Affitto del San Paolo, la corte dei conti blocca 5 milioni del Napoli

I lucchetti della Guardia di finanza scattano sul conto corrente del Napoli calcio: bloccati 5 milioni. Un sequestro conservativo arrivato dopo un provvedimento emesso dalla Corte dei conti della Campania. La misura cautelare è scattata per il contenzioso tra il Comune e la società del patron Aurelio De Laurentiis sull’utilizzo dello stadio San Paolo, vale a dire per i canoni di locazione e gli introiti degli spazi pubblicitari fissi all’interno della struttura di Fuorigrotta. La magistratura contabile ha i fari accesi sul San Paolo da almeno un decennio, i fatti in questione però sono collocati nell’arco di tempo che va dal 2006 al novembre del 2012. A sollecitarne l’ulteriore intervento c’è stato l’esposto di un consigliere comunale, Gennaro Esposito, ex presidente della commissione Sport, che ha segnalato «irregolarità nella riscossione dei canoni» stessi. In buona sostanza, De Laurentiis non avrebbe pagato l’affitto dello stadio né adeguato gli importi da versare riguardo ai canoni per la pubblicità fissa dentro lo stadio. L’esecuzione del decreto si è protratta per alcune ore, mentre non sono stati notificati contestualmente inviti a dedurre. La vicenda passa ora al vaglio della sezione giurisdizionale della Corte. Una vicenda giuridicamente intricata, bisogna capire anche perché non sono stati notificati gli inviti a dedurre ovvero a dare spiegazioni sul contenzioso in atto. E sul perché del mancato pagamento. Come stanno dunque le cose? Davvero De Laurentiis non avrebbe pagato? E poi perché non pagare essendoci una convenzione che regola la gestione dell’impianto? Intanto, si deve partire dal dato di fatto che il problema nasce nel 2006 e si protrae fino al 2012. Impegna, dunque, tutta la passata amministrazione e un pezzo di quella arancione. Stando a quello che trapela da tutti i Palazzi in questione, il patron si è trovato per 5 anni ad anticipare fondi per i lavori al San Paolo pena il mancato nulla osta per l’agibilità, in una condizione riconosciuta sì dalla convenzione ma non declinata con sufficiente chiarezza in tutti i suoi aspetti a partire dalla questione della pubblicità. La convenzione prevede che il Napoli calcio deve versare al Comune il 4,5% netto oltre al minimo garantito di 45mila euro dell’incasso di ogni partita. Secondo il Comune De Laurentiis non avrebbe prodotto adeguata documentazione «probante utile a definire il canone effettivo dovuto». La nota è firmata dal dirigete addetto allo stadio Giuseppe Arzillo. Questa la posizione degli uffici, dall’altra ci sono gli effettivi soldi erogati da De Laurentiis per avere anticipato i lavori all’impianto. A cominciare dai famosi tornelli e a tutte le attrezzature per le partite europee, il noleggio dei bagni chimici e molto altro per un valore di 1,8 milioni. Palazzo San Giacomo al netto di queste spese si ritiene creditore a novembre del 2012 di 3,8 milioni, cifra che nel 2013 e fino a oggi sarebbe arrivata alla bellezza di 5,6 milioni. De Laurentiis tuttavia il 13 novembre dell’anno scorso nel corso di una audizione in Consiglio comunale lanciò la bomba e spiegò bene perché non aveva versato i soldi: «Ci sono delle situazioni economiche pendenti – disse il patron – Molti di voi forse non sono informati. Ad oggi il nostro debito nei confronti del Comune è di 600mila euro più Iva, che non possono essere versati al Comune perché il Comune stesso è stato fatto oggetto di pignoramento per 3,8 milioni da parte di una società che si chiama ”Condotte acqua”». Nella sostanza il patron ha riconosciuto il debito ma non lo ha versato in quanto quei soldi non sarebbero entrati nelle casse del Comuni ma di altri creditori.

Fonte: Il Mattino

Tufano

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