Benitez: “Senza Cavani ho ricostruito il mio Napoli. Ammiro Sacchi. Su Mourinho e Ancelotti…”

NAPOLI – A volte ritornano: hola Edi, que tal? Come va? Il ritorno (in ballo) di Edinson Cavani va in scena così, neanche tanto all’improvviso, nei meandri di un discorso ragionato. Di una chiacchierata tattica che non fa una piega. «Senza Cavani abbiamo cambiato il modo di giocare. E la sua cessione ha permesso investimenti importanti» . Rafa parlò così del nuovo Napoli e del modello Benitez: «A metà tra il possesso stile Barcellona e un gioco più fisico ». Anno nuovo, squadra nuova. Un po’ Barça e un po’ arrembante. «Stiamo crescendo, consapevoli della nostra forza» . Il modo migliore per salutare tutti e darsi appuntamento a lunedì. Belli carichi verso la Roma.

ADIOS CONTROPIEDE – E allora, il Benitez di Spagna. Ai microfoni degli spagnoli di As Tv per parlare degli azzurri e di se stesso. Senza misteri: «Abbiamo sette giocatori nuovi e uno stile diverso, rispetto alla stagione precedente: il Napoli giocava con la difesa a cinque e basava il contropiede su Cavani, mentre ora puntiamo più sul possesso e il controllo» . E le micidiali ripartenze, che con i Tre Tenori hanno spaccato difese e partite in giro per l’Italia e l’Europa, oggi sono soltanto una delle soluzioni del ventaglio (vedi Mertens-Pandev con il Livorno).

STRATEGA AURELIO – E ancora. Ancora Cavani: «La sua cessione non è stata troppo dolorosa, anche perché il club ha potuto fare grandi investimenti e sono arrivati Higuain, Reina, Callejon, Albiol?» . A proposito del Pipita: «E’ sempre stato un nostro obiettivo» . Rafa se lo coccola e se lo gode. «E’ stato De Laurentiis a convincerlo a lasciare il Real. E ha convinto anche me parlandomi del progetto, della possibilità di investire e rinforzare la squadra. E nell’ambito di questi discorsi è venuto fuori il nome del Pipita» .

IL CARATTERE – Domanda impertinente: Rafa, con il dovuto rispetto, lei ha fama di essere “pesado” . Letteralmente pesante, ma più nel senso di inflessibile. «Mi dicono pesante e io dico costante. Alla fine della stagione, i miei giocatori mi dicono: ‘dopo ho capito’. E’ un po’ come con i figli, che a volte non gradiscono certi comportamenti e alla lunga ammettono che sono serviti a dare buona educazione» .

LAVORO NOTTURNO – Il carattere e poi le abitudini: «Mi alzo alle sette e cominciamo a lavorare alle otto. Fino alle undici di sera. Vivo nell’albergo adiacente al centro sportivo e sono in contatto costante con tutti gli uomini del mio staff: guardiamo partite, analizziamo la nostra squadra e prepariamo immagini video per ognuno dei nostri calciatori» .

SACCHI E IL BARCA – Un perfezionista, non c’è che dire. Con Arrigo Sacchi nella memoria: «All’epoca era davvero in voga: le sue squadre avevano molta intensità, giocavano il pallone velocemente, pressavano, ripiegavano. Rivoluzionario» . Le influenze dell’Arrigo-pensiero e poi del Barça, «con il suo possesso palla. Per molti, però, il Barcellona è stato un modello di riferimento, ma per molti altri anche un equivoco: la gente crede che è l’unico modo di giocare» . Mixare, aggiungere qualche altro ingrediente ed ecco il Rafa pensiero. La sua idea di calcio e anche il modello sul quale sta forgiando il Napoli: «Un misto: né il gioco diretto, puro e duro, né un gioco basato sul possesso assoluto» .

MOU E ANCELOTTI – Immancabili le domande su Mourinho e l’Inter post Triplete: «La squadra aveva una certa media d’età. E poi mi furono fatte una serie di promesse, ma i giocatori che sarebbero dovuti arrivare non sono arrivati. Comunque, abbiamo vinto due trofei in poco tempo e non abbiamo potuto fare altro» . Su Ancelotti: «Un grande allenatore e un’ottima persona» . E la Nazionale: «Del Bosque sta facendo uno splendido lavoro. Ora non ci penso: magari in un futuro lontano» .

 

La Redazione

G.D.

Fonte: Corriere dello Sport

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