Di Cintio: “L’oro di Napoli in linea con il fair play finanziario”

Gentili lettori,
mi sono entusiasmato nel vedere cosa è stato capace di creare il Presidente De Laurentis nel giro di pochi anni portando la società partenopea dalla Lega Pro alla Champion’s League.
Molti pensano sia stato solo un progetto tecnico-calcistico ma, in realtà, alla base c’è un solido progetto aziendale poiché il Presidente, prima di tutto, è un imprenditore.
Come tale è riuscito dove molti suoi illustri predecessori hanno fallito (in altre società) poiché, a differenza di altri, ha cercato di strutturare, prima di tutto, una società in grado di esser autosufficiente sfruttando al massimo il grande bacino d’utenza e i grandi numeri che offre la tifoseria.
Aurelio De Lurentis ha dimostrato di esser un imprenditore vincente anche nel mondo dello sport, oltre che in quello dello spettacolo, poiché non ha fatto altro che concepire il calcio proprio come una rappresentazione teatrale o un film.
Una particolarità della società Napoletana è, infatti, quella di sfruttare al massimo i diritti di immagine dei propri atleti che, ovviamente, il Presidente acquista dai medesimi ma che, al contempo, riesce reimpiegare in una serie di attività commerciali dove i vari Lavezzi, Hamsik e Cavani sono i primi testimonial della società azzurra.
In pratica come Leonardo di Caprio cede i diritti d’immagine al produttore per la promozione della pellicola cinematografica allo stesso modo agisce il giocatore del Napoli affinchè venga promossa l’immagine della società dalla cui commercializzazione giungono introiti indispensabili per rafforzare squadra.
In realtà le similitudini tra il mondo dello spettacolo e quello del calcio sono molteplici poiché in entrambi i settori si deve proporre al pubblico uno spettacolo apprezzabile affinchè gli spettatori si avvicinino e possano, da un lato, riempire le sale cinematografiche e, dall’altro, lo stadio San Paolo.
Ritengo che il Napoli sia la società che, meglio di molte altre in Italia , abbia colto l’occasione per adeguarsi al meglio alla nuova filosofia del Fair Play Finanziario e, pertanto, abbia anticipato i tempi rispetto alle concorrenti.
La mossa vincente del Presidente, e dell’ex dg Azzurro Marino, è stata, come anticipato, quella di investire su Napoli e i Napoletani, più che sui giocatori: la prova dell’assunto che è data dal fatto che vi è stato, negli ultimi anni, un incremento quasi pari al 100% per merchandising e licensing grazie, ovviamente, alla riposta dello splendido pubblico partenopeo.
Sciarpe, maglie, cappelli e tanti altri oggetti con l’effige dei giocatori stampata sono divenuti, in breve, souvenir ambitissimi che, guarda caso, rientrano in quelle voci di bilancio ( merchandising e licensing ) che hanno conseguito un vero e proprio boom nell’ultimo esercizio.
Inoltre non dimentichiamo che il San Paolo è stadio dotato di ben oltre 60.000 posti a sedere e, non è un caso, che biglietti e abbonamenti, cui devono esser ovviamente aggiunte le percentuali sugli incassi esterni, costituiscono altra voce di bilancio che per molte altre società esiste solo sulla carta.
Ciò per comprendere come lo sfruttamento dei diritti di immagine abbia consentito di aumentare anche il gettito derivante da sponsorizzazioni e pubblicità.
In conclusione è corretto sostenere che il Napoli possa rappresentare per il futuro un esempio positivo di gestione calcistica in considerazione del fatto che il Fair Play Finanziario è stato introdotto per consentire alle società di autofinanziarsi incentivando le fonti di reddito alternative come licensing, merchandisig, sponsorizzazioni e attività commerciali nelle quali i dirigenti Parteneopei hanno dimostrato di esser maestri.
Per competere ai massimi livelli Europei, ora, servirebbe lo stadio di proprietà dove poter ulteriormente incrementare suddette fonti di reddito alternative.
L’operazione non è delle più semplici ma la dirigenza partenopea che ha già stupito in passato potrebbe ancora farlo in futuro.

La Redazione
C.T.

Fonte: Cesare Di Cintio per Tuttomercatoweb


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