Grande sportività del San Paolo, oltre il risultato. Tanti applausi a fine gara

Le prime cinque vittorie consecutive restano tra i trofei del Napoli datato ’87-’88 che poi si fece rimontare dal Milan e perse lo scudetto. La nuova era targata Benitez costruisce un progetto nonostante un piccolo passo indietro in classifica. Si arrende al pari contro il Sassuolo ultimo (1-1), perde la vetta (la Roma comanda a punteggio pieno) e condivide il secondo posto con la Juventus, aspettando stasera l’Inter. Contro il Sassuolo non è stata una passeggiata di salute, don Rafè non ha rinunciato al suo turn over, obbligato dalla Champions di martedì a cambiare sei giocatori. Sei ne aveva cambiati contro il Chievo, altrettanti contro l’Atalanta. Ieri al San Paolo davanti al pubblico delle grandissime occasioni era arrivato un avversario completamente diverso rispetto a quello tramortito dai sette gol che gli aveva rifilato l’Inter. Una squadra col coltello tra i denti, barricata in difesa e pronta a ripartire. Eusebio Di Francesco non si è mai accomodato su una panchina evidentemente troppo bollente e contro il Napoli in tenuta mimetica si è trasformato nel dodicesimo uomo in campo. La forza della disperazione ha mosso una squadra pronta allo scatto d’orgoglio, convinta di non essere così scarsa e decisa a rendere la vita difficile al Napoli. Il Sassuolo gioca con gli occhi della tigre e la rabbia di un leone appena uscito dalla gabbia. La qualità superiore degli azzurri è fin troppo evidente, eppure senza alcuni uomini chiave per lo scacchiere di Benitez (Callejon e Behrami, tanto per fare due esempi), la squadra soffre più del dovuto. Sono almeno nove le maglie bianche che si difendono nella propria area dagli assalti del Napoli e le ripartenze sono galoppate velocissime. Il vantaggio porta la firma di Dzemaili con un tiro da venticinque metri, il pari dopo quattro minuti è un capolavoro di Zaza che beffa Reina con un tiro dall’out sinistro. Tutto nel primo tempo. Fernandez e Cannavaro non hanno la sicurezza di Albiol e Britos, per un’ora il Sassuolo vince addirittura ai punti, Mesto salva sulla linea il raddoppio dell’inesauribile Zaza. Il San Paolo prova a dare la spinta, Benitez ridisegna la squadra sul taccuino. E al minuto 17 scocca l’ora di Josè Callejon. Fuori Pandev stremato dalla corsa. Il Sassuolo però va avanti sulla forza nei nervi e col passare dei minuti si convince che può tornare a casa con un punto d’oro. E, allora, alla mezzora dentro anche Insigne. Il gioiellino azzurro prova su punizione a dieci minuti dalla fine, il suo tiro si stampa sulla barriera, Inler ci prova da lontano e la palla lambisce il palo. La serata è stregata ma onore al Sassuolo, che ha giocato la sua partita come se fosse quella della vita. Il San Paolo applaude a scena aperta. Il bello del calcio è anche questo gesto di grande sportività.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno.

La Redazione.

D.G.

Tufano

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