Napoli, la differenza è “il mal di trasferta”: solo 10 punti fuori casa nel girone di ritorno

Napoli, la differenza è “il mal di trasferta”: solo 10 punti fuori casa nel girone di ritorno

Il 30 Novembre scorso, dopo le emozioni di Napoli-Inter, gli azzurri erano primi in classifica con trentuno punti. Le parate di Reina portarono i ragazzi di Sarri per la prima volta davanti a tutti, non accadeva che il Napoli fosse primo in classifica per una settimana da ventisei anni. Allo stesso punto del girone di ritorno il Napoli ha conquistato ventinove punti, solo due in meno che hanno, però, un peso specifico rilevante considerando l’handicap della falsa partenza nel girone d’andata, con la sconfitta contro il Sassuolo e i pareggi contro Sampdoria ed Empoli nelle prime tre giornate. La differenza è tutta nel rendimento fuori casa: il 10 Gennaio il Napoli ha chiuso il girone d’andata con diciotto punti conquistati in trasferta sui quarantuno complessivi. La banda Sarri al ritorno ha steccato soprattutto fuori casa, sono dieci i punti conquistati lontano dal San Paolo, anche facendo bottino pieno nelle due trasferte di Roma e Torino il rendimento esterno sarebbe comunque meno brillante del girone d’andata.

Il Napoli spesso è crollato sotto il profilo dell’intensità, non ha retto il ritmo della Fiorentina al “Franchi” nel primo tempo, si è sgretolata ad Udine, ha pagato il gap d’inesperienza nella decisiva sfida dello Juventus Stadium e non ha avuto la forza di ribaltare la partita di Milano condizionata dal gol in fuorigioco di Icardi dopo soli quattro minuti e dalla gestione dei cartellini dell’arbitro Rocchi. Le gare hanno storie ed episodi diversi ma c’è un “fil rouge” nel “mal di trasferta”. Negli ultimi tre mesi il Napoli ha vinto solo a Roma contro la Lazio e a Palermo, gli azzurri hanno perso certezze, la macchina del gioco che tritava tutti con autorevolezza si è sgretolata.

Gli avversari hanno studiato la proposta della squadra di Sarri e hanno trovato le contromisure con filosofie diverse, dando estrema priorità alla copertura degli spazi come la Juventus oppure affrontando il Napoli sul terreno dell’intensità come Fiorentina e Udinese che hanno approfittato dell’inevitabile calo dei titolarissimi.

Salvo i successi di Palermo e Roma, il Napoli nel girone di ritorno in trasferta ha sempre subito gol, un vizio che nella prima parte della stagione non si presentava quasi mai. Basta ricordare le quattro gare consecutive fuori casa senza subire gol nei mesi d’ottobre e novembre contro Milan, Chievo Verona, Genoa ed Hellas Verona, prima del ko di Bologna.

“E’ difficile esprimersi in questo modo per dieci mesi”, affermava Maurizio Sarri il giorno di Frosinone-Napoli 1-5, quando il Napoli si laureò campione d’inverno. Lo è ancora di più se tendenzialmente giocano sempre gli stessi, i titolarissimi che sciorinano una manovra declinata a memoria, con un’organizzazione favolosa ma che ha bisogno di brillantezza per esprimersi. L’inghippo della stagione degli azzurri è tutto lì, la rosa non è stata completata in estate, non ha trovato dei rinforzi a gennaio perché Grassi e Regini non sono mai stati utilizzati e Sarri in tante occasioni ha insistito nell’eccessiva fiducia ai titolarissimi legittimando l’idea che ci fosse un “Napoli 1” e un “Napoli 2”, uno per il sogno scudetto, l’altro per l’Europa League e la Coppa Italia, smarrendo poi gli equilibri di questa separazione dopo le eliminazioni rimediate da Villarreal e Inter.

Il Napoli ha trascinato così l’equivoco del vice-Hamsik e del vice-Higuain, con Grassi che si smarrisce tra tribuna e panchina e Gabbiadini chiamato a sostituire il Pipita squalificato senza una proposta di gioco diversa, che esalti le sue caratteristiche, dovendo battagliare spalle alla porta con la fisicità di Miranda e Murillo.

Il silenzio stampa nasconde la sensazione di smarrimento che aleggia in casa Napoli. Sarri s’aspettava il rinnovo del contratto nel momento più bello della stagione, De Laurentiis non accetterebbe stavolta di perdere il secondo posto, non ha gradito le parole dell’allenatore sugli orari, le Nazionali, gli arbitri, i palloni e il calendario che portava la Juventus a giocare sempre prima del Napoli. Il patron ha visto il ko di Udine alle Maldive e ha percepito il rischio di rovinare la stagione vista anche la squalifica di Gonzalo Higuain. Il nervosismo ha fatto brutti scherzi: in due settimane sono arrivati i comunicati contro Mediaset, il silenzio stampa, la battaglia per la riduzione delle giornate di stop del Pipita conclusasi con l’esito che tutti davano per scontato. La tensione ha coinvolto anche il gruppo che ha assorbito la convinzione d’essere stati “scippati” di un sogno perdendo entusiasmo e facendosi condizionare dalle pressioni. Bisogna resettare e ripartire, il secondo posto vale tanto riguardo allo spessore del progetto Napoli. Il Napoli ha cinque punti di vantaggio sulla Roma, basterebbe non perdere lo scontro diretto e vincere le gare interne. Non sarebbe giusto rovinare una stagione che ha restituito il diritto di sognare alla tifoseria azzurra, tocca al Napoli dimenticare le delusioni e ripartire per blindare la qualificazione diretta alla Champions League.

Ciro Troise


Ha conseguito con lode la Laurea Magistrale in “Televisione, Cinema e New Media” presso l’Università IULM di Milano, dopo il percorso triennale di studi concluso con la lode a Napoli al Corso di Laurea “Culture Digitali e delle Comunicazioni” all’Università Federico II. Editorialista de “Il Corriere del Pallone”, è giornalista pubblicista da Gennaio 2010. Lavora nell’Ufficio Comunicazione di Reach Italia Onlus.

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