GRAFICO – Da Menez a Fellaini, passando per Agger, Janmaat e Gonalons, il Napoli che poteva essere: i retroscena del mercato

Ma quale Terra dei Fuochi, il mercato è stato frenato da aspetti economici

Siamo ad Amalfi ad inizio giugno, alla manifestazione “Football Leader”. De Laurentiis in piazza fa il suo solito intervento ad ampio raggio: dal calcioscommesse alla Nazionale e poi si concede ai microfoni della stampa, parlando anche del mercato del Napoli. La campagna acquisti è già iniziata con Kalidou Koulibaly, ma c’è un’altra trattativa sotto traccia che gli uomini-mercato azzurri stanno conducendo: è quella per Jeremy Menez, in scadenza con il Paris Saint Germain. Il Milan s’ìnserisce e soffia il talento francese al Napoli in virtù di un’offerta complessivamente più remunerativa al giocatore.

QUEL RIFIUTO APPRESO A CENA – Lo staff del Napoli abbandona in maniera nervosa la cena dell’Hotel “Il Saraceno” di Amalfi: il primo rifiuto sul mercato è stato incassato proprio in quella situazione. Menez era il profilo duttile da poter impiegare in più ruoli in attacco, l’ideale per Rafa Benitez, nella lista c’era anche il nome di Andrè Ayew dell’Olympique Marsiglia. Un profilo diverso, un nome alla portata, che aveva la forte volontà di venire a Napoli; nei piani di Bigon e Maurizio Micheli, coordinatore del reparto scouting, l’affare sarebbe potuto decollare dopo la partenza di Vargas e Pandev. Un progetto mai attuato, tante le motivazioni: il mancato passaggio del turno in Champions League, il ritardo nella cessione dell’attaccante macedone, avvenuta solo il 31 Agosto, e l’arrivo di De Guzman, impiegabile più sulla trequarti che davanti alla difesa. “Dobbiamo sostituire Pandev e sistemare il centrocampo”, diceva il presidente De Laurentiis ad Amalfi, mentre a Dimaro prometteva non solo una rosa competitiva per lo scudetto ma anche di potenziarla entro il preliminare di Champions League senza aspettare gli ultimi giorni di mercato. Sistemare il centrocampo era la missione principale della campagna acquisti, il mandato affidato da Rafa Benitez per correggere i difetti della scorsa stagione e far volare una squadra che nella scorsa stagione ha vinto una Coppa Italia e ben figurato in campionato e in Champions League.

LA TELENOVELA GONALONS: MA QUALE TERRA DEI FUOCHI! La ridda di voci è copiosa: si parte da Mascherano, che è sempre stato solo un sogno, una suggestione, un’utopia, mai una trattativa concreta. La penna rossa cade su Maxime Gonalons, centrocampista del Lione che non era arrivato al Napoli l’estate precedente per “pochi spiccioli”, quelli che hanno fatto saltare l’accordo con il giocatore e con il suo entourage, prima del dietrofront a gennaio del presidente Aulas. A gennaio vinsero le pressioni di Fournier che non volle perdere il suo capitano a stagione in corso. A giugno il tira e molla è ricominciato, De Laurentiis si muove in prima persona per chiudere l’affare. Dalla Filmauro e da Castelvolturno sono frequenti le conversazioni in francese con Aulas, l’intermediario Fabrizio Ferrari lavora per mettere a posto tutti i dettagli. Sembra tutto fatto, Reveillere consiglia anche Napoli a Gonalons, ormai pronto a trasferirsi nella mediana azzurra. Sabato 28 Giugno in gran segreto Aulas sbarca a Roma, negli uffici della Filmauro, si chiude l’accordo con De Laurentiis sui 13 milioni che il Napoli s’impegna a versare nelle casse del Lione. La palla passa a Frederic Guerra, agente del centrocampista francese, e a Gonalons: bisogna firmare i contratti già pronti prima di ufficializzare il trasferimento. E’ il 30 Giugno, arriva il clamoroso dietrofront: Gonalons dice no. Ma quale Terra dei Fuochi e camorra, Guerra ha origini campane, di Casoria precisamente, e sogna di portare il giocatore nella squadra del cuore di tanti suoi familiari.

Gonalons rifiuta, pensa che un minimo aumento d’ingaggio (il Napoli ha offerto 1,7 milione di euro, al Lione percepisce 1,5 mln) non sia necessario per abbandonare le certezze del Lione, la fascia di capitano per tuffarsi nelle pressioni del calcio italiano, del San Paolo e di una squadra di vertice come il Napoli. Nei progetti tattici di Benitez ci sono varie esigenze: arricchire la fisicità della mediana, aggiungere a Jorginho e Inler, stuzzicato dal Bayern Monaco dopo l’infortunio di Javi Martinez, due rinforzi: un uomo davanti alla difesa ed un centrocampista capace anche d’inserirsi in fase offensiva.

Un’idea che si sposa anche con il 4-1-4-1 visto nel finale della scorsa stagione. Incassato il no di Gonalons, dalla Premier League le richieste del Tottenham per Sandro sono altissime, l’idea Lucas Leiva in prestito è di secondo piano mentre il vero nome su cui si tuffa il Napoli è Christoph Kramer, centrocampista in prestito biennale dal Bayer Leverkusen al Borussia Moenchagladbach. L’intermediario Stefano Caira chiude l’accordo con il giocatore, che non ha mai rifiutato per camorra e terra dei fuochi, a differenza di quanto detto da De Laurentiis agli ultras nel colloquio del 19 Agosto, la mattina di Napoli-Athletic Bilbao. Lo scoglio è convincere Voeller, il ds del Bayer Leverkusen; servirebbe una forzatura da parte del giocatore che, però, non se la sente di andare allo scontro e si limita solo ad alcune interviste dove manifesta il suo disagio. Sarebbe bastata alzare di qualche milione l’offerta per tentare il Bayer Leverkusen.

