De Laurentiis: “Mazzarri interista? E’ un toscano senza napoletanità”

Il presidente da Los Angeles scatenato tra mercato, stadio e il nuovo tecnico Benitez. Tante idee per rendere il Napoli competitivo

Era stata una sua idea: organizzare una tavola rotonda su Napoli ed il Napoli, con la partecipazione di alcuni personaggi autorevoli della città ed irradiarla in diretta radiofonica. Così ieri pomeriggio, Aurelio De Laurentiis, collegato via telefono da Los Angeles, e profittando della disponibilità di radio Marte, ha conversato per circa due ore (dalle 17 alle 19) con gli altri ospiti in studio (Marinella, presidente del Posillipo; Graziano, presidente degli industriali; Fiorentino, ex questore; D’Urso, magistrato; i giornalisti Cucci e Zazzaroni), nonché risposto alle domande di altri giornalisti intervenuti telefonicamente. All’ultimo momento avevano dovuto dare forfait il sindaco De Magistris ed il pm Ardituro. 

Presidente De Laurentiis, come mai l’idea di questa diretta-radio?
«Per parlare in maniera tranquilla del Napoli e di Napoli, perché noto che la città viene spesso dimenticata». 

A quanto ammonta il budget per la campagna acquisti?
«Il budget è in relazione al Fair play finanziario. Il problema cambierebbe se dovessimo cedere Cavani. Ed allora quei sessantatrè milioni di euro verrebbero reinvestiti in calciatori e non finiranno in tasca mia».

Potreste davvero cedere Cavani?
«Il Chelsea potrebbe chiamarmi in queste ore per aprire una trattativa. Il fratello del giocatore dice che resterà a Napoli? Ne sarei felice e sarebbe un punto fermo ma se dovesse decidere di andare al Chelsea, ce ne faremo una ragione e lo sostituiremo con sostituti degni».

Non teme che i tifosi la prenderebbero a male?
«No, i tifosi hanno capito. Hanno capito che Hamsik vuole restare mentre Cavani è dubbioso. Hamsik è una bandiera del Napoli ed ha sposato il nostro progetto. Edinson, invece, è una persona corretta ed educata ma se non vuole restare non posso trattenerlo. Sarebbe potuto partire già l’anno scorso ma rifiutai 55 milioni di euro dai russi. Nel nuovo organico ci saranno venti giocatori di classe A, tre portieri e due giovani in rampa di lancio». 

Anche Zuniga potrebbe andar via?
«Volete sapere se passa all’Inter? Zuniga non si muove da Napoli, non va all’Inter».

Come sono i rapporti con il club nerazzurro adesso?
«L’amicizia con Massimo Moratti resta. Quella esiste o non esiste. Moratti è un signore ma con Branca ed altri è da tempo che non parlo». 

A quando il primo annuncio di mercato?
«Nel giro di una settimana. Sarà un attaccante da mettere sulla destra insieme a Pandev. Si concretizzerà in queste ore. Per la verità dobbiamo rimpiazzare Campagnaro in difesa e poi stiamo verificando anche per un portiere giovane da piazzare alle spalle di De Sanctis. Preferiamo non fare tanti nomi, altrimenti salgono i prezzi. Dovendo cambiare modulo, forse ci servirà anche un centrocampista con determinate caratteristiche. Non uno alla Pirlo e neanche alla Guarin. Ma prima di chiudere con Benitez, stavo per prendere due giocatori della Roma»

A chi si riferisce, presidente De Laurentiis?
«A Lamela e Marquinhos. Trattai direttamente con Unicredit. Con il signor Fiorentino. Non avevo ancora chiuso con Benitez ma i due giocatori rientravano nella nostra filosofia sui giovani di valore. Arrivai ad offrire fino a quaranta milioni di euro. Chiamai anche Rizzoni che mi disse di rivolgermi ai loro collaboratori tecnici. Sapevo che Baldini avrebbe lasciato. Ne parlai così con Sabatini. Ma loro insistevano: prenda Osvaldo, lasci perdere quei due. Poi mi sono chiesto: se mi guardo in giro per il mondo non ne trovo altri altrettanto bravi? Ed ho lasciato perdere». 

Come mai Benitez? State già parlando di mercato tra di voi?
«Ho contattato dieci allenatori prima di lui. Poi un fine settimana ci siamo visti a Londra a casa di un suo collaboratore. Siamo rimasti a parlare per tre ore. Ma solo cinque minuti per l’accordo economico. Il resto del futuro. Mi ha fatto mangiare un sacco di patatine fritte. Benitez mi ha convinto più di Villas Boas che pure ho conosciuto. Rafa mi è sembrato un lottatore, più abituato alle difficoltà. Ed è monogamo, come ha dimostrato al Liverpool. Certo che parliamo di mercato. Ci sentiamo ogni giorno. Ed è una persona amabile. Ci diamo del tu e la sua napoletanità per me coincide con lo stile inglese. La sua famiglia resterà a Liverpool, mi ha detto che le sue figlie devono proseguire gli studi a Cambridge».

