Contro la squadra di Delio Rossi esordirà Rosati

De Sanctiis andrà in panchina a causa dell'influenza

Cento di questi giorni? Per carità, non ditelo a De Sanctis, il quale dopo 99 presenze in campionato una di fila all’altra, quando già si sentiva “centenario” e pronto ad acciuffare Massimo Tarantino e Oscar Damiani nella classifica azzurra d’ogni tempo, è costretto a starsene in panchina. Tutta colpa di un’influenza maligna che gli ha fatto gol in settimana e che ora lo costringe alla prudenza. Stasera, quindi, toccherà a Rosati. E per l’ex gigante del Lecce sarà la prima volta in campionato con la maglia azzurra. Per lui, infatti, sino oggi, una sola presenza: in coppa Italia, nella prima col Cesena.

E ORA ROSATI – A Firenze, dunque, largo a Rosati, il ventinovenne portierone alto quasi due metri, che l’estate scorsa non ci ha pensato su un momento a lasciare la monotonia del posto fisso di portiere a Lecce per diventare riserva di don Morgan. Perché?

« Perché sapevo di mettere piede in un club ambizioso. Un club che avrebbe disputato anche la Champions e che è portatore di un progetto assai importante. Se mi pesa il ruolo di riserva? Nient’affatto. Con accanto un portiere come lui, come De Sanctis, non posso che migliorare. E migliorandomi so che un giorno, magari, avrò chance importanti da giocarmi», ha raccontato e racconta Rosati.
Ebbene, dopo sette mesi da vice paziente, fidato e silenzioso, è arrivato il giorno della sua prima, grande chance. Intendiamoci: Rosati sa bene che dopo Firenze gli toccherà restituire a De Sanctis maglia e guanti titolari e che dovrà tornarsene in panchina, ma intanto vuol godersi la notte di Firenze e dimostrare finalmente, in campionato, che il Napoli può contare pure su di lui, gigante della porta costato otto mesi fa poco più di tre milioni.

 

CINTURA NERA DI KARATE… Lui che da ragazzino il calcio lo guardava da lontano. Che preferiva il nuoto e il karate. Al punto che a dieci anni vantava già la cintura nera. Poi si lasciò convincere dagli amici di scuola e del paese – è di Palombara Sabina, appena a nord di Roma – e si fece tentare dal pallone. Ma poiché non aveva il “piede dolce”, finì subito in porta. Questo l’inizio di una storia che stasera s’arricchirà d’un nuovo capitolo. Ma Rosati, ovviamente, non è uno sconosciuto. Non è un giovanotto da scoprire adesso. Alle sue spalle già una carriera lunga e la benedizione d’un allenatore che di sicuro se ne intende: Zdenek Zeman, che l’apprezzò quand’era a Lecce. Perché Rosati ha studiato, è cresciuto, s’è formato alla scuola del Lecce ai tempi di Corvino e di Dimitri, buoni maestri in campo e fuori. E tra i baby giallorossi vinse due scudetti Primavera assieme a ragazzini che si chiamavano Vucinic e Bojinov, Pellè e Chevanton, Bovo e Konan, Stendardo e Rullo. Poi, con alle spalle cento e passa partite tra A e B, non ha esitato a mollare tutto e a tornare in seconda fila per abbracciare il sogno d’un club dai grandi progetti e per vivere comunque da vicino le sensazioni e le emozioni della Champions. Oltre che, si capisce, quelle di quattro anni di contratto con il Napoli.
UN ATTIMO DI EMOZIONE – E così stasera tocca a lui. Un pizzico d’emozione, forse. Poi un brivido col dubbio che però dipenda solo dal freddo della sera di Firenze, quindi la responsabilità di tenere a bada la prepotente forza di Amauri e la fantasia vincente di Jo-Jo. Che è un programmino niente male nella notte dell’esordio in campionato. Ma è la sua grande occasione e Rosati non vuole sprecarla.
Fonte: Corriere dello Sport
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