Da Madrid alla Grava Revolution, il bilancio del 2014 del settore giovanile azzurro

A Madrid l'esperienza più bella dell'anno, la Grava Revolution ha scandito gli ultimi mesi, nel 2015 deve prendere corpo

Nella notte di Doha ha vinto anche il settore giovanile. I due gol di Insigne nella finale di Coppa Italia dello scorso 3 Maggio hanno portato il Napoli a giocarsi la Supercoppa contro la Juventus, con Lorenzo a casa per l’infortunio ci hanno pensato altri tre azzurrini a rappresentare il vivaio. Bifulco, Romano e Luperto portano a casa una prestigiosa medaglia e soprattutto possono inserire nel loro curriculum un’esperienza indimenticabile. Non solo le emozioni della vittoria, del successo ai rigori ma i quattro giorni di ritiro nel gruppo di Benitez, la tensione e la preparazione di un momento molto importante.

Il 2014 del settore giovanile si è chiuso così in bellezza. E’ stato un anno significativo, fatto di successi e di dolori, di vittorie e di sconfitte. Le lezioni sono arrivate dai campi della Serie A e portano il nome di Luigi Sepe e Armando Izzo. Il portiere classe ’91 con la maglia dell’Empoli sta chiamando con grandi prestazioni la porta del San Paolo, il difensore del ’92, cresciuto nelle giovanili azzurre, è già un rimpianto vista la scellerata decisione di perderlo per pochi spiccioli.

Il vivaio non si ferma alla costruzione del talento ma è fondamentale anche il lavoro successivo, quando bisogna seguire i ragazzi nelle complicate palestre della B e della Lega Pro. A Gennaio qualcosa cambierà: Novothny ha già lasciato il Mantova, andrà al Sudtirol dove ritroverà Dodo Sormani che l’ha lanciato in Primavera al Napoli, Roberto Insigne abbandonerà la Reggina in crisi profonda, Anastasio ha avuto delle richieste da Lucchese e Ascoli e il Napoli sta valutando se mandarlo a giocare in Lega Pro per accelerare il suo processo di crescita. La Lucchese offre maggiori garanzie d’impiego, ne stanno parlando Bigon e il suo agente Vincenzo Pisacane.

L’anno solare, portato nel calendario calcistico, si divide in due spezzoni: da gennaio a giugno la prima, e da luglio a dicembre la seconda, in un periodo che scandisce l’inizio di una nuova stagione.

Nei primi sei mesi del 2014 ci sono stati due eventi da sottolineare nell’album dei ricordi di fine anno: gli ottavi di finale di Youth League contro il Real Madrid per la Primavera e la final eight del campionato Giovanissimi Nazionali.

Il gol di Febas allo scadere è l’epilogo della serata di Valdebebas ma quella giornata va nell’album dei ricordi per tutti coloro che l’hanno vissuta. In campo l’impresa di competere fino alla fine contro un under 19 di grande valore, fuori una lezione complessiva: dall’imponenza di Valdebebas all’attenzione complessiva di tutto l’ambiente al settore giovanile. Basta ricordare che allo stadio c’erano circa cinquemila spettatori, con tutte le squadre del vivaio presenti a formare una grande macchia bianca sugli spalti.

La final eight dei Giovanissimi Nazionali ha prodotto luci ed ombre: è sicuramente positivo essere tra le prime otto della categoria in Italia ma l’evidente superiorità complessiva in campo di Roma e Juventus, che ha prodotto il mancato superamento del turno al girone eliminatorio, è un dato su cui riflettere.

Giugno è stato anche il mese della svolta negli equilibri del settore giovanile. L’addio di Francesco Barresi, trasferitosi al Verona, ha lasciato il vivaio nelle mani di Gianluca Grava, dopo un anno di condivisione delle responsabilità. Tanti i cambiamenti compiuti, Grava ha costruito un organigramma nuovo con l’inserimento di varie figure professionali di spessore: da Luca Sorrentino preparatore dei portieri a Mimmo Panico e Pino La Scala, assistenti di spessore rispettivamente di Nicola Liguori agli Allievi Nazionali e di Giampaolo Saurini in Primavera. E' stata fatta anche un po' di "pulizia", liberandosi di figure che non hanno certamente dato valore al vivaio. L’abbiamo definita la Grava Revolution, una svolta che ha incontrato molte difficoltà, ancora “work in progress” ma qualche risultato è stato prodotto. Il Napoli è tornato presente sul territorio, ha ricostruito rapporti mai curati o rovinati, ha prelevato giocatori da scuole calcio che non appartenevano più alla mappa dei propri movimenti: la Mariano Keller, la Real Casarea e il Capua per esempio. Sono state rinforzate le squadre Allievi e Giovanissimi, con un buon lavoro in termini di scouting e la capacità di dialogare anche con squadre professionistiche come la Juve Stabia. C’è ancora tanto da fare, bisogna ripristinare quanto prima le squadre cuscinetto come la Berretti e gli Allievi Nazionali Lega Pro, che avrebbero permesso in questa stagione di dare più minutaggio ai ’97 e ai ’99 ai margini delle formazioni Primavera e Allievi Nazionali serie A e B, e lanciare un progetto d’affiliazione delle scuole calcio al Napoli.

La moltiplicazione dei mediatori senza scrupoli, di presunti osservatori di basso spessore, la cultura del profitto di molte scuole calcio e il mediocre lavoro in termini di rapporti sul territorio compiuto dal Napoli negli ultimi anni fa in modo che ancora tanti ragazzini vadano via dalla Campania. Il club azzurro ha perso una generazione di talenti, tanti napoletani classe ’97, ’98 e ’99, che militano nelle nazionali giovanili, sono andati via: da Donnarumma e La Ferrara del Milan a Panico, Mandragora e Matarese del Genoa. Per i ragazzi di primissima fascia spesso la ragione è economica, si crea una sorta d’asta e il Napoli è puntualmente battuto, poi ci sono i profili interessanti, più accessibili ma spesso alcune scuole calcio per ragioni di profitto preferiscono mandarli anche a squadre di livello inferiore rispetto al Napoli.

La strada da seguire è migliorare complessivamente il settore giovanile, accrescere la propria immagine (ottima iniziativa la consegna dei regali da parte di Insigne alla scugnizzeria), crescere sotto tutti i punti di vista, costruire un club che metta il vivaio al centro del suo progetto. La Grava Revolution nel 2014 è iniziata, nel 2015 deve prendere corpo.

Tufano

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