Cheerleaders, De Laurentiis le importa dall’America. Show al San Paolo

Le luci della ribalta trascinano nell’immensità: e in quella dimensione onirica è lecito farsi cullare dalla fantasia. Musica, maestri; e mentre intorno la colonna sonora della propria giovinezza lascia danzare con leggerezza, l’orizzonte (personale) assume contorni favolistici. Il calcio del Terzo Millennio è un modello in via d’espansione, un universo nel quale inserire pennellate di «modernismo partenopeo» che arricchiscano gli eventi: e in quel teatro dei sogni rappresentato dal San Paolo, il nuovo da lasciar avanzare – prima che la tensione della partita ghermisca lo stomaco – è racchiuso in quell’evoluzione (artistica) che concili con lo spettacolo e semmai lo arricchisca d’ulteriori (e diversi) contenuti. Il made in Naples per l’anno che verrà è (pure) in quelle (sette) note di colore che saranno utili per allietare le proprie domeniche, nell’importazione d’un fenomeno tipicamente americano (e però poi estesosi ovunque) dilagato nei college e ora pronto a «scuotere» Fuorigrotta a ritmo di dance: si scrive cheerleaders e si riscrive l’happening e sui titoli di testa d’uno show che va in scena al «Tam» (la casa-madre di Alessandro Siani e il laboratorio schioppettante di «Made in Sud») c’è non solo l’autografo di Aurelio De Laurentiis ma anche la sua espressione vigile. Forza, ragazze: perché per chi sta attraversando quella meravigliosa fase della vita che va dai 18 ai 23 anni, c’è un palcoscenico in cui liberare il proprio talento, c’è un sipario che potrebbe alzarsi per dirottare, poi, nel bel mezzo del San Paolo, il prossimo stadio d’una «carriera» che può coreograficamente riservare insospettabili sorprese e che, per il momento, conduce cinematograficamente dritte a Cinecittà, ospiti della Filmauro e persino candidate a un provino che consenta (eventualmente) di ritrovarsi sul grande schermo, a Natale, in «Colpi di fortuna». La storia ha precedenti illustri che (vista la statura dei personaggi) non andrebbero scomodati: ma a una dicottenne, e pure a una ventitreenne, perché vietare di rileggere la sceneggiatura dell’esistenza di Meryl Streep, la Signora degli Oscar che ben prima (ma tanto prima) d’esibirsi in «Mamma mia» s’era accorta d’avere un’anima da cheerleaders? Qui stadio a voi Actors’ Studio….

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

 

 

 

 

 

 

Tufano
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