Benitez è carico alla vigilia della sfida con Chievo: “Scudetto? Solo uniti si può”

«Per fare il salto di qualità a Napoli tutti remino dalla stessa parte: per primi i nostri tifosi»

Le parole sono come pietre: e in quel «comizio» curato nei minimi dettagli, sfrondato dalle banalità della vigilia, c’è la scelta di affrontare il destino a petto in fuori e a testa alta, seguendo il codice-Benitez, sfidando il rumore dei nemici, intrufolandosi tra le pieghe d’un discorso ambientalmente corretto e in cui l’etica finisce per ritrovarsi coinvolta in messaggi subliminali (e pure diretti) che rappresentano il gioco delle parti.
Si scrive Rafa e si riscrive la scenografia d’un anno che va vissuto daccapo, rimettendo ordine nella malinconia del post-Bilbao, ristabilendo l’umore e sfilando dinnanzi ad una città affrontata con l’autorevolezza di chi sa cosa dire e come dirlo, lisciando le guance degli interlocutori – tutti, nessuno escluso – con carezze che nascondono pugni ed investendosi ufficialmente, attraverso la fierezza dei toni e la limpidezza degli argomenti, nel ruolo di leader che ha ascendente e vuole averne, consapevole di se stesso e «d’una squadra che è forte e più equilibrata dell’anno scorso e che se vuole vincere lo scudetto deve avere al fianco tutti i suoi tifosi». La cronaca viene cancellata dall’opinione e il Chievo resta un puntino soffocato in quella sorta di «monologo» che Benitez rivolge a chi non vuol capire e deve sentirsi costretto a farlo: è un viaggio dialettico che attraversa l’universo partenopeo, tocca le corde del cuore della gente, esprime pareri su mercato, sulla società, su parte della stampa, sul proprio futuro, su Behrami & Pandev: è una chiamata di (cor)responsabilità collettiva per stringersi il Napoli a sè e ripararlo, incorniciandolo in una citazione – il Brian di Nazareth – ch’è il paradigma d’abbracciare.

VACANZE. Liverpool ed già reds carpet. «Ho visto che qualcuno è rimasto sorpreso dalla mia assenza, ma quando hai uno staff di alto livello e una famiglia lontana, qualche volta è necessario. Io vivo qua e lavoro sedici ore al giorno, il momento non era delicato perché avevamo vinto a Genova, i nuovi li alleniamo tutti i giorni. Quando serve io ci sono sempre» .

IL CONTRATTO. Tra i tormentoni del momento c’è pure l’esigenza di rischiarare l’orizzonte. «Mi ha stupito sentire che con De Laurentiis non c’è un buon rapporto. Non è vero. Lui è un uomo di cinema che sta facendo benissimo nel calcio, che in dieci anni ha portato la società ad altissimi livelli, attraverso un piano preciso. E’ stato un miracolo, ciò che ha fatto. Noi ci siamo mossi dentro i nostri parametri e per questo ritengo il nostro mercato fantastico. Ora De Laurentiis dovrà andare negli Stati Uniti e quando tornerà affronteremo il discorso del contratto» .
L’INVOCAZIONE. Napoli è…tante cose assieme, tra cui la contraddizione in termini d’essere prigioniera dell’umore, irritabile per una sconfitta. «Il salto di qualità si fa tutti assieme, i tifosi sono importantissimi per noi. Se siamo uniti, possiamo vincere lo scudetto: ma se restiamo l’ottanta per cento di quello che rappresentiamo, non ce la faremo mai. Però qui la gente è intelligente e capirà: i giocatori più forti arrivano dalla Campania. Perché Immobile deve andare a giocare a Dortmund? Perché si discute Insigne?» .

AGLI EX. L’eco distinta che infastidisce è nelle rivelazioni di Behrami e di Pandev e in quelle frecciate che Benitez rilancia egualmente avvelenate: «Sono andati via calciatori che erano finiti in panchina. Se Jorginho arriva e supera Behrami non è un problema mio e comunque, tanto per sottolineare un aspetto, chi è partito non ha giocato, ad esempio, con Roma e Juventus…» .

MEDIA…MENTE. Ma, corretto si stampi, arrivano pure le divagazioni sui ruoli dei giornali e su correnti di pensiero distanti da Napoli, su linee che divergono dall’idea di Benitez: «Io capisco che ognuno deve fare il proprio mestiere, anche chi lavora a Torino o a Milano, ma non capisco chi vuol crearci problemi. Chi sta qui, prima di fare casino, deve pensarci bene: e quando qualcuno si inventa una notizia, tipo che Benitez è incazzato, non possono essercene altri che seguano il sandalo…» .

AI MANAGER. I pensieri tracimano e l’ironia esonda, stavolta per colpire qualche manager: «Parlano di tattica, di Hamsik che avrebbe problemi perché parte troppo avanti: avevo pensato di farlo giocare terzino sinistro, così ha più campo….Mi sembra ridicolo, dai…..Lui ha fatto benissimo con Cavani, in un Napoli che faceva il 60-70% di ripartenze. Intanto, però, posso dire che condivido l’idea della Federcalcio, con meno squadre in serie A e più italiani in organico» .
Fonte: Corriere dello Sport

Tufano
Simon tech

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