DA FELLAINI A DAVID LOPEZ – Dal mare di Amalfi dove saltò Menez all’Hotel Sheraton di Bruxelles, dove il dj dei Daddy’s Groove Carlo Grieco annuncia via twitter l’incontro Bigon-Marouane Fellaini, il centrocampista di espressione più offensiva individuato da Benitez. Bigon sonda la volontà di Fellaini di approdare nell’organico di Benitez, riesce a convincerlo, tanto che il belga comunica al Manchester United che andrà via solo per il Napoli. Le difficoltà emergono sull’asse Napoli-United; De Laurentiis chiede il giocatore in prestito oneroso con diritto di riscatto. Lo United sarebbe anche disposto a condividere l’ingaggio, sarebbe un’operazione da 6-7 milioni complessivamente. C’è distanza tra domanda ed offerta, poi arriva l’infortunio alla caviglia a rallentare il possibile affare. Il 27 Agosto, nella giornata di Athletic Bilbao-Napoli, Bigon ci credeva ancora e aveva frequenti contatti con gli intermediari ma il risultato del San Mames ha spento tutti i desideri. Nel ruolo di centrocampista offensivo è arrivato Jonathan De Guzman, un’intuizione sviluppatasi a mercato in corso; ci sono voluti sedici giorni di trattativa svolta in gran segreto per convincere il Villarreal a cedere l’olandese ex Swansea al Napoli. Nel ruolo di mediano davanti alla difesa è stato acquistato David Lopez, assistito dalla Bahia Internacional, l’agenzia che cura anche gli interessi di Ignacio Camacho del Malaga, seguito a lungo dal Napoli che non ha voluto soddisfare le esigenze del club andaluso soprattutto dopo l’eliminazione dalla Champions League.

DA JANMAAT AD AGGER: IN DIFESA RESTANO MAGGIO E BRITOS – Il centrocampo era la priorità, ma c’erano anche altri interventi da realizzare per puntellare l’organico, dopo le cessioni di Maggio, Britos, Pandev, Behrami, Dzemaili, i nomi che a maggio erano stati dichiarati in uscita da Benitez. Sono partiti solo tre su cinque, restano Maggio e Britos. La permanenza dell’esterno destro veneto ha fatto saltare l’arrivo di Dyril Janmaat, poi trasferitosi al Newcastle. De Laurentiis ha capito molto presto che per Maggio era possibile solo un prestito con l’ingaggio a carico del Napoli e allora ha deciso di tenerlo: se non devi guadagnare nulla, meglio “sfruttarlo” l’ultimo anno del suo contratto e perderlo a giugno, è questa la scelta effettuata da Bigon e compagni. Janmaat era stato bloccato, c’erano i margini per chiudere anche prima del Mondiale, l’intermediario Fabio Parisi l’ha più volte confermato. Britos è rimasto a Napoli a causa della cessione di Fernandez, la plusvalenza d’oro del mercato al risparmio di De Laurentiis. Dopo la partenza dell’argentino, si è deciso di puntare tutto su Koulibaly per la difesa. Per Manolas il Napoli non ha mai partecipato all’asta creata dal suo entourage, da Mino Raiola che aveva il mandato per l’Europa e per Agger il Liverpool non è mai stato convinto sull’ipotesi prestito, dopo i tanti contatti avuti con i dirigenti azzurri. Il Napoli disputerà l’intera stagione con soli quattro centrali: Albiol, Koulibaly, Henrique e Britos, in scadenza nel 2015. Bisognerà chiedere ancora gli straordinari ad Albiol, tra i più impiegati nella scorsa annata, valutare Henrique da centrale visto che a Napoli ha dato il meglio da esterno destro.

Il Napoli ha chiuso il mercato con un attivo di due milioni, con circa quattro milioni netti risparmiati sul monte ingaggi. Si è scelto di contenere le spese per vari motivi: l’incertezza del play-off di Champions e poi il risultato negativo, il mancato rinnovo di Rafa Benitez e la volontà di tenere l’ampio tesoretto nel bilancio in previsione di un calo del fatturato che potrebbe persistere in caso di non qualificazione neanche alla prossima Champions.

Non c’è terra dei fuochi che tenga, il problema è nel cuore del progetto che costruisce le sue fortune su due aspetti: risultati sportivi e spessore dell’allenatore su cui scaricare il peso delle responsabilità. Entrambe le cose non possono essere delle certezze, serve investire sui nuclei strutturali: lo stadio, il centro sportivo di proprietà, potenziamento del marketing e il settore giovanile, che potrebbe dare al Napoli in un’ottica futura giocatori da valorizzare senza le pressioni del calciomercato. Sarebbero necessarie, però, lungimiranza e programmazione a lungo termine, le risorse storicamente mancate all’era De Laurentiis.

A fine mercato ci siamo divertiti a sognare ed ad immaginare il Napoli che poteva essere, eccolo nel grafico:

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Ciro Troise

Tufano
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