Già scelto il suo vice?
«Dovrebbe essere Fabio Pecchia. Uso il condizionale perchè finché non c’è la firma sul contratto non si può annunciare ufficialmente. Ma sarà lui». 

Ha saputo cosa ha detto Mazzarri nel giorno del suo insediamento all’Inter? Che ha dato tanto a De Laurentiis
«Ma anche io ho dato tanto a lui. Sapevo da tempo che sarebbe andato via. Mazzarri è un toscano che non ha mai digerito il contesto di napoletanità. E fin dal primo anno. Sarebbe voluto già andare via tre anni fa. Lo costrinsi a rispettare il contratto per altri due anni e poi lo allungammo per un altro ancora. Poi ho proseguito la finzione per non perdere il secondo posto in classifica ma sapevo». 

Ha ammirato il gol di Insigne con l’Under 21? Quel calcio da fermo magistrale?
«Non ancora. Sono sveglio dalle 4 e non mi sono staccato un attimo dal telefono. Ora vado a vederlo su Internet. Ma non mi sorprende, conosco la bravura di Lorenzo e gli ho fatto i complimenti su Twitter».

Davvero ha in mente di rivelare un club all’estero?
«Sì, una squadra di seconda o terza divisione in Inghilterra dove possono stare sei giocatori inglese, il resto di ogni parte del mondo. E magari arrivare anche in Premier. Non posso far provare i giovani nel Napoli altrimenti non si arriva allo scudetto. Un conto è se vedo El Kaddouri in quaranta partite, un conto è se lo vedo in sei. Sì, vorrei farmi un regalo per i settantanni: avere tre – quattro squadre sparse per il mondo» 

E’ vero che aveva in animo di acquistare un calciatore giapponese?
«Sì, ci pensavo qualche anno fa, non certo ora. Ho parlato spesso anche con Zaccheroni».

E con lo stadio cosa intende fare?
«Se entro il trenta giugno non mi danno la possibilità di acquistarlo, ne vado a costruire uno nuovo a Caserta dove il sindaco mi aspetta a braccia aperte avendo individuato già il suolo. Sono cinque anni che progetto intorno al San Paolo. Ma se mi danno l’opportunità ne costruisco uno nuovo in sei sette mesi da cinquantamila posti. Non so cosa hanno in testa certe persone a Napoli. Tra l’altro con la nuova legge i comuni dovranno concedere l’impianto gratis. Il San Paolo grava economicamente sul Comune, ci sono circa duecento dipendenti ed a me tocca far dormire nei sacchi a pelo, 50 steward ogni volta che giochiamo in casa per farlo vigilare di notte. Ricordatevi che fu scoperto un arsenale sotto al San Paolo tenuto dal vecchio custode. Io ho in mente uno stadio diverso, moderno, funzionale» 

Del resto ne ha visionati tanti durante questi anni, in Italia come all’estero
«E non capisco perchè a Napoli si debba tenere ancora quella pista d’atletica e la partita in certi posti non si riesca a vedere bene. I prezzi? A volte abbiamo messo dieci euro la curva. Ancora di meno? E’ chiaro che per certe partite di cartello che sono cinque o sei si debba praticare un prezzo equo. Ma vedo che solo le curve sono piene, gli altri settori invece si fa fatica a riempirle».

Maurizio Marinella, il re delle cravatte, neo presidente del Posillipo, vorrebbe promuovere una scuola dello sport per tanti giovani di Napoli nel suo circolo, cosa ne pensa?
«Ed io, se non si offende, sono pronto ad appoggiare l’iniziativa, sponsorizzandola in modo da far competere Napoli nella pallanuoto a livello nazionale ed internazionale».
Tra un intervento e l’altro, in radio è andato in onda uno spot pubblicitario sui campus estivi del Milan. E De Laurentiis è intervenuto così:« Non mi piace che su una radio di Napoli vada in onda uno spot di un altro club. E poi, stanno per partire i nostri campus, circa cento, destinati ai ragazzi dai sei ai dodici anni. Cominceremo in Trentino e poi proseguiremo ». 

Infine ha suggerito al presidente degli industriali, Graziano, di reperire fondi presso i facoltosi campani e stuzzicare la comunità europea: « Perché bisogna pensare anche ai giovani di Napoli ed a bonificare un territorio inquinato. Ma si pensa poco al futuro della città e sto pensando di lasciare l’Italia proprio per questo motivo. Visto che dovrò vivere altri 20 anni, porto il mio concetto di fare impresa in un’altra nazione anche se per il Napoli ci sarò sempre io». 

Fonte: Corriere dello Sport

La Redazione

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