Nell’ostile Marassi trionfa il Napoli da battaglia. Tosel? Due pesi e due misure

Il Napoli e la svolta della maturità: gli azzurri mostrano la capacità di soffrire

LA SVOLTA DELLA MATURITA’- Quando parli di Marassi, le prime immagini che ti sobbalzano agli occhi nel treno dei ricordi mostrano il clima di festa vissuto da napoletani e genoani, la promozione in Serie A nel 2007, quell’atmosfera di fratellanza che poche partite al mondo riescono a trasmettere. Naturalmente la storia cambia nelle sfide contro la Sampdoria, dove uno stadio sempre considerato inconsciamente come un luogo familiare diventa un teatro ricco d’insidie e veleni. Il calcio abitua a queste battaglie che forgiano i caratteri soprattutto dei calciatori perché, per raggiungere ambiziosi traguardi, è necessario riuscire a non cadere nelle trappole dei campi di provincia. Mazzarri, protagonista di un’intensa gavetta nella sua carriera, conosce bene questi aspetti e sta lavorando proprio sulla maturità del suo Napoli, costruito mai come in questa stagione a sua immagine e somiglianza, solido, intenso e brillante quando serve. La capacità di dare continuità al lavoro compiuto in questi anni, nonostante i cambi nell’organico, grazie all’ausilio della struttura tecnica e del reparto formato dal medico De Nicola e dai suoi collaboratori, è il valore aggiunto che sta permettendo agli azzurri di esprimere prestazioni di livello superiore a compagini con organici anche teoricamente più attrezzati del Napoli, come quelli di Lazio, Roma ed Inter. La crescita nel rendimento complessivo sta portando anche risultati importanti che permettono agli azzurri di stazionare in testa alla classifica in compagnia della Juventus.

STATISTICHE IMPRESSIONANTI- La differenza rispetto alla scorsa stagione proviene proprio dalla fase difensiva. Sono lontani i tempi in cui gli azzurri soffrivano situazioni standardizzate come gli inserimenti dalle retrovie ed i calci piazzati. Il Napoli in campionato ha la miglior difesa, ha subito solo due gol (entrambi in casa contro Fiorentina e Parma), conserva il dato dell’inviolabilità della porta di De Sanctis in trasferta. La compagine di Mazzarri ha conquistato cinque vittorie ed un pareggio, così come la Juventus; bisogna arrivare alla stagione ‘87-88 per incontrare un’altra trafila simile di risultati umili. In realtà, però, il Napoli in questa stagione è riuscito a superare la statistica raggiunta con Ottavio Bianchi in panchina nell’anno della beffa finale per il tricolore. Alla terza giornata, il 27 Settembre 1987, il Napoli fu sconfitto 1-0 in trasferta dal Pisa ma ai toscani fu assegnata la sconfitta a tavolino per 0-2 a causa di una rondella lanciata dagli spalti che colpì Renica. Una serie di questo spessore ad inizio campionato fu realizzata nel ’70-71 e nel ’57-58 ma in entrambe le occasioni non arrivò lo scudetto; il Napoli finì la stagione rispettivamente al terzo ed al quarto posto. Mazzarri ha ribadito più volte che la mentalità da grande squadra si acquisisce quando si è capaci di portare a casa una vittoria anche senza riuscire ad esprimere il proprio gioco con la massima brillantezza. A Genova in tal senso l’esame è stato superato.

