CdS – Giovanni Galli: “Cavani ora è davvero forte”

Le emozioni vere le ha vissute in campo. Con la maglia rossonera e poi con quella azzurra. Vent’anni dopo Napoli-Milan resta la “sua” partita. Giovanni Galli. Riec­colo iI portierone di uno scudetto e due Cop­pe Campioni con il Milan di Arrigo Sacchi, ma anche d’una Supercoppa italiana con Bi­gon. Perché lui, ora da una parte ora dall’al­tra, s’è goduto il meglio della rivalità tra le due squadre. Allora, infatti, alla fine degli Ottanta e all’inizio dei Novanta – quelli era­no incroci che scrivevano la storia del no­stro campionato – valevano anche il tricolo­re. Certo, sono tempi che potrebbero torna­re, ma intanto questo Napoli-Milan arriva troppo presto per attrarre interessi e discor­si da scudetto.

Già, ma fanno bene al calcio questi calenda­ri a “come viene viene”, caro Galli?

«Beh, l’anno scorso alla seconda ci fu addirit­tura il derby di Milano… ».

Stavolta, subito Napoli-Milan e anche l’Inter con la Roma.

«Può capitare se si decide di lasciare tutto al caso. Oppure bisogna fare come fanno in In­ghilterra, dove concentrano il meglio degli scontri nel periodi di Natale perché allora il campionato è già più “caldo” e anche per avere più pubblico allo stadio. Questione di scelta. Tutto qui».

Napoli-Milan, dunque. Chi sta meglio? Ha un favorito la partita di stasera?

«Non lo so. Per colpa del Milan è una partita che sfugge a ogni interpretazione».

Spieghiamo?

«Cominciamo dal Napoli. Mi è piaciuto a Ce­sena ed è stato straordinario a Manchester contro il City. E’ una squadra che ha una identità precisa. Che è ad immagine e somi­glianza del suo allenatore».

Voto a Mazzari?

«Dieci. Come tecnico di lui mi piace tutto».

E come “non tecnico”?
“Intanto chiariamo: di Walter mi ritengo amico, l’apprezzo e ho affetto per lui… ».

Però…

«Però a volte è troppo livornese. Permaloso, insomma. Non gli si può dire niente».

Caro Galli, lei però è pisano. E, amicizia a parte, tra livornesi e pisani, si sa, c’è forse la rivalità più rancorosa e storica d’Italia.

«Per carità. Gli voglio bene. Parliamo del Na­poli che è meglio. Della squadra di Mazzar­ri, risultati eccellenti a parte, mi hanno esal­tato le buone prestazioni. L’integrazione im­mediata dei nuovi. La capacità di gioco della squadra. La sua voglia di raccontare qualco­sa d’importante».

La diciamo tutta?

«No, voglio fermarmi qui. Anche per scara­manzia. Cert’è, però, a Napoli nell’aria si re­spira qualcosa di nuovo. E di bello».

Il Milan, invece?

«Il Milan pure viene da risultati positivi, ma ottenuti con molta sofferenza. E il pari di Barcellona, come ha onestamente ammesso anche Galliani, con un po’ di buona sorte. In­somma, mentre posso già dire quanto vale oggi il Napoli, e vale molto, non posso farlo per il Milan. Non l’ho capito ancora. Ecco perché dico che il risultato di stasera dipen­de dal Milan soprattutto. Da come saprà gio­care ».

Cavani-Pato e De Sanctis-Abbiati. Quale dei due si potrà rivelare decisivo?

«Quello degli attaccanti, forse. Ma mi lasci dire qualcosa su Cavani. Il Napoli l’ha tra­sformato da così a così. A Palermo arrivava 50 volte davanti al portiere e 49 non faceva gol. Ora è diventato un infallibile cecchino. Ora quando un portiere se lo vede arrivare in area di rigore si fa il segno della croce. Da vecchio numero uno su questo ci posso anche giurare».

Cavani il suo pupillo, dunque?

«No. Il mio pupillo è Maggio. Per questo ra­gazzo nutro un particolare affetto. Perché? Perché lo portai a Firenze e ce lo portai su una sedia a rotelle perché non poteva neppu­re camminare, tant’era il dolore per la pu­balgia. Giocava a Vicenza. Vidi in lui la stof­fa del campione e nonostante quell’acciden­te che lo torturava lo volli lo stesso. Feci be­ne. Guarì e in maglia viola, prima in B e poi in A disputò campionati straordinari. Ma ha visto quel che ha fatto a Manchester? Quel contropiede? Con la palla al piede correva più di chi lo rincorreva. E ora s’è addolcito anche nel passaggio».

Un ricordo personale di un Napoli-Milan.

«Due. Entrambi belli e positivi. Primo mag­gio 1988, ero al Milan, alla terzultima vin­cemmo al San Paolo per 3-2, sorpassammo il Napoli e poi vincemmo lo scudetto. Che pub­blico quello del San Paolo: aveva la morte nel cuore ma ci applaudì. L’altro è in maglia az­zurra: 10 maggio ‘92. Con il Milan già avanti di un gol, parai un rigore a Van Basten. Che bello che fu. Poi pareggiammo».

Ora, invece, solo tv e banchi del consiglio co­munale?

«Nient’affatto. L’altro giorno c’è stata l’inau­gurazione della mia scuola calcio. Proprio di fianco allo stadio di Firenze. 400 ragazzi ai quali mi dedicherò di qui in avanti. Si chia­ma Scuola calcio Olimpia».

Per trovare i bomber o i portieri di domani?

«Intanto, per vincere una partita nel Memo­rial dedicato a mio figlio Niccolò. Vi parteci­pano le formazioni esordienti dei migliori club d’Italia, ma sino ad oggi non abbiamo mai vinto una partita. La prossima volta, pe­rò, ce la faremo».

La Redazione

A.S.

Fonte: Corriere dello Sport

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