Lorenzo? La vittoria della Napoli dei sacrifici. Bisogna curare la fase difensiva!

Tre vittorie nelle prime tre di campionato: non succedeva dal 1987-88 ma a Maradona e compagni fu necessaria una vittoria a tavolino

Sono sempre stato convinto che il calcio non rappresenti solo uno sport. Nulla è come il pallone in termini di trasmissione di emozioni e sentimenti, soprattutto in una città come Napoli, dove il risultato della squadra del cuore influisce sull’umore di un popolo. Noi cronisti, abituati a vivere l’ambiente quotidianamente, spesso dimentichiamo le emozioni genuine capaci di trasmettere questo sport. Lorenzo Insigne ha il merito di averle ricordate; poche volte mi sono emozionato come al gol-lampo realizzato dallo scugnizzo di Frattamaggiore.

LA MAGIA DI LORENZO- La corsa verso il pubblico e proprio verso il settore dove c’erano i suoi affetti più cari, la festa di Frattamaggiore, una cittadina intera unitasi intorno ad un ragazzo di ventuno anni per acquisire quell’orgoglio più volte ferito nella nostra Terra, le lacrime del padre al gol e quell’atmosfera rimbombante come fosse un sogno; una domenica bestiale, momenti indimenticabili per Lorenzo Insigne. Di Lorenzo si è scritto tanto, svelando ormai tanti retroscena sulla sua infanzia, sul suo trascorso nelle giovanili del Napoli. C’è un aspetto su cui bisogna battere con maggiore forza: il valore culturale dell’affermazione di questo scugnizzo atipico, glaciale ed impermeabile alle pressioni, sbarazzino ma serio, di personalità ma umile. Ogni giovane a Napoli vede davanti a sé due strade: quella del soldo facile, delle amicizie, delle scorciatoie, delle raccomandazioni, del “mi manda…” e quella dei sacrifici e del sudore. La prima è veloce, dà spesso risultati immediati, la seconda richiede un cuore enorme, una grande disponibilità a soffrire prima di poter gridare al mondo: “Eccomi qui!”. Lorenzo è un messaggio positivo per la città, perché è un simbolo della seconda via verso il successo. Quante bocciature per la sua altezza, quanti allenatori che dubitavano nel dargli spazio, l’emigrazione prima a Foggia e poi a Pescara a scuola dal maestro di calcio Zdenek Zeman che più di tutti comunica che nel mondo del pallone si può arrivare a grandi livelli anche senza mai abbassare la testa, dicendo a gran voce quello che pensi. Poi tante paure, gli appelli (qualcuno compiuto senza conoscerlo bene, ndr) a tenerlo in prestito un anno prima di rientrare a Napoli fino al sogno che domenica è diventato realtà. Il cammino è ancora lungo, un gol non rappresenta nulla per le potenzialità di Lorenzo Insigne che può rappresentare un valore aggiunto per il formidabile reparto offensivo azzurro. La sua umiltà è una barriera insormontabile, fa in modo che le tappe vissute così in fretta e ad un’età così giovane non minino la sua serenità. E’ importante sicuramente la protezione della società; sotto quest’aspetto l’operato di Giuseppe Santoro, un’altra persona che fa dei fatti e non delle chiacchiere il suo valore, può essere importante proprio per il legame che ha con Lorenzo. La battaglia per la verità sul percorso di Lorenzo ormai sta raggiungendo i suoi frutti; talvolta da più parti arrivano messaggi volti a spersonalizzare (sia dalla vecchia dirigenza che da quella attuale, ndr) il grande lavoro compiuto ma ormai nessuno può più togliere i meriti al team manager azzurro, certificati da alcuni esponenti del Napoli, da Lorenzo, i suoi agenti e la sua famiglia.

