Forlan: “Il Napoli è cresciuto tantissimo”

L’attaccante dell’Inter Diego Forlan ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport:

Forlan, come procede l’ambientamento nell’Inter?

«Bene, ma sono stato facilitato dal cono­scere Milito e Cambiasso e dall’aver giocato contro molti dei miei nuovi compagni. Tutti mi stanno aiutando, in particolare Zanetti e Samuel».

Con Cambiasso e Milito l’amicizia è di vec­chia data.

«Insieme ad Esteban giocavo nel 1998 nel­l’Independiente. Lui, io e Gabriel Milito. E’ grazie a quest’ultimo che ho conosciuto Die­go che era nel Racing. Mamma mia che der­by ad Avellaneda…».

Ora invece con Milito siete compagni e magari vincerete qualcosa insieme.

«Lo spero. In carriera mi sono tolto molte soddisfazioni, ma mi manca la Champions. Mi piacerebbe vincerla con l’Inter».

Per il momento però in Europa non può giocare…

«La mia forzata esclusione dalla lista Champions mi è molto dispiaciuta. Me lo hanno detto quando ero a cena a casa di Cam­biasso: pensavamo a quanto sarebbe bello vincerla insieme. Che beffa».

Mettiamola così, fino a febbraio si concen­trerà sullo scudetto. Quali sono le sue favo­rite per il titolo?

«Juventus, Napoli, Milan e Inter sono le più forti, senza ordine d’arrivo. E poi la serie A è più equilibrata della Liga dove vincono sem­pre Barcellona e Real Madrid».

Anche il Napoli, dunque, è da scudetto?

«Sì perché è una squadra temibile che ha comprato calciatori di valore non solo que­st’anno, ma anche in passato. Il loro è un gruppo giovane, forte, che sta giocando bene e che è in continua crescita».

Quanto perderebbe il Napoli se Cavani non dovesse giocare?

«Molto perché Cavani è importante, uno che segna tanto, sia con il proprio club sia con la nazionale. Il Napoli, però, è una squa­dra nel vero senso della parola, con diverse alternative di spessore».

Dove è nata l’amicizia tra lei e Cavani?

«In nazionale abbiamo fatto insieme il Mondiale e poi abbiamo vinto la Coppa Ame­rica: Suarez prima punta, io qualche passo più indietro a fare il trequartista e a destra Edinson».

Qual è il ruolo preferito di Forlan?

«Mi sono sempre sentito una prima punta, un “attaccante… attaccante”, anche se di mo­vimento. Con il tempo e l’esperienza però ho imparato a giocare da seconda punta e da tre­quartista ».

All’Inter con chi si trova meglio in avanti?

«Con Pazzini, Milito o Zarate per me non fa differenza perché sono tre campioni. Le mie caratteristiche mi permettono di adattarmi bene a tutti e tre».

Gli esperti sostengono che una delle sue doti migliori sia il tiro da fuori.

«Vero e mi piace provare a calciare di de­stro o di sinistro da fuori area. In nazionale poi batto quasi tutti i calci piazzati e mi “al­leno” ».

Che partita sarà Inter-Napoli?

«Difficile perché il Napoli gioca bene e ha molta fiducia dopo un ottimo inizio di stagio­ne. Contro il Villarreal, che la passata stagio­ne l’ha eliminato dall’Europa League, ha fat­to una grande partita dimostrando di essere cresciuto».

Dopo le ultime due vittorie, cosa è cam­biato all’Inter rispetto alla gestione Gasperi­ni?

«I risultati. A Palermo nel primo tempo ab­biamo giocato bene e abbiamo segnato, men­tre nella ripresa la gara è stata diversa. Il cal­cio è questo: se in Sicilia avessimo vinto co­m’era nelle nostre possibilità, magari ora tut­to sarebbe diverso. Se la palla entra o non en­tra, la differenza è grande».

Cosa pensa di Ranieri come allenatore?

