Da Vojak a Quagliarella nel mezzo Sivori e Ferrara

Cuori ingrati e cuori infranti. Da Altafini a Quagliarella. Passando per Antonio Vojak, l’avo vero, l’affare primordiale, il progenitore del ponte virtuale tra Napoli e Torino. Tra la Juve e il Napoli: correva l’anno 1929 e, dopo aver massacrato gli azzurri di gol in tre anni, il celebre tecnico, William Garbutt, si arrese e lo chiamò da queste parti. E la storia ebbe inizio. 

IL QUAGLIA – Tormentata, questa storia, parliamo chiaro. Perché la rivalità è la rivalità e certi trasferimenti hanno seminato malumori: l’ultimo, in ordine di tempo, è stato quello di Fabio Quagliarella, che oggi rimetterà piede al San Paolo per la prima volta da avversario. Da juventino. L’anno scorso, ahilui, fu costretto a disertare per il grave infortunio al ginocchio rimediato proprio una partita prima. Oggi ci sarà: la sua cessione il 26 agosto 2010 innescò polemiche di ogni tipo. 

IL CASO – La polemica storica, che scomodò finanche la tradizione canora napoletana del maestro Caruso, fu quella che coinvolse Josè Altafini, reo di aver decretato la sconfitta del Napoli, sua ex squadra appena una stagione prima, e soprattutto la fine del sogno scudetto azzurro con un gol realizzato all’88’ in un Juve-Napoli del 6 aprile 1975. “Core ‘ngrato”, cuore ingrato, fu definito dal popolo. 

IL CAPITANO – Altra cessione mal digerita fu quella di Ciro Ferrara, il capitano azzurro che, nel 1993, rifiutò la montagna di soldi dell’emergente Parma di Tanzi pur di restare a casa sua e, insieme con Lippi, tecnico emergente e futuro fuoriclasse della panchina, abbracciò il sogno che a fine campionato si chiamò Uefa (qualificazione in Uefa con una squadra fatta di prestiti e giovanotti). Con loro due c’era anche Paolo Di Canio, geniaccio irriverente, ceduto in prestito dalla Juve nello stesso mercato. Nell’estate 1994, il trio salutò: Lippi e Ferrara andarono proprio alla Juve, Di Canio al Milan. 

IL CABEZON – L’elenco non finisce mica qui. Nel 1929, dicevamo, Vojak il croato, il primo trasferimento, che due anni dopo fu raggiunto da suo fratello Oliviero (altro juventino). Nel 1965 fu la volta di Omar Sivori: il grande Cabezon fu acquistato da Fiore proprio dal club bianconero per conquistare lo scudetto con Altafini e altri grandi. Non ci riuscì. Nel 1972, poi, scambio di portieri: Zoff a Torino, Carmignani a Napoli. Nel 1997, invece, fu il talentino Pecchia a sposare il bianconero. L’ultimo colpo, last minute del mercato estivo 2010, fu Rinaudo: alla Juve in prestito. Di Pazienza si sa: preso da Marotta a parametro zero a giugno dopo il mancato rinnovo con il Napoli.  

La Redazione  

A.S.  

Fonte: Corriere dello Sport

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