MEGLIO DI MARADONA- Il Napoli vola, arriva la terza vittoria consecutiva contro il Parma. 9 punti in tre partite, 8 gol realizzati e 2 soli subiti costruiscono uno score significativo: secondo miglior attacco alle spalle della Juventus e seconda miglior difesa (a pari merito con l’Atalanta, ndr) dietro la Lazio. Le tre vittorie consecutive ad inizio campionato è un dato che in Serie A non avveniva dal 1987-88, anche se c’è un dettaglio che dà ancora più valore ai risultati del Napoli di Mazzarri. La squadra che sfiorò il secondo scudetto consecutivo realizzò il trittico iniziale di vittorie con un successo a tavolino a Pisa alla terza giornata. Sul campo gli azzurri persero in Toscana 1-0 il 27 Settembre 1987 ma una monetina che colpì Renica dalle tribune portò il giudice sportivo ad assegnare la vittoria a tavolino per 0-2 alla compagine partenopea. La “banda Mazzarri” è riuscita quindi, senza avere in squadra Maradona, il più grande di tutti i tempi, a superare un record conquistato ai tempi del Pibe de Oro. Ad onor di cronaca, va ricordato che nel 2005-06, la stagione della promozione dalla C alla B, arrivarono subito tre vittorie ma la massima serie è tutta un’altra storia.

OCCHIO ALLA RETROGUARDIA- Il Napoli da Pechino al Parma ha un’immagine double-face: è uno spettacolo per gli occhi con il pallone tra i piedi, trasmette ansia quando la sfera è controllata dagli avversari. In fase offensiva la creatività e l’esperienza di Pandev, la mobilità e la vena realizzativa di Cavani, la genialità e la conoscenza a memoria dei movimenti d’attacco di Lorenzo Insigne, i tempi d’inserimento e la maggiore libertà con cui si muove Hamsik nel Napoli post-Pocho creano un mix esplosivo. In fase difensiva ci sono dei meccanismi strutturali da correggere. La fortuna e gli errori degli avversari hanno fatto in modo che alcuni limiti non si presentassero in maniera evidente. La fase di non possesso mostra due carenze non colmate durante il mercato estivo a cui bisogna rimediare a Gennaio. La partita contro il Parma dimostra l’importanza di un giocatore come Behrami, un centrocampista con le caratteristiche di rottura della manovra avversaria. Dalle parti di Castelvolturno sostengono che a fine mese sarà disponibile a pieno regime anche Donadel, un’alternativa che serve come il pane davanti alla difesa; sarebbe opportuno poi a Gennaio aggiungere alla mediana un altro elemento magari mandando El Kaddouri in prestito e utilizzando Dzemaili come vice-Hamsik, il ruolo in cui si esprime al meglio. Ninis, Valdes e Parolo sono riusciti più volte a trovare spazio centralmente sfruttando la sofferenza di Inler nell’inseguire gli avversari. Mazzarri ha letto benissimo la partita ed è corso ai ripari sostituendo proprio Inler con Behrami. “Quando giochi con il 3-5-2 è normale soffrire un po’ in alcune circostanze. Noi avevamo il vertice alto, Hamsik, mentre loro lo avevano basso, Valdes; questa situazione ci ha fatto soffrire un po’, quando crei talmente tanto gioco ci può stare. Abbiamo creato molto di più del Parma”, così ha parlato Mazzarri in conferenza stampa. Ci permettiamo di affermare, caro mister, che se non si corre ai ripari questa situazione può ricrearsi ancora. Un altro meccanismo su cui lavorare è la retroguardia che va in difficoltà puntualmente contro le squadre capaci di non creare punti di riferimento. Il furbo Donadoni ha schierato Belfodil unica punta, molto mobile e valido nell’aprire gli spazi per gli inserimenti dei centrocampisti, supportati anche dagli esterni, soprattutto da Gobbi sulla sinistra che cercava di tener fermo Maggio posizionandosi molto alto sulla sua corsia. Le sofferenze patite fino alla fine, nonostante il 3-1, mostrano un limite che più volte abbiamo sottolineato durante la sessione estiva di mercato. Manca un difensore di passo rapido, un’alternativa dotata di maggiore velocità, una qualità fondamentale in una difesa a tre. Giovedì arriva l’Aik Solna, poi domenica il Napoli andrà a Catania contro un’altra squadra che presenta un tridente di “piccoletti” bravi a colpire sugli esterni e a non dare punti di riferimento. Mazzarri studi le contromisure più giuste; le squadre si proteggono dopo le vittorie, nei momenti d’entusiasmo. L’allenatore del Napoli, uno dei pochissimi a non subire mai un esonero in carriera, conosce troppo bene il calcio per non saperlo.

Ciro Troise

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