«Ho giocato diverse volte contro di lui e vi assicuro che è un grande tecnico».

Qualche dispiacere a Ranieri lo ha regala­to anche lei, non solo Pazzini…

«E’ vero, ricordo la rete allo scadere in Manchester United-Chelsea 2-1 (18 gennaio 2003 ndi) su assist di Veron: fu un gol “pesan­te” per la vittoria della Premier League. E poi la rete, la mia prima in Spagna, nella sconfitta del Villarreal contro il suo Valencia (2-1 il 30 agosto 2004)».

Suo nonno Juan Carlos Corazo, suo padre Pablo e suo fratello Pablo hanno tutti gioca­to a calcio: il pallone è nel dna della famiglia Forlan?

«Sembrerebbe di sì… Mio nonno è stato an­che ct dell’Uruguay, mio padre ho giocato a buon livello, mentre mio fratello ha fatto il di­fensore sia in patria sia negli Stati Uniti. Io continuo la tradizione».

E’ vero che ha iniziato a fare l’attaccante

su consiglio di suo padre?

«Da piccolo mi piaceva giocare portiere perché nel Mondiale del 1986 avevo visto il biondo Pfaff del Belgio e Schumacher della Germania con la maglia gialla. Me ne rega­larono una uguale e iniziai in porta. E’ grazie a mio padre che mi sono messo a fare l’attac­cante ».

Prima di arrivare a Milano sa qual è l’uni­ca squadra italiana a cui aveva segnato?

(Sorride) «L’Inter».

E ricorda anche di averla eliminata dalla Champions 2005-06 con il Villarreal e di averle portato via la Supercoppa europea 2010 con l’Atletico?

«Come potrei dimenticarlo… Spero però che non mi abbiano comprato per questo mo­tivo ».

A San Siro ha già segnato con il Villarreal. E’ arrivato il momento di concedere il bis in nerazzurro?

«Mi piacerebbe succedesse già contro il Napoli, anche se l’importante è vincere. La squadra viene prima di tutto».

Due volte Scarpa d’Oro, 2 volte “Pichichi” della Liga davanti ad Eto’o: se c’era uno adat­to a sostituire il camerunese quello è lei…

«Se i tifosi lo pensano, per me è un motivo

d’orgoglio e sono contento».

La maglia numero 9 di Eto’o pesa molto?

«No perché nel calcio mi sono abituato a non pensare né a chi sostituisco quando arri­vo in una squadra né a chi mi sostituisce quando me ne vado. A Manchester ho preso il posto di Cole, all’Atletico quello di Fernan­do Torres e mi sono concentrato solo sul far bene».

Due gol nella finale di Europa League vin­ta con l’Atletico Madrid, 2 nella finale della scorsa Coppa America, 5 ai Mondiali 2010: Forlan è un attaccante che segna quando conta?

«Grazie a Dio nelle partite importanti ho fatto gol quasi sempre».

Sa che anche Inter-Napoli è molto… im­portante?

«Tutte le gare sono importanti. Io ci prove­rò ».

La scorsa estate prima di arrivare all’Inter l’ha cercata anche la Roma?

«Sì, il club giallorosso ha chiesto informa­zioni su di me, ma non c’è stato niente di con­creto perché stavo già trattando con l’Inter».

Chi le ha dato il suo soprannome, Cacha?

«Giocavo in Argentina e mi dissero che as­somigliavo a una strega di un cartone anima­to che si chiamava Cachavacha. Da qui Ca­cha ».

In 12 partite contro il Barcellona lo ha bat­tuto 5 volte (più 1 pari e 6 ko) segnando 10 gol. Qual è il segreto per sconfiggere… gli invincibili?

«L’importante è sfruttare le opportunità e poi restare concentrati. A me il Barcellona ha sempre portato fortuna visto”.

La Redazione

A.S.

Fonte: Corriere dello Sport

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