Benitez: “L’Emirates è un tabù, ma stavolta proveremo a vincere”

Lo stadio spunta in mezzo a un quartiere che certo non si può definire bellissimo. No, questa non è la Londra da cartolina; al massimo un luogo della memoria calcistica con le panchine che portano i nomi dei grandi giocatori dell’Arsenal: Robert Pires, Tony Adams, Liam Brady. I cannoni sono lì ad uso e consumo di una foto-ricordo. Qualche ricordo qui lo ha lasciato pure Rafa che è stato accolto se non come un vecchio amico, come un caro conoscente. La sua storia londinese si è sviluppata da un’altra parte, tra amarezze e contestazioni.Qui ha vissuto solo esperienze da avversario. Ma senza rancori, addirittura con un certo carico di simpatia. Ad esempio, verso Arsene Wenger che lui definisce «il miglior allenatore della Premier». Simpatia ricambiata forse perché qui, in questo stadio, non ha mai vinto: «E’ sempre positivo conoscere le statistiche, soprattutto gli aspetti negativi perché ci si può impegnare per correggerli». Semmai a cominciare da stasera quando percorrerà quel sottopassaggio che conosce bene. Certo, questo non è Highbury: l’Emirates non ha il fascino della storia, quello che si sedimenta su ogni singola porzione di uno stadio, che ricorda attraverso un ciuffo d’erba epici confronti, che ha visto accumularsi sulle panchine dello spogliatoio il ricordo di campioni che hanno attraversato gli anni e i decenni. L’Emirates attuale non è Highbury e non è Anfield, lo stadio che nel cuore di Benitez occupa un posto privilegiato. Quella di stasera è, comunque, la sua sfida, la sfida di uno spagnolo «adottato» da alcuni inglesi (quelli di Liverpool) e ripudiato da altri (quelli di Chelsea, quartiere di Londra).

RITORNO – Serata di ritorni. Anche per il Napoli che un anno e mezzo fa in un altro stadio, Stamford Bridge, vide dissolversi il sogno della Champions. I Quarti a portata di mano. Glieli tolse proprio il Chelsea che l’anno successivo avrebbe chiamato Rafa per salvare la stagione e che una volta salvata lo avrebbe ricambiato con una certa irriconoscenza. Inevitabile e comune il desiderio di rivincita. Coltivato in maniera composta, senza eccessi e senza frasi fuori luogo. Benitez, poi, è un campione di bon ton: frasi sussurrate, sorriso sulle labbra, scherza persino con Hamsik che gli siede accanto durante la conferenza-stampa. «Rivincite? Ma no. La motivazione vera è un’altra, la motivazione vera è vincere. Non conta il nome della squadra che hai di fronte anche perché se è in Champions allora vuol dire che è una grande squadra».
La sua è una «idea di calcio tranquilla», lontana da certi eccessi. Rafé non appare stressato, al contrario dà l’impressione di essere felice; non ha una battaglia in corso con il mondo che lo circonda, semplicemente una partita da affrontare e possibilmente concludere in maniera positiva. La sua serenità è in una frase che sembra uscita dal miglior campionario dei luoghi comuni: «Albiol? Higuain? Vediamo oggi. Una cosa è certa: domani andremo in campo in undici». Monsieur de Lapalisse con uno come lui andrebbe a nozze. Ma forse è proprio questa tranquillità, per quanto apparente, per quanto di facciata, che ha dato al Napoli sicurezze nuove. Un «piglio» da Grandi; la tranquillità di chi sa di avere nelle mani delle carte da giocare. Con successo.

ATTESA – Il primo «esame», il Borussia Dortmund è ormai solo un ricordo. Da cancellare proprio perché bello. E da sostituire con un altro, semmai ancora più bello. Perché il fascino dei tedeschi è il fascino di una storia giovane, dei vice-campioni d’Europa giunti su quel gradino un po’ a sorpresa. Il fascino dell’Arsenal è decisamente più solido, è fatto di passato: quello della squadra e quello di Wenger che qui ha creato il suo regno, lanciato grandi giocatori, prodotto calcio nel segno dello spettacolo e del divertimento. L’altro giorno, una rete contro lo Swansea è arrivata dopo ventuno passaggi. Un segnale: bisognerà confrontarsi stasera anche su questo versante, sul possesso-palla. «Ma voi sapete che io ho una filosofia particolare. Non mi esalto per il calcio fatto di possesso né per quello fatto di immediate verticalizzazioni. Ci vuole un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Contro il Rayo Vallecano il Barcellona per una volta è stato superato sul versante del possesso-palla ma ha vinto 4-0. Ciò che conta è l’equilibrio». Owen è convinto che l’Arsenal sia un fenomeno destinato a sgonfiarsi. Ma nel frattempo è lì, in vetta alla classifica di Premier: «Dobbiamo controllare un po’ l’entusiasmo, avremo di fronte una squadra fortissima. Dobbiamo mostrare le nostre qualità ma avendo sempre rispetto perché giochiamo in trasferta, perché loro sono la squadra che guida la Premier. Hanno giocatori di qualità e il miglior allenatore d’Inghilterra. Col Borussia è stata una partita difficile, dovevamo tenere sotto controllo le loro ripartenze. L’Arsenal, invece, palleggia molto bene e ha anche buone ripartenze». Questa per il Napoli e per Rafa è una partita da ricordare per dimenticare: la delusione di un anno e mezzo fa, la freddissima riconoscenza di una tifoseria, quella del Chelsea, che nemmeno davanti a una coppa ha cambiato se non idea, atteggiamento.

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

Tufano

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