CdS – Camorra e scommesse: l’intreccio

Oltre 150 gare nel mirino, anche in A e Champions, ma le partite non sarebbero truccate

Un’altra inchiesta. Un’altra Procu­ra. Un altro gruppo di scommettitori. E il cal­cio sempre in mezzo. Ma stavolta gli scom­mettitori non truccavano le partite – speciali­tà di Paoloni & C. come svelato a Cremona ­sfruttavano invece le zone oscure del sistema per “vincere facile”. Peccato che tutto l’inge­gnoso sistema, ideato da un dirigente del­l’agenzia Intralot, fosse illecito e coinvolges­se esponenti del clan camorristico D’Alessan­dro. Ma in questa storia a inquietare non è so­lo la longa manus della camorra, che pure fa­ceva soldi facili e «puliti». Perché il sistema usato dal gruppo e scoperto dagli inquirenti napoletani sarebbe non solo noto alla Intralot, ma addirittura “cavalcato” per guadagnare fette di mer­cato e « fidelizzare » gli scom­mettitori, come svela uno de­gli arrestati in una conversa­zione intercettata. Aspetto ­che ha provocato l’immedia­ta reazione della Intralot – sul quale ancora si indaga.

FERMATI –La Procura della Repubblica di Napoli ha emesso 8 ordinanze di custo­dia cautelare in carcere oltre ad aver disposto il sequestro di due agenzie di scommesse del circuito Intralot, a Pimon­te e Gragnano, nel napoleta­no. Oltre agli arresti, i pm ti­tolari,Filippelli e Siragusa, hanno disposto il fermo di altre cinque persone, tra i quali Vin­cenzo D’Alessandro, già detenuto per l’attivi­tà criminale dell’omonimo clan. Tra gli even­ti nel mirino spiccano sei incontri di calcio (Intertoto e preliminari di Champions, per ora) dell’estate 2008, tra cui la vittoria del Na­poli con il Panionios del 26 luglio; ma il grup­po, che aveva un “debole” per il tennis, scom­metteva anche su baseball e ciclismo. In re­altà, ha fatto sapere il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, si indaga su oltre 150 par­tite di calcio dalla Serie A in giù e la Procura ha avviato una rogatoria internazionale conSpagna e Sudamerica.

L’INGEGNOSO COLPO –Il sistema della banda

non è sconosciuto agli esperti del settore, e si basa sullesurebet,le scommesse sicure. L’as­sociazione farebbe capo a D’Alessandro (fi­nanziatore delle puntate grazie ai soldi della camorra, cui il sistema garantiva il riciclag­gio di denaro) e a Maurizio Lopez, direttore dell’Ufficio Gestione Quote e Rischio della Intralot. Lopez operava da Roma e stabiliva le quote sugli eventi sportivi. Il gruppo trami­te prestanome giocava sul sito betfair.com, illegale in Italia perché non affiliato all’agen­zia dei Monopoli di Stato per la regolamenta­zione delle scommesse, puntando su alcuni eventi sportivi notevoli somme di denaro ga­rantite da investitori più o meno vicini alla camorra. In base alle quote del sito inglese, Lopez variava le quote della Intralot sugli stessi eventi, ma in modo da garantire al proprio gruppo un incasso sicuro. Esempio: il gruppo Lopez scommetteva 100mila euro su una partita la cui vittoria della squadra di casa era quotata a 2,50. Poi lo stesso Lopez variava la quota Intralot, per lo stesso evento, molto vicina a 2,50 ma relati­va alla vittoria della squadra in trasferta. Le due quote do­vevano essere molto simili, in modo che il gruppo avrebbe puntato sia su una squadra che sull’altra, incassando co­munque enormi somme. Pun­tando su betfair e Intralot, riuscivano a ricavare anche il 30% delle somme investite per singolo even­to, qualunque fosse il risultato.

IL CONTROLLO DELLE AGENZIE –Lopez favoriva anche l’apertura di agenzie Intralot in Cam­pania e Romagna, inserendo a capo degli uf­fici uomini fidati. «Hai capito perché sto pres­sando per avere l’help desk sotto a me?» di­ce Lopez ad Antonio De Simone, altro refe­rente del gruppo; «possiamo metterci qual­che persona nostra […] e gestisco io chi deve avere il fido…». Il gruppo aveva in mano le agenzie per scommettere tramite prestano­me, aveva i soldi dei camorristi per puntare somme elevatissime, aveva facoltà di variare le quote. Un sistema (quasi) perfetto.

La Redazione

A.S.

Fonte: Corriere dello Sport

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