Amarcord- “Inter-Napoli, la sindrome di San Siro”

A guardarla con la fredda lente delle statistiche Inter-Napoli è una partita in cui le possibilità d’affermazione dei partenopei appaiono davvero scarse. I tabellini degli almanacchi ricordano, impietosamente, come nei 68 precedenti a S.Siro il Napoli sia riuscito ad imporsi solo sette volte e in quindici occasioni a strappare almeno il pareggio. Oltre i valori tecnici espressi in campo, quello della sfida fuori casa ai nerazzurri pare essere anche un blocco mentale, basti ricordare che il Napoli non vince a San Siro con l’Inter da 17 anni e che negli ultimi 44 anni le affermazioni sono state solo due (campionati 67/68 e 94/95).
A corroborare la tesi della “sindrome San Siro” vi è anche l’analisi dei risultati ottenuti nello stadio meneghino al cospetto del Milan, il cui bilancio non è molto dissimile, e il notare che anche quando i valori in campo erano molto simili il napoli ha sempre faticato a portare via l’intera posta da Milano (non c’è mai riuscito, ad esempio, nell’era Maradona).  Tra gli spalti imponenti della “Scala del calcio” i calciatori del Napoli sembrano non reggere la pressione della grande sfida e spesso hanno vanificato prestazioni pur pregevoli con partenze a dir poco timide, aggravate da errori grossolani dettati dal timore di fallire. E’ ancora ben impressa nelle mente dei tifosi azzurri la partenza da incubo della squadra di Donadoni che due anni fa, a causa della paura e di qualche equivoco tattico (tale mi parve la scelta di schierare Bogliacino come centrale di centrocampo, nda), riuscì ad incassare tre goal in mezz’ora, perdere in malo modo la partita e creare le premesse per chiudere anzitempo l’avventura dell’ex CT della nazionale alla guida del Napoli. Partenza con handicap che colpì l’anno prima anche la squadra guidata da Reja, trafitta due volte nei minuti iniziali dai goal di Cordoba e Muntari e ancora nella stagione 2007/2008 quando ad indirizzare la partita a favore dei nerazzurri ci pensò la doppietta nel primo tempo di Julio Cruz.  Una “sindrome” dalla quale guarire con la cura Mazzarri. Le prime “sedute” dell’allenatore/psicologo in terra milanese hanno prodotto, se non risultati (alla guida del tecnico toscano il Napoli a San Siro ha raccolto solo un pareggio per 1 a 1 contro il Milan due stagioni fa, nella scorsa ha invece incassato due sconfitte: 3 a 0 contro il Milan, 3 a 1 contro l’Inter, nda), un primo miglioramento dal punto di vista caratteriale; al cospetto dell’Inter almeno. Piccoli segni di miglioramenti ma l’ammalato rimane assai lontano dalla guarigione. Al Napoli che sta stupendo l’Europa il compito di dimostrare quest’anno, pur privo del suo bomber Cavani, che la squadra è ormai libera da ogni blocco psicologico e che è capace, sia per carattere che per qualità tecniche, di calcare qualsiasi campo da gioco con lo stesso piglio autoritario delle partite al San Paolo e di sfatare forse l’ultimo tabù dei colori azzurri, violare San Siro! Prima della punizione vincente di Cruz che assicurò la storica vittoria al Napoli nel campionato 1994/95, bisogna risalire faticosamente con la memoria ad immagini in bianco e nero, ai goal di Canè e Barison che espugnarono Milano e s’imposero con i nerazzurri sia all’andata che al ritorno per 2 a 1. Era la stagione 67/68, l’anno del secondo posto dietro al Milan di Pierino Prati e Nereo Rocco, dominatore del campionato. Una vittoria che veniva dieci anni dopo l’ultimo successo in casa dell’Inter firmato dalla rete di Pesaola e alle parate di Bugatti, protagonista di una partita e di un campionato esaltante (quello fu l’anno della doppia vittoria con la Juve di Charles che dopo la vittoria degli azzurri a Torino per 3 a 1 dichiarò “se in porta avessero avuto un portiere normale avremmo vinto 7 a 3”). A difendere la porta del Napoli c’era sempre Bugatti tre anni prima, quando gli azzurri s’imposero a Milano con un roboante 1 a 4, suggellato dalle doppiette di Masoni e Beltrandi.Ricordi e vittorie che si perdono nel tempo e nei racconti incerti di tifosi attempati. Stasera ci siederemo in tribuna o in poltrona sperando di poter raccontare, tra qualche anno, di quando il Napoli guarì, espugnò Milano e fece ammalare tutti i propri tifosi d’un amore incurabile…

Pompilio Salerno

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