Con la rete al Genoa Cavani aggancia Jeppson nella classifica dei bomber azzurri

Con 52 reti aggancia il bomber svedese

Un giorno, quando le ombre di Marassi si saranno dileguate, e il retrogusto amaro d’un pomeriggio d’un giorno da cani, tra freddo, neve, e tre ceffoni, sarà evaporato, dimenticato, archiviato nella memoria più lontana. Genova per lui avrà il valore simbolico d’una impresa mica da poco: e quel dì, rimossa la tristezza, rilettala propria esistenza partenopea, sentirsi pienamente Cavani avrà un altro valore. La felicità è un lampo, e persino un’illusione, ma adesso che Napoli e ammantata di delusione, sopraffatta dal Genoa, inquietata dalla quinta sconfitta, resta almeno la storia e i suoi cinquantadue capitoli avvincenti, una raffica di emozioni per uomini forti, per el matador, per cannonieri perennemente in sfida con se stessi e con il tempo.

IL MOSTRO – Cinquantadue volte Cavani, in diciotto mesi di onoratissima partecipazione: e ora ch’è seriamente caduto o’ banc ‘è Napule , vale a dire Hasse Jeppson, sotto il martellante peso d’un bomber impressionate, d’un mostro dell’area di rigore, quel decimo posto tra i cannonieri «napoletani» di sempre già sta stretto. Genoa per lui, è vero, è una secchiata gelida sulle proprie aspirazioni stagionali, ma poi verranno momenti migliori e sarà semplice, inevitabile, indispensabile tuffarsi nell’analisi profonda d’un fenomeno specialissimo che sta già osservando il suo amico Hamsik da vicino e che poi punterà su Canè e su Vinicio. E’ un decimo posto senza la lode della gloria di Marassi, è un trofeo simbolico e però pesante, perché contiene la statura del campione e la sua perfida, diabolica bellezza: e vabbè ch’è finita male, come non avrebbe voluto, però in quello stacco imperioso nel bel mezzo dell’area, nella precisione chirurgica a cercare a trovare l’angolo lontano di Frey, nella capacità di sfuggire alla marcatura del difensore, c’è la sintesi d’un uomo che ha deciso di stupire a prescindere.

IL BIS – Si scrive Cavani, si legge il gol in tutte le sue declinazioni, di destro o di sinistro, al volo (come ad Utrecht) o di testa, dal dischetto, in contropiede, nel traffico dei sedici metri, a campo aperto, con angoli di passaggio strettissimo, con parabole geniali che conducono nell’olimpo d’un club che in cima alla classifica dei suoi eroi esibisce il più grande d’ogni epoca e che da ieri ospita pure quel gentiluomo divenuto eroe rapidissimamente. Trentatrè reti l’anno passato, in quella stagione che pareva irripetibile, scandita da prodezze in serie e talmente ridondante da apparire unica nel suo genere. E invece, a sostegno d’un talento sprigionato in ogni dove, stavolta, per un bis che scaccia via qualsiasi preoccupazione persino eventuali improbabili diffidenze, sono già diciannove tra campionato, Champions e coppa Italia.

 

L’IMPRESA – Il principe del gol è ora ammaccato nel morale, desolato per una sconfitta che spalanca verso l’anonimato in campionato, e magari gliene frega nulla di aver avvicinato Di Natale e Denis, di essere ad un niente dal trono dei cannonieri di serie A: però, il decimo posto tra gli eletti del Napoli, resta lì, un marchio della fabbrica Cavani destinata ad espandersi, a puntare dritto sulla Coppa Italia accarezzata dopo la doppietta con l’Inter (« noi vogliamo vincerla ») e poi a pensare al Chelsea, a un faccia a faccia ravvicinatissimo con l’elite del football mondiale da stregare a modo suo, come a Manchester, ad esempio. Come con il Manchester, per gradire.

 

AVANTI GLI ALTRI – Cinquantadue due reti non placano la fame di affermazioni, il desiderio di successo, la sete di conquista: dopodomani c’è il Cesena, una delle vittime preferite (quattro partite e altrettanti gol), poi sarà il turno del Milan, regolato all’andata con una tripletta. Il matador brilla di suo.
Fonte: Corriere dello Sport
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