E’ stato il valore aggiunto del Napoli, ma da Vargas a Inler quanti errori….

Una premessa è doverosa: Mazzarri è stato indiscutibilmente il valore aggiunto del Napoli negli ultimi quattro anni di emozioni. Con lui al timone gli azzurri hanno conquistato una Coppa Italia, due accessi diretti alla Champions e due qualificazioni in Europa League (senza dimenticare il furto di Pechino in Supercoppa). Chapeau, mister. Nel mezzo tante soddisfazioni e vittorie lottando a testa alta con le big del calcio continentale. Al tecnico toscano si deve l’ottimizzazione del parco giocatori, la rinascita di alcuni elementi e una sana capacità di mettersi al servizio del club con lo scopo di arrivare al massimo risultato possibile con gli elementi a disposizione: quanto ha raccolto è sotto gli occhi di tutti. Tanti fatti e poche parole, insomma, rispettando sostanzialmente le scelte della società con sparute polemiche. Grazie alla sua capacità di fare gruppo, il Napoli delle ultime stagioni si è distinto per la grande compattezza e per quella voglia di non arrendersi mai che ha consentito spettacolari rimonte e vittorie al fotofinish. Di serate magiche ne ricordiamo tante, tantissime, ed è inutile elencarle.

Completata l’ampia e doverosa introduzione e ricordando che nel calcio come nella vita nessuno è perfetto, passiamo ai difetti e agli errori commessi. Walter Mazzarri, da quando è arrivato, era l’ottobre del 2009, ha costruito uno spogliatoio solido assegnando ruoli ben precisi a tutti. L’altra faccia di questa bella medaglia è che poi il gruppo di riferimento è stato spremuto fino all’osso (Maggio è l’esempio migliore) e i rincalzi non hanno mai, o quasi, avuto la possibilità di integrarsi o mettersi in mostra. I casi eclatanti, al di là di evidenti limiti palesati, sono quelli di Vargas, Fernandez, El Kaddouri, Calaiò, Radosevic, Rolando, Rosati, Cigarini, Ruiz, Sosa, Denis. Giusto per fare qualche nome.

VARGAS E FERNANDEZ – Andato via Lavezzi, tutti i tifosi pensavano di avere già in casa l’erede acquistato a gennaio: Edu Vargas, il talentuoso Turboman del calcio cileno. “Non lo conosco”, la prima battuta polemica di Mazzarri fece scalpore. Dopo l’esordio deludente in Coppa Italia col Cesena, fu rimandato con cautela alla stagione successiva. “Lasciamolo ambientare, vedrete di cosa è capace”. Peccato che nessuno l’ha visto tranne un assist a Cavani in Palermo-Napoli, e una occasionale tripletta rifilata agli svedesi dell’Aik Solna in Europa League. Pian piano il cileno è finito nel dimenticatoio fino alla cessione al Gremio. Ora Edu è un punto fermo della nazionale, già lo era, e sforna gol più del quotato Sanchez. Difficile dire che il calciatore sia sbocciato definitivamente anche perchè il calcio in sudamerica è diverso e c’è più spazio, ma è pur vero che il seleziontore lo utilizza nel suo ruolo naturale, ovvero ala destra senza compiti eccessivi in fase passiva. Per quanto concerne Fernandez, il discorso è similare. Non ha dimostrato certamente di essere un fenomeno, ma nel Getafe e in nazionale, collocato al posto giusto, offre discrete garanzie e una buona affidabilità. Non che Mazzarri abbia sbagliato, i risultati gli hanno dato ragione e i calciatori citati non hanno fatto nulla per fargli cambiare idea, ma l’occhio in sede di valutazione poteva essere un po’ più lungo anche perchè, per i due, il Napoli ha sborsato quasi 15 milioni.

DONADEL, SANTANA, POI CALAIO’ – Li ha voluti lui, si sono dimostrati totalmente inutili. Prima arrivarono Donadel e Santana a parametro zero, poi quest’anno Emanuele Calaiò. Tra costo del cartellino di quest’ulitmo, e i relativi ingaggi lordi (oltre un milione per i primi due, 800mila per l’arciere), il Napoli ha messo in conto un investimento pluriennale da circa 23 mln di euro, soldi questi che potevano essere eventualmente gestiti meglio per potenziare strutture e settore giovanile. Nel calcio non tutte le operazioni riescono col buco, si sa, ed anche la sfortuna (vedi l’infortunio dell’ex mediano viola) può giocare brutti scherzi, ma si poteva ovviare diversamente almeno sul piano tecnico, ed invece Mazzarri ha voluto fortemente la conferma di Donadel (oscurando Radosevic) e aperto all’arrivo dell’attaccante che era in forza al Siena. “E io pago”, avrà detto De Laurentiis pensando a Totò.

I MANCATI ARRIVI – Nel gennaio 2011 vi raccontammo di un’operazione praticamente conclusa dal Napoli per far arrivare in riva al Golfo il mediano brasiliano del Liverpool Lucas Leiva. Mazzarri si oppose perchè, disse, non voleva rompere gli equilibri a centrocampo dove Gargano e Pazienza giocavano praticamente sempre. Alla ripresa dei giochi post befana gli azzurri, a meno tre dalla capolista Milan, persero proprio a San Siro contro i rossoneri e pian piano lasciarono i sogni di gloria. Oltre al brasiliano dei Reds, i calciatori non voluti dal neo-tecnico interista sono Bobadilla (gli preferì Calaiò), Verratti (per il quale non sentì di garantire un corposo numero di presenze). Infine ricordiamo che Mazzarri ha voluto fortemente Inler (nonostante gli fu specificato di non essere dinamico e rapido come chiede lui), pagato 18 milioni, e che durante la sua egida non ha dimostrato di valere quella cifra.

L’ULTIMO REGALO – Potrebbe essere Gargano l’ultimo presente del mister livornese al suo ex presidente. La volontà espressa di non voler allenare El Mota in nerazzurro dopo aver detto si lo scorso anno alla cessione proprio all’Inter, impedirà al Napoli di incassare i 5 milioni del riscatto che, da galantuomo, Moratti aveva promesso a De Laurentiis quando lo prelevò in prestito per 1,2 mln.

Fonte: Luca Cirillo per CalcioNapoli24.

La Redazione.

D.G.

 

 

 

 

 

 

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