Calaiò: “Io, l’arciere azzurro dico terzo posto!”

Di gel nei capelli ne mette sempre meno. Ma di gol ne fa sempre tanti, anche quando non gioca titolare o fine all’ultimo minuto. Proprio come gli capitava nel Napoli. Emanuele Calaiò detto l’arciere, Cala o Totò (ma per la moglie è semplicemente Manu) sembra uno che se ne sta sempre molto sulle sue ma timido non lo è. Ostinato e concreto. Soprattutto sotto porta. A Siena, il suo piccolo mondo, quello con la «emme» minuscola, sta festeggiando il suo quinto campionato vinto e il ritorno in A.

Freddezza, classe (stupenda la prima rete contro il Torino) e genio. Complimenti.

«Parla di me, vero? Sono felice, ci siamo fatti davvero un mazzo così per ritornare subito in serie A».

Anche quest’anno bomber spesso part-time, ma 15 gol fatti.

«Non mi pento di essere rimasto in Toscana. E se la società è d’accordo voglio continuare a giocare qui anche il prossimo anno. Sperando di trovare un po’ più di continuità».

Un po’ la sua maledizione. Ricorda Reja?

«Ho collezionato in tre anni e mezzo nel Napoli più sostituzioni che gol. Ogni volta che c’era da fare un cambio mi metteva fuori. A un certo punto mi abituai: non aspettavo di vedere il display per avviarmi negli spogliatoi».

Poi però arrivò Zalayeta e lei non ci vide più.

«Mi dicevo: ma come prendono lui senza neppure vedere come me la cavo in serie A? Proprio non mandai giù la scelta. Ma mai una polemica, però. Non sono un fesso, ma ho grande rispetto per i ruoli».

Però poi chiamò a De Laurentiis?

«Gli davo del tu, gli dissi che volevo andare al Genoa, magari anche in prestito, perché avevo raggiunto l’accordo e non sopportavo più questa situazione di sopportato in casa solo perché ero l’idolo dei tifosi. Ma il presidente non volle».

Un po’ di ingratudine?

«Non voglio dire questo, forse lui davvero credeva che per me sarebbe arrivato il riscatto con la maglia azzurra».

Alla fine restò.

«Feci pochissimi gol quell’anno, una doppietta a Livorno molto bella ma nelle gerarchie di Reja rimasi un fantasma».

Eppure i tifosi azzurri l’adorano?

«Credo che abbiano sempre apprezzato la mia compostezza e la mia decisione di scendere nell’inferno della serie C quando ero a Pescara e in un periodo in cui c’era molta gente che rifiutava il trasferimento a Napoli».

Un peso lo ebbe anche Federica, la sua futura moglie che era napoletana?

«È vero, all’epoca era incinta del nostro primo bimbo (ora ne ha due, ndr). Per lei rinunciai a tornare a Palermo, nella mia città».

Se lo ricorda il suo esordio al San Paolo, costò il posto a Ventura?

«Come non potrei? Ogni volta che lo incontro lui me lo rinfaccia scherzando. Sbagliai un rigore contro la Fermana e lui venne esonerato. Gli chiedo ancora scusa».

Acqua passata. Ora la aspetta di nuovo la serie A

«Spero di scagliare le mie frecce nei grandi stadi d’Italia».

A 30 anni sogna ancora?

«Toni è diventato re dei bomber a 31 anni. Perché io no?».

Che pensa di questa stagione del Napoli

«È stato protagonista di torneo stupendo, arriverà terzo, non ho dubbi. È solo un calo normale. Se penso da dove siamo partiti, mi vengono i brividi».

Se segna al San Paolo l’arco alla Robin Hood lo tiene al suo posto?

«Sì. Anche perché altrimenti dai miei suoceri al Vomero non posso ritornare».

Fonte: Il Mattino

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