Corbo: “Ci voleva la rivoluzione per creare il gigante Napoli”

La lunga vacanza del calcio italiano per il Napoli comincia in anticipo. Alle 16.35 nel grigiore novembrino di uno strano sabato. Telecronache ad alto volume nella città che sembra vuota. Folla e festa nello stadio di Fuorigrotta, folla felice che sente già suo lo scudetto. La partita non è finita però, manca una dozzina di minuti quando la squadra ritiene di averla già vinta con il momentaneo 3-0, cede alla improvvisa vanità di passaggetti insensati, gioca per l’applauso fino a disunirsi, non c’è più in campo, perde le distanze, barcolla persino quel traliccio di Kim regalando la palla del secondo gol dell’Udinese, si agita Osimhen per dare l’allarme, il Napoli lascia spazi all’Udinese fino a subire due gol e rischiare il terzo.

 

Calma, non è successo niente, il 3-2 vale pur sempre l’undicesima vittoria di fila, quella che manda il Napoli sulla luna e lascia sulla terra le altre a guardarlo con il naso all’insù. Superato lo choc la festa può riprendere nello stadio, giusto che sia festa perché nessuna è stata forte come il Napoli in queste prime 15 e nel girone A di Champions, nessuna ha giocato meglio, a malapena le hanno resistito Lecce e Fiorentina, non è riuscita l’impresa neanche alla Roma di Mourinho che si umiliò in un ottuso catenaccio.

 

Arrivederci all’anno prossimo, 4 gennaio a Milano, con l’Inter che tenterà di recuperare tempo e punti perduti. Farà comunque bene Spalletti a mettere da parte il film dell’ultima vittoria, dovrà tirarlo fuori, mostrarlo e parlar chiaro alla squadra come a se stesso. Il Napoli dei primi 78 minuti è la squadra che l’Italia e l’Europa hanno ammirato, nessuno può contestarne la fluidità del gioco, la bellezza non retorica della sua manovra, la versatilità nell’incrociare gli avversari e punirne le criticità, ma il finale di ieri chiede una riflessione. Evidente il calo di tensione, come si giustifica? È l’unico interrogativo che forse divide ancora questa squadra dallo scudetto, la realtà dal sogno, la logica dalla follia.

 

Il Napoli ha indovinato la scelta di Elmas, in attesa di Kvaratskhelia, in attesa che il fantasista georgiano si liberi del dolore alla schiena e degli esiti della misteriosa notte con i ladri. Elmas gioca in umiltà lasciando a Zielinski lo spazio che gli mancava con Insigne. Male l’Udinese, Andrea Sottil a 48 anni arriva in serie A, solo una carriera a mezz’aria ma dignitosa nel Centrosud. Vuol farsi notare. Ma lascia troppo spazio al Napoli più aggressivo, l’uno contro uno è impossibile se al centro c’è Jaka Bijol, biondino sloveno di 23 anni che rimane al pianterreno quando Osimhen vola al quinto per il primo gol, ne subisce il raddoppio, si fa trovare impreparato su un lampo di Elmas per il terzo. Non sanno far meglio il nigeriano Ehizibue con Elmas né il camerunense Ebosse con Lozano, attivissimo nel primo tempo. Ci volevano quel calo di tensione e l’errore inconsueto di Kim (ieri a disagio su Beto) per rimettere in gioco una incompleta Udinese. Ma niente cambia nel futuro del Napoli. Esce tra gli applausi dal 2022, favorito per lo scudetto, la rivoluzione estiva ne ha fatto un gigante.

Fonte: Antonio Corbo per “Il Graffio” di Repubblica

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