LA GARA DI MARASSI AI RAGGI X- Nella conferenza stampa pre-gara la guida tecnica degli azzurri aveva chiesto l’approccio di Manchester; invece il folto centrocampo e la caldissima atmosfera di Marassi hanno condizionato gli azzurri incapaci di alzare il ritmo e costretti talvolta anche a concedere agli avversari la possibilità di spingere senza però mai impensierire De Sanctis. Gli azzurri poi dopo, però, sono apparsi in crescita durante la gara riuscendo a trovare le contromisure allo schieramento doriano e tentando di allargare la retroguardia avversaria soprattutto con Maggio sulla fascia destra. Nella ripresa l’ingresso di Insigne entrerà proprio in questa logica: variare il gioco, portare gli avversari sull’esterno e aprire gli spazi per i tagli dei centrocampisti negli ultimi venti metri. Questa mossa tattica ha creato le condizioni per la progressione di Hamsik da cui è nato il calcio di rigore. La capacità degli azzurri di soffrire e la crescita mostrata nell’arco dei novanta minuti anche riguardo all’intensità della manovra rappresentano segnali che premiano le scelte di Mazzarri nel confermare l’undici visto contro la Lazio e soprattutto nell’insistere su alcuni elementi non apparsi al massimo nelle precedenti gare: Inler e Maggio su tutti. Naturalmente gli obiettivi del tecnico mettevano in conto il calo in termini di carica nervosa e brillantezza atletica, viste le energie spese contro la Lazio; così si spiegano le difficoltà patite ad inizio gara. Basta notare la prestazione non esaltante di Pandev e Cavani rispetto ad altre gare.

I “DUE PESI, DUE MISURE” DI TOSEL- L’agonismo, l’intensità nel gioco fanno parte dello spettacolo offerto dal calcio, esaltano le platee negli stadi ma per tenere tutto nell’ambito della civiltà serve l’equilibrio che è mancato domenica non solo sugli spalti ma anche nell’atteggiamento dei protagonisti in campo. Da pochi minuti il giudice sportivo Tosel ha comunicato la sua sentenza: nessuna multa alla Sampdoria. E’ incredibile l’uso di due pesi e due misure da parte degli organi competenti se c’è di mezzo il San Paolo o meno. Ricordo quando, dopo il lancio di un contenitore di yogurt che colpì al petto un guardalinee durante Napoli-Livorno, fu squalificato il San Paolo, decretando che lo splendido spettacolo vissuto sugli spalti in Napoli-Genoa fosse cancellato perché la partita fu disputata a porte chiuse e persa poi dagli azzurri per 1-2. E il lancio del pacchetto di caramelle che ha sfiorato Marek Hamsik e la collega di Mediaset Monica Vanali? Per non parlare poi dei cori razzisti contro Napoli ed i napoletani, ampiamente legittimati con la mancata applicazione di severe sanzioni negli ultimi anni; a Marassi è stato apostrofato anche Behrami con l’espressione “zingaro”. Se i provvedimenti di Tosel ripropongono la disparità di giudizio da parte degli organi competenti, le polemiche sull’arbitraggio di Tagliavento rimettono in evidenza la questione arbitrale.

TAGLIAVENTO IN CONFUSIONE, QUANDO LA TECNOLOGIA?- Gli errori di Tosel s’inquadrano nell’ambito di un sistema incapace di far rispettare le proprie regole; in questo discorso entra anche il comportamento degli arbitri. A Marassi Tagliavento è andato in confusione. La stampa genovese ha accostato il Napoli alla Juventus, Ferrara ha condotto una polemica con dichiarazioni sibilline. L’episodio più monitorato è il rigore assegnato al Napoli. In realtà, se il fallo di Gastaldello fosse stato commesso in area o fuori non lo possono affermare con certezza neanche dieci persone incollate in uno studio televisivo con immagini di prospettiva diversa, figuriamoci se si può pretendere questa precisione da Tagliavento. Sono tanti gli errori invece compiuti dal direttore di gara che meriterebbero più attenzione: l’esagerata espulsione di Mazzarri, il rosso diretto non inflitto a Obiang e Costa per gli interventi su Inler e Maggio, decisioni che legittimano il gioco violento, il mancato provvedimento per la gomitata di Berardi e il doppio giallo non attribuito a Behrami. Tagliavento è andato in confusione, come avvenuto in tante altre occasioni. Il problema è sempre lo stesso: Chi vigila sugli arbitraggi? Quando sarà applicato un meccanismo trasparente e chiaro di premi e sanzioni? Perché non s’introduce la tecnologia? Se non si troverà una risposta a questi quesiti, poi dovremo ascoltare sempre le polemiche, talvolta legittime ed altre volte senza fondamento come in questo caso.

Ciro Troise

Tufano
Simon tech

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