Claudio Barbaro: «Possibile costruire l’impianto soltanto d’accordo con il club»

Il relatore della nuova legge sugli stadi spiega gli aspetti legislativi della questione

«È stato compiuto un passo importante alla Camera, adesso aspettiamo il via libera del Senato». L’onorevole Claudio Barbaro (Fli) è stato una settimana fa il relatore della nuova legge sugli stadi (Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi, dalla capienza minima di 7500 spettatori) presso la Commissione cultura di Montecitorio. «E tre giorni fa l’analoga commissione del Senato ha fissato la discussione, ci auguriamo che l’iter possa essere completato entro settembre e che non vi sia la necessità di ulteriori modifiche al testo, neanche di una virgola. È una legge importante, vi sarebbero vantaggi non soltanto per il calcio, ma anche per il Paese, visto che parliamo di investimenti per almeno 800 milioni e non vi sarebbe un euro di denaro pubblico».

Chi può proporre un progetto per realizzare un nuovo stadio?
«Il soggetto principale è rappresentato dalla società sportiva, come evidenzia il testo. Un imprenditore esterno, senza il consenso del club, non può essere ammesso».
Perché?
«Perché viene riconosciuto il diritto sportivo e perché gli aspetti commerciali devono coincidere con gli aspetti sociali e sportivi. È evidente che non si può tenere presente soltanto il lato sportivo perché i costi potrebbero essere elevati e per questo è prevista la creazione di aree polifunzionali. E vi sarà un aggancio con lo sport di base: le società che presentano il progetto devono impegnarsi a investire il 2 per cento in impiantistica sportiva scolastica, su indicazione del comune di appartenenza».
Quindi, l’eventuale nuovo stadio a Napoli deve passare attraverso il club di De Laurentiis? 
«Nel testo è spiegato con chiarezza che il soggetto proponente è rappresentato dalla società sportiva o che, per attivare l’accordo di programma, è una condizione necessaria l’intesa con il club».
Come mai l’iter è stato così lungo?
«Anzitutto, la durata dell’iter conferma la serietà della legge. Siamo stati molto attenti ai minimi dettagli perché si correva il rischio di speculazioni: gli enti locali erano e restano i principali punti di riferimento a cui presentare il progetto preliminare. Uno dei primi vantaggi è la riduzione dei tempi. Facendo un esempio con lo Juventus Stadium, se prima occorrevano nove anni per la definizione dei permessi, adesso tutto viene circoscritto entro un anno».
La legge riguarda anche strutture già esistenti come il San Paolo?
«Sì. E saranno possibili interventi commerciali e residenziali attraverso una leva urbanistica, anche perché se l’operazione si limitasse alla sola struttura sportiva sarebbe particolarmente elevata. Ovviamente un aspetto a cui viene prestata particolare attenzione è quello della sicurezza negli impianti».
Tra gli obiettivi c’è anche l’organizzazione dei grandi eventi internazionali.
«È uno degli obiettivi che ci siamo posti e che è stato recepito, ma i vantaggi, come è stato detto, non riguarderebbero soltanto le società calcistiche».

Fonte: Il Mattino

La Redazione

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