principi di gioco che Sarri sta cercando di trasmettere dal raduno dell’8 Luglio: circolazione veloce della palla, ricorso costante alla verticalizzazione e tanto movimento senza palla per aprire gli spazi delle difese avversarie.

Cinque gol fatti e sei subiti nelle prime tre partite, contro il Bruges e la Lazio dieci fatti e zero subiti. La svolta è evidente e non può essere riassunta solo in alcuni aspetti, è stata radicale, complessiva e ha toccato tutti gli aspetti che coinvolgono la gestione di una squadra. “E’ cambiata la condizione fisica, mentale anche dopo il primo tempo con il Bruges, si erano fatti sprazzi di buon calcio anche nelle prime partite ma si andava spesso in panico. Con il Bruges non c’è stato il tempo di preoccuparsi, abbiamo subito raddoppiato capendo che tutti ci criticavano ma alla fine eravamo in crescita. Dopo due partite non possiamo, però, avere certezze”, così Sarri parlava ieri in conferenza stampa nel post-partita di Napoli-Lazio.

TATTICA, COSA E’ CAMBIATO – In conferenza stampa Maurizio Sarri nelle motivazioni della svolta di queste due gare ha escluso l’aspetto tattico parlando della condizione atletica e mentale. Su precisa domanda, l’ex allenatore dell’Empoli ha poi sottolineato: “Cambiamento di modulo e nei singoli, quanto hanno influito? Ci hanno aiutato in fase difensiva, dandoci più ampiezza, riducendo il lavoro degli interni di centrocampo nell’alternarsi tra il corto e il lungo, in fase offensiva i principi di gioco sono rimasti gli stessi”. Sarri sta crescendo anche dal punto di vista della comunicazione, non è più l'”ingenuo” allenatore di provincia che abbiamo ascoltato nelle prime conferenze stampa, lo dimostra il ricorso a qualche bugia. Non è vero che è cambiata solo la fase difensiva, i principi di gioco sono rimasti gli stessi ma il posizionamento degli uomini ha reso più esplosivo il materiale a disposizione e il calcio prodotto. Lo stesso gioco si è svolto in ampiezza evitando l’ingorgo nei trenta metri per vie centrali visto in molte fasi della gara di Empoli. Il Napoli è sceso in campo con il modulo della Roma, una sorta di 4-1-2-3 con Jorginho vertice basso alla De Rossi e le due ali molto larghe pronte a trasformare il modulo in 4-4-2 in fase di non possesso con Hamsik che andava a fare la seconda punta al fianco di Higuain, così come avveniva con Benitez in panchina. La miglior difesa è l’attacco, si diceva una volta e il 4-3-3 ha trasformato la filosofia offensiva e di conseguenza anche difensiva.

Il lavoro sulle corsie laterali di Callejon e Insigne ha tenuto a lungo bloccati Basta e Radu ieri sera e Meunier e De Bock giovedì sera, gli interni di centrocampo hanno faticato di meno proprio grazie all’aiuto degli esterni alti. In fase difensiva si è notata finalmente l’applicazione dei concetti trasmessi dall’allenatore: linea perfetta e movimenti dei due centrali in maniera armonica. Non è stato necessario neanche ricorrere moltissimo al fuorigioco, Keita e compagni sono stati messi in off-side solo in quattro occasioni. Quando Albiol attaccava l’avversario, Koulibaly scappava dietro e viceversa. Un altro elemento molto interessante è la partita di Albiol che è apparso aggressivo e molto concentrato riuscendo talvolta anche ad andare in anticipo sull’avversario, una caratteristica in cui sicuramente non brilla. La difesa era altissima come ad Empoli e a Reggio Emilia ma i movimenti hanno funzionato stavolta. Caro Sarri, va bene così anche con le bugie: contro Bruges e Lazio tatticamente si è vista un’altra squadra!

NON SOLO TATTICA, TURN-OVER PERFETTO – Ci sono le critiche giuste, costruttive, doverose e quelle frutto di pregiudizi. Sarri ne ha subite tante, la più comune era: “Non ha mai gestito le due competizioni, andrà in tilt”. Sarri ha superato in maniera brillante l’esame turn-over valorizzando anche Mertens e Gabbiadini nell’arco del doppio impegno e compiendo delle scelte intelligenti sulle formazioni. A Dimaro si era percepita la possibilità che Jorginho scalzasse Valdifiori, il duello non era affatto dall’esito scontato. L’italo-brasiliano è andato oltre le previsioni, da vertice basso in un centrocampo a tre ha mostrato personalità, visione di gioco e anche senso tattico nella fase difensiva. I numeri sono impressionanti: ieri si è mantenuto sulle stesse statistiche mostrate contro il Bruges. Ancora una volta ha superato quota 100 riguardo ai palloni toccati, ieri è arrivato a quota 106 ma ciò che è impressionante è la precisione nei passaggi: la percentuale raggiunta in tal senso contro la Lazio è del 95,8%. Ghoulam a sinistra è ancora da registrare, gli unici spunti costruiti da Bruges e Lazio, compresa la palla gol sprecata da Keita ad inizio partita, sono arrivati proprio dalla sua fascia di competenza, a destra, però, Hysaj si è mosso bene nell’intesa con Callejon proponendosi costantemente con le sovrapposizioni e approfittando dei movimenti dello spagnolo che aprivano lo spazio per le sue progressioni.

TESTA E GAMBE, BRILLANTEZZA E MATURITA’ FANNO LA DIFFERENZA – Contro Sassuolo e Sampdoria il Napoli ha subito delle rimonte, contro i blucerchiati addirittura Reina ha evitato che Muriel realizzasse anche la rete del sorpasso. Nel secondo tempo di Empoli, invece, gli azzurri sono arrivati al pareggio e hanno anche avuto qualche occasione per vincere la gara. A livello atletico qualche segnale di crescita si è notato già nel secondo tempo del “Castellani”, le squadre di Sarri hanno sempre fatto fatica ad inizio stagione, il tipo di preparazione sostenuto porta frutti sul lungo periodo, ha bisogno di tempo. Contro Bruges e Lazio si è vista una squadra brillante per tutta la gara, anche sul risultato acquisito nonostante qualche comprensibile momento di relax soprattutto contro i biancocelesti. L’aspetto psicologico nel calcio ha una rilevanza particolare e nella scorsa stagione il Napoli ha sofferto soprattutto su questo versante. Sarri ha ragione quando dice che è cambiata la condizione mentale, questa squadra ha subito appena quattro mesi fa una doppia delusione fortissima contro Dnipro e Lazio in una stagione nata già col ko di Bilbao, ha bisogno di ritrovare fiducia, consapevolezza nei propri mezzi, la serenità trasmessa dal diritto di sbagliare qualche giocata ricevendo comunque gli applausi del pubblico per quanto fatto magari in un’azione precedente.

La svolta adesso consiste proprio nella tenuta psicologica, che naturalmente è solida quando le cose vanno bene. Bisogna mantenere il livello della concentrazione alto, i nervi saldi, non disunirsi e deprimersi quando in certe situazioni le cose non andranno bene. La forza di un gruppo si vede in quei momenti, da mercoledì la sfida è questa: reggere quando magari anche per colpa degli episodi non tutto andrà in maniera splendida come nelle ultime due partite. Il calcio non è una scienza esatta, la componente degli episodi ha un valore determinante: chissà di cosa staremmo parlando ora se Keita avesse fatto gol.

A cura di Ciro Troise

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