Vittoria sfumata a Bologna, Benitez recidivo: come contro l’Arsenal, fa sedere i suoi “sulla testa”

Vittoria sfumata a Bologna, Benitez recidivo: come contro l’Arsenal, fa sedere i suoi “sulla testa”

ECCESSO DI TESTA – Minuto 80: Callejòn, solito cecchino, sfrutta l’unica vera occasione avuta e completa una rimonta meritata. Minuto 85: Bologna in 10 per eccesso di agonismo ed espulsione sacrosanta di Kone. Otto minuti (con il recupero) da gestire per portare a casa una partita da vincere per forza. Ma al gol del 2-1 l’inquadratura su Benitez rivelava un gesto già visto: gli indici puntati sul cranio, a significare: “Ora usate la testa”. Consiglio che ci può stare, se volesse dire: “Ora approfittate della situazione e chiudete la gara!”. Ma questo messaggio rimanda a un’altra partita, quella costata l’eliminazione dalla Champions nella pur storica vittoria contro l’Arsenal: lì, trovato l’1-o, Benitez esortò alla calma e alla razionalità, ma il Napoli era anche quella volta in 11 contro 10 e doveva puntare al 3-0 per la certezza degli ottavi. Dieci minuti di pausa costarono caro, e il 2-0 arrivò troppo tardi per puntare al terzo gol, e il resto è noto. A Bologna è capitato lo stesso: trovato il vantaggio e in superiorità numerica, il Napoli si è seduto, adagiandosi sull’idea di “mantenere la calma”, e lasciando di fatto la responsabilità al Bologna, che ha avuto il merito di non demordere e provarci fino alla fine. E si sa, da una mischia può sempre uscire una rete, e così è stato, all’ultimo minuto, su corner. Benitez puntava probabilmente sulle ripartenze a campo aperto, ma con un uomo in più poteva senza dubbio pensare di dominare il campo e aggredire i padroni di casa, per segnare con autorità il terzo gol decisivo. I suoi invece hanno fatto melina per 5′, con un certo stile, sì, ma l’atteggiamento è costato caro, e alla fine invece di tre punti se n’è incassato uno solo.

BOLOGNA DI DIAMANTI –Di negativo non c’è solo il finale, però, ma tutto il primo tempo. Spento e molle all’insegna di Pandev, che ha inanellato l’ennesima prestazione negativa, fatta di lentezza e impalpabilità. Resta un mistero perché Benitez spesso lo preferisca ad altri, tanto più ora che è tornato Hamšík , fondamentale pedina di raccordo fra centrocampo e attacco. Come se non bastasse, da un appoggio sbagliato goffamente dal macedone è anche nato il vantaggio bolognese:  minuto 37, cross al bacio di Diamanti e testa puntuale di Bianchi. Diamanti è stato costantemente la spina nel fianco per la difesa azzurra, con la sua capacità di svariare su tutto il fronte offensivo, fra le linee. E lo schema del gol aveva già visto qualche prova in precedenza, andata male per poco. In seria difficoltà quest’oggi Albiol, da un paio di partite sbiadito rispetto al leader visto prima del 2014. Vantaggio meritato per i bolognesi, che almeno da 10′ stavano schiacciando gli ospiti e giocando a viso aperto, senza timori reverenziali. E il primo tempo, senza azioni pericolose del Napoli se non un colpo di testa di Callejòn allo scadere (fermato in fuorigioco inesistente), non poteva che finire sull’1-0.

RIPRESA AZZURRA, BOLOGNA VIOLENTO – La partita in verità era cominciata su buoni ritmi da parte di entrambe le squadre: nei primi 3′ due tiri del Bologna e uno del Napoli. Squadre lunghe e aperte, complice Ballardini che non ha optato per una partita difensiva e ha lasciato giocare i blasonati ospiti. Ma dopo 15-20′ di discreto (ma indolore) calcio, il Napoli si è spento. Le ha provate tutte Higuaìn, improvvisandosi prima trequartista e poi esterno di destra, ma i suoi non l’hanno assistito. Nella ripresa, l’uscita di Pandev e l’ingresso di  Hamšík hanno restituito efficacia alla manovra e il Napoli è diventato lentamente padrone del campo, grazie anche al risveglio di Mertens, due volte pericoloso. Intanto il Bologna, in riserva d’energie, ha cominciato una partita fallosissima, spesso graziato dall’arbitro che ha risparmiato diversi secondi gialli o rossi diretti. Come in occasione del rigore, quando Kone ha atterrato Dzemaili e meritava il secondo giallo, arrivato poi più tardi. Dal rigore trasformato da Higuaìn il Napoli ha continuato a crescere, costringendo il Bologna quasi alla violenza (bruttissima la scivolata di Pazienza su Maggio, anche qui solo giallo).

AGGIUSTAMENTI TECNICO-TATTICI – Il finale è stato rocambolesco: prima il coronamento di una bella rimonta, con l’ennesima perla di Callejòn (splendido l’assist di Higuaìn), poi il già discusso errore tattico di lasciar giocare il Bologna piuttosto che chiudere la partita. Benitez ha molto da riflettere, sulle scelte tecniche oltre che tattiche: il rientro di Hamšík è fondamentale per gli equilibri e la qualità dell’intera manovra di squadra, lo slovacco non è ancora al meglio ma è sempre prezioso. Lascia qualche perplessità anche l’uscita di Mertens, che non sembrava stanco, per lasciare spazio a un Insigne che non è riuscito a entrare in partita. Sembrano invece parzialmente risolti i problemi sulle fasce, perché Réveillère sta trovando la sua dimensione ed è l’unico terzino azzurro con piedi davvero buoni per i cross, mentre Maggio ha ritrovato una discreta ispirazione. Ma, oltre che rivalutare i suddetti aspetti tecnico-tattici, bisogna rivedere anche qualche assetto difensivo, perché una volta Fernandez, una volta Britos e ora anche Albiol vivono troppe amnesie per una squadra che punta in alto.

Lorenzo Licciardi

 

 


Laurea in traduzione letteraria, dottorato in letteratura tedesca, docente universitario di lingua tedesca e letteratura tedesca, ha lavorato nei settori della traduzione e dell’interpretariato, dell'editoria e del giornalismo. Ha scritto di cultura sul Roma e sul Corriere del Mezzogiorno. Ha inoltre co-fondato una rivista trimestrale di letteratura. Collabora con IamNaples.it da ottobre 2011 e, dopo aver trattato principalmente calcio estero, si è occupato della rubrica “L’analisi tattica” fino al 2015.

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