Benitez: “Napoli tra le migliori, puntiamo in alto”

“Sono del Napoli, penso solo al Napoli e voglio restarci il più possibile” . E allora, più che una valigia serve un trasloco. E presto. Perché l’aereo parte. Lunedì Benitez sarà già in città. Mercoledì il raduno a Castelvolturno, sabato la partenza per Dimaro. Rafa fa i bagagli. Sensazioni, obiettivi, certezze, tutto dentro. Il Napoli l’ha emotivamente e calcisticamente travolto. Come poche altre volte gli era accaduto. Valencia, Liverpool, adesso l’azzurro: quando il progetto va al di là del blasone, e contagia l’uomo ancor prima dell’allenatore. Paragoni, similitudini, storie che tornano. Chissà le vittorie. Benitez ha scelto. Deciso, convinto, mosso dalle prospettive di crescita. Che gli sembrano le stesse di anni passati poi diventati indimenticabili: campionati, Coppe, vittorie, là dove per abitudine si inseguivano sogni e avversari . «Sono state esperienze fantastiche. In Spagna costruimmo una squadra fortissima. Ma poi qualcosa s’è rotto. E al Liverpool non si può resistere: accettai subito. Un club di livello e una tifoseria eccezionale. Anfield è uno stadio che ha una magia tutta sua. La notte della rimonta in finale di Champions è un brivido che non dimenticherò più. Entrai nello spogliatoio all’intervallo e dissi solo: facciamo un gol e riapriamo la partita. Andò proprio così. Ora però sono felice a Napoli. Era quello che cercavo dopo il Chelsea». 

RITORNO IN ITALIA    – Un progetto, una sfida, forse anche una rivincita dopo quei pochi mesi all’Inter, eppure vincenti. Anche lì, come quest’anno coi Blues e in fondo sempre. Dieci successi in carriera, l’albo personale è d’oro mica argento. C’era però ancora un conto in sospeso, un alone (più che macchia) da cancellare. Napoli, quindi. Di pancia e poi di testa. Lui, Rafa Benitez, che è un metodico e sistematico. Maniaco della perfezione, attento ai dettagli. Ormai british. Ma col guizzo che sorprende. Forse anche un po’ se stesso. S’è sentito voluto, Rafa. Lusingato, attirato. E ha detto sì. Per due anni più un’opzione sulla parola per il terzo. Che è più di una firma sul contratto. Napoli, fortissimamente Napoli. Da vivere, godere e anche raccontare qua e là a chi gli chiede perché. E allora, ecco i motivi: i programmi, il magnetismo di De Laurentiis, la passione di una città che sa amare e quell’istinto latino che si percepisce in una lunga intervista (personale più che calcistica) concessa a “minuto 116″. «Sono contentissimo di essere a Napoli. Ho trovato un grande presidente, una società importante e una tifoseria splendida: non potevo proprio dire di no, non ho esitato un attimo». La fragilità dell’uomo che si rivela una forza. L’impossibilità di rifiutare quando sembra davvero esserci tutto per provarci ancora, per aggiungere un’altra coccarda ad un petto già pluridecorato, per mantenere fede a quelle volontà, e anche speranze, che Benitez e il Napoli si sono sussurrate nei primi approcci. Prima al telefono, dopo da vicino mangiando patatine fritte. Obiettivo scudetto. Poi, la Champions: da giocare ovunque e contro tutti a testa alta. Anche senza Cavani. Ma con una squadra forte. Da aggiustare e completare seguendo le linee di mercato tracciate tra Londra e Liverpool.«Siamo tutti ambiziosi. La società ed io vogliamo andare quanto più avanti possibile in ogni competizione. Ci proveremo con tutte le nostre forze, puntando sulla convinzione di potercela fare. La sicurezza non possiamo darla, è sempre e solo il campo che determina. Però garantisco che daremo tutto. Solo così potremo essere i migliori».  
PRONTO –  Partenza lanciata. Un volo a planare su Napoli. Dalle vacanze al campo. Prima però sedendosi di nuovo al tavolino per fare il punto suglia acquisti. E da lì a Castelvolturno per conoscere lo spogliatoio, entrarci dentro, farlo suo, ingombrarlo col fisico e soprattutto le idee, la voglia, il carisma di chi ha vinto dappertutto e ora può farlo a Napoli. Benitez sta arrivando. Si comincia davvero.
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
M.P.
Tufano
Simon tech

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