Dalla scugnizzeria alla “cantera” offesa: il mito dello “straniero” per De Laurentiis

De Laurentiis ha "liquidato" il settore giovanile, il mito dello straniero l'ha travolto

De Laurentiis ha confermato pubblicamente ciò che abbiamo sempre pensato: il settore giovanile non è uno dei principali asset della sua vision d’impresa riguardo al calcio. “Preferisco scoprire il giovane nell’Hellas Verona di turno e magari pagarlo 3 milioni di euro”, una frase che rivela l’approccio avuto negli ultimi anni dal Napoli sulla categoria Primavera, in cui gli azzurrini sono retrocessi con tanti giocatori acquistati altrove e non cresciuti nell’attività di base sin da piccolini.

Acquisti da 3 milioni di euro per ragazzi di 17-18 anni non risultano così frequenti, lo scouting nazionale e internazionale non ha avuto a disposizione le risorse citate da De Laurentiis, il Napoli sui giovani si muove soprattutto con la formula del prestito con diritto di riscatto e non risultano investimenti così onerosi. Basta ricordare l’esempio Icardi, il Napoli non ritenne opportuno prenderlo quando usciva dal Barcellona, lo fece la Sampdoria e nella Primavera azzurra arrivò Novothny. Erano gli anni in cui De Laurentiis aveva ancora passione per il vivaio, sposò il termine scugnizzeria, si esaltò con il gruppo dei ’94 e la finale di Coppa Italia al San Paolo persa ai supplementari contro la Juventus. La favola di Lorenzo Insigne era ancora viva e un’altra generazione interessante stava venendo fuori: dal fratello Roberto a Tutino, da Contini a Palmiero che ancora oggi sono di proprietà del Napoli. Nikita rientrerà nel ruolo di terzo portiere, Palmiero fa parte del gruppo che ha sostituito i tredici Nazionali impegnati nella Nations League.

Erano gli anni dei progetti sui centri sportivi in giro per la città, sugli ettari di terra pronti per far sbocciare talenti come fiori, parole che sono rimaste nel libro dei sogni senza mai diventare realtà. Il Napoli ai tempi in cui l’ex dirigente Santoro portava a casa dalle scuole calcio sul territorio i vari Izzo, Sepe, Lorenzo Insigne e la generazione dei ’94 e dei ’96 investiva poche centinaia di migliaia di euro ma De Laurentiis intravedeva nel settore giovanile una speranza, da cavalcare almeno a livello mediatico.

Cos’è cambiato? La concorrenza sul territorio in cui cerca di districarsi il responsabile del settore giovanile Gianluca Grava tra tante difficoltà ma riuscendo comunque fino alla Primavera a costruire buone squadre, i genitori attratti dai club del Nord che spesso godono di strutture più attrezzate e anche dalla prospettiva sociale di uscire dalla complessità della nostra terra, la riforma del campionato Primavera e delle rose con il 4+4 hanno portato gli altri club ad investire di più e così il gap è aumentato. C’è poi il fenomeno delle plusvalenze che il Napoli ha conosciuto con l’operazione Osimhen in cui Manzi, Liguori e Palmieri sono andati al Lille. Il club di De Laurentiis ha una gestione finanziaria molto oculata, non ha bisogno d’utilizzare in modo costante il vivaio per mettere a posto i conti come fatto da Juventus e Inter per esempio.

Il corto-circuito in cui è finito De Laurentiis è un altro, si è convinto che il percorso di un ragazzo napoletano sia troppo lungo per il suo modello di società, dovendo passare per il prestito in B o in C per farsi le ossa. L’alternativa non sembra essere il sol dell’avvenire, considerando che il Napoli, appena Gaetano ha terminato l’età da Primavera, è sprofondato nell’inferno della serie B della categoria con una squadra con tanti giocatori non napoletani. Il settore giovanile è una risorsa, basta il percorso di Insigne per dar senso a tutti gli investimenti fatti ma ha bisogno di cura. Se De Laurentiis teme che in prestito altrove i giocatori non crescano, faccia l’Under 23 come la Juventus. È difficile aspettarsi grandi risultati quando le risorse sono nettamente inferiori agli altri club, non si forma neanche la squadra Under 18 come cuscinetto nel complesso passaggio dall’Under 17 alla Primavera, non si hanno strutture di proprietà, non si mette a disposizione un servizio trasporti interno per i ragazzi che abitano lontano dai centri d’allenamento. “Basta poco che ce vo”, avrebbe detto Giobbe Covatta. Troppo comodo prendersela con la delinquenza, che dominava anche quando il Napoli vinceva lo scudetto con una forte anima partenopea, coltivata nel proprio vivaio.

 

Ciro Troise

Tufano

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