Corbo: “Mazzarri? Lo stress è uno spot per altri club. Il ritorno di De Laurentiis è prezioso”

Corbo: “Mazzarri? Lo stress è uno spot per altri club. Il ritorno di De Laurentiis è prezioso”

Nella domenica dei rimorsi, milioni di tifosi nel mondo hanno discusso sulle cause della sconfitta. Manca la scintilla per riaprire il campionato alla speranza: perché il Napoli deve ancora crederci. Certo che deve crederci, basta dare un senso ai numeri. La Juventus, con 22 punti dopo 8 partite, vola ad una media che ricorda il Concorde. Calcolando 2,7 punti a partita nelle prossime 30 vincerebbe lo scudetto a 103. Lo conquistò l’anno scorso a 84. Il Napoli non può avvilirsi ed uscire dalla pista: penalizzato dall’attendismo di Mazzarri sia a Catania che a Torino, ha pur sempre raccolto 19 punti. La proiezione indica una velocità che porta a 89 punti finali. Se si pensa che Juve e Napoli non possano mantenere questa media esagerata, che il campionato abbia solo avuto un avvio bruciante, che tutt’e due le squadre siano destinate a frenate e pause, c’è una sola deduzione: la corsa per lo scudetto è più che mai aperta. Nel rimettersi in gioco, il Napoli deve però rivalutare i suoi punti di forza, liberandosi anche di equivoci e falsi problemi. Si è infilato in una nuvola di parole. Inutili e pericolose parole come quelle che Mazzarri ripete da giorni. A poche ore dalla partita, ingenuo e intempestivo, ribatte a Carrera: «Il nostro gioco è stato apprezzato in tutta Europa, quindi anche in Italia». Che senso ha, se l’indomani la Juve in due minuti fulmina un ottimo Napoli, penalizzato solo dai mancati cambi? Meglio tacere alla vigilia. Ricorre un altro tema, aperto proprio da Mazzarri: dice di essere sotto stress e forse a fine anno si ferma per un po’. Se è un spot per far sapere ad altri club che la sua missione a Napoli è alla fine, bene. Ma qual è l’effetto su ambiente e squadra? A trenta partite dalla fine, si scopre che uno dei due bolidi in gara è guidato da un pilota usurato? Non è vero, perché Mazzarri in settimana dà prova certa di entusiasmi sempre freschi, di ansie e ambizioni intatte, di inesauribile capacità operativa. È difficile convincere un toscano di provincia: meglio risparmiare parole, quasi fossero monete. Ma a 51 anni, deve chiederselo un professionista da 2,5 milioni netti l’anno: può mai un comandante confidare che teme lo stress e pensa di sbarcare nel primo porto utile? Che pensa l’equipaggio? Parole, soltanto parole che non giovano a Mazzarri né ai destini del Napoli, nell’anno che offre una opportunità forse ultima. Se non ora, quando? Il Napoli è nella solare maturità. Ha una difesa di ultratrentenni, 30 Maggio e comincia a dimostrarli, 29 Pandev, 28 Inler e 27 Behrami. Questa maturità anche anagrafica coincide con l’annata più felice di due campioni: Cavani e Hamsik. Micidiali. La Juve aveva sabato in Giovinco il suo più pericoloso attaccante. Se non ora, quando? La delusione va rimossa subito. Nella settimana che parte domenica prossima, il Napoli avrà tre partite non difficilissime: Chievo e Torino in casa con l’intermezzo dell’Atalanta (fuori). La Juve va a Catania e poi riceve Bologna e Inter. E la nuova sfida tra le squadre attualmente più forti si giocherà il 3 marzo a Napoli. Sono molti, troppi gli elementi che sollecitano gli sconfitti di Torino a rialzarsi. Ma non sarà facile se il Napoli persiste nel raccontarsi finte verità. La prima riguarda Pandev. Sabato sera l’allenatore è stato lodevole nel mettere se stesso e il giocatore al riparo di critiche. «Pandev ha lottato molto per frenare Chiellini». Ma era Pandev a dover marcare Chiellini o viceversa? Non si può essere soddisfatti di un attaccante finora formidabile anche come rifinitore se ha solo fermato un difensore. Così come Hamsik per limitare Pirlo ha finito per limitare i suoi inserimenti e la maestosa semplificazione che sa dare in fase offensiva. Il Napoli è stato alla pari della Juve per 75’ applicando il “pressing alto sull’uomo” al contrario del “pressing sulla palla” che invece favorisce le ripartenze perché crea spazi. Sarà un caso, ma a Torino non se n’è vista una. Il ritorno di Aurelio De Laurentiis è prezioso, se il presidente saprà trovare i toni più garbati e convincenti su due temi. Molto delicati. Spingere Mazzarri a osare di più nei cambi e nel variare la formazione. Va poi risolto l’equivoco tra Pandev e Insigne. Una conduzione più dinamica consentirà al Napoli di recuperare punti e credibilità. La partita di Torino come quella di Eindhoven, dinanzi ad una platea televisiva senza frontiere, delude i tifosi quasi quanto gli sponsor, complicando gli enormi progressi segnati dal marketing.

Fonte: Antonio Corbo per “Repubblica”

La Redazione

C.T.


La redazione di IamNaples.it

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