Rangers, la finalista dell’Europa League: il calcio è religione

Il Rangers è l’avversario del Napoli che l’urna di Istanbul ha tirato fuori dalla quarta fascia per la fase a gironi di Champions League

Quando si parla di Rangers, non si può non nominare anche il Celtic. Non esiste il bene senza il male, non esiste il bianco senza il nero. E ancora: Federer e Nadal, Tom e Jerry, Barcellona e Real Madrid. Filosofie agli antipodi, il calcio in Scozia, e precisamente a Glasgow, è religione. Il protestantesimo per il Rangers, il cattolicesimo per il Celtic. Il calcio, a Glasgow, è politica. L’unionismo per il Rangers, l’indipendentismo per il Celtic. Per questo la rivalità, l’Old Firm, che ha assunto uno sfondo religioso e politico, talvolta ha portato anche a scontri mortali tra le due tifoserie.

Parlando di oggi, e lasciando perdere la storia -anche se il recap era dovuto-, il Napoli affronterà la finalista della scorsa Europa League. Una finale brutta, a dirla tutta, persa solo ai rigori per l’errore di Aaron Ramsey, poi fatto tornare immediatamente alla Juventus. Giocano bene i Gers, allenati da van Bronckhorst che affrontò il Napoli con il Feyenoord sempre in Champions League qualche stagione fa.

Rangers, dallo stadio alla stella

Ibrox è un ambiente caldo, non ha bisogno di presentazioni. I posti a sedere sono 50 mila, tutti a ridosso del campo in modo tale da sentire i pensieri dei giocatori. Uno spettacolo assoluto, affascinante, per un club che ha portato a casa 55 titoli di Scozia, 34 Coppe, 27 Coppe di Lega e soprattutto 1 Coppa delle Coppe, quando batté la Fiorentina in finale all’inizio degli anni ’70. Le stelle sono due, Morelos e Kent: danno velocità alla manovra offensiva nel 4-3-3 di van Bronckorst.

Solo nel 2012 il Rangers ha portato le carte in tribunale, è fallito. Dopo dieci anni è alla fase a gironi di Champions League dopo aver avuto la meglio nel doppio confronto con l’Union Saint-Gilloise prima e il PSV poi. Una bella storia, per uno dei due club più importanti di Scozia.

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