Addio don Rafè, 135 mln dilapidati e un cumulo di macerie lasciate dietro …

Dalla gestione totalitaria, all'ingaggio di Michu: quanti errori commessi in due anni

Quante umiliazioni in una sola volta per il Napoli. Partecipare alla festa tricolore della Juventus con una sconfitta pesantissima e dissanguante per tutte le risorse che non arriveranno attraverso la Champions League, oltre all’esclusione di Higuain dopo soli 45 minuti e l’espulsione di Britos al termine di una sfida che ha confermato quanto la squadra di Benitez sia sprovvista dell’elemento principale per prevalere nel calcio: la grinta. La sera amara dello Juventus Stadium è stata seguita con sconforto anche dal presidente De Laurentiis, presente in tribuna, al fianco della squadra alla quale aveva promesso anche un sostanzioso premio (3 milioni da dividere tra tutti) pur di prodursi in un rush finale tale da permettere di acciuffare quella Champions che sarebbe ancora possibile qualora la Roma riuscisse a battere la Lazio nel derby di domani sera. È una fiammella ancora accesa nel mentre tutto intorno si scatena la bufera all’interno di uno spogliatoio che ha smarrito tutti gli stimoli da quando è stata fallita la finale di Europa League, unico vero obiettivo sul quale aveva puntato il tecnico spagnolo per arricchire la bacheca della squadra azzurra, ma anche il suo palmares personale. Un errore gravissimo, perché quando a Kiev il Dnipro ha eliminato gli azzurri, in quel momento si è spenta definitivamente la luce. Il Napoli è sparito dietro una nuvola di illusioni sostenute ancora dal filo sottilissimo di un calendario di serie A che avrebbe permesso di tornare almeno a terzo posto, grazie al progressivo disfacimento tecnico della Roma. Niente di tutto questo, l’aspirazione del Napoli è andata in fumo, al pari delle risorse Champions di cui il club azzurro dovrà fare a meno per la seconda volta consecutiva. Il Napoli non può permetterselo, essendo quello l’unico benefit che permette di tenere il passo con le altre big d’Europa. La responsabilità ricade soprattutto su Benitez, incapace di dare una varietà di soluzioni tattiche alla squadra e per nulla idoneo al calcio italiano che necessita di stimoli continui per avere il gruppo di calciatori sempre al massimo delle energie nervose. Benitez non è fatto per il nostro pallone e lui lo sa, lo ha pure ammesso quando nello spogliatoio di Parma fu colto in fallo con quella espressione denigratoria verso quel movimento calcistico contro il quale era andato cocciutamente per dimostrare che lui era molto meglio di come lo avevano descritto nella sua precedente esperienza all’Inter. Non c’è riuscito, ha fallito e adesso se ne torna a casa lasciando dietro di sè un cumulo di macerie ed una società priva di quelle risorse che gli erano state messe a disposizione quando De Laurentiis gli chiese di venire ad allenare il Napoli. Ben 135 milioni di euro spesi in cartellini di giocatori, alcuni dei quali sopravvalutati se non addirittura inutili (leggi Michu, costato alle casse azzurre 1,8 milioni di ingaggio), oltre ad una gestione totalitaria, nella quale il patron azzurro aveva per lungo tempo evitato di mettere becco. Ma ora no, adesso è arrivato per De Laurentiis il momento di rimboccarsi le maniche e riprendersi il Napoli. Da subito, magari anche ipotizzando di sbarazzarsi subito di Rafa Benitez: con lui in panchina contro la Lazio, sarebbe difficile batterla, qualora ci fosse ancora la possibilità di un aggancio al terzo posto. Meglio affidare a Pecchia ciò che resta di questa stagione e rispedire don Rafè da dove è venuto, con i migliori auguri al Real Madrid, qualora decidesse davvero di affidargli le merengues dopo questa doppia stagione fallimentare alla guida del Napoli. Caro presidente, nella vita si campa pure di piccole soddisfazioni.

Raffaele Auriemma per Tuttomercatoweb.com

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