Grazie a Mazzarri è un “top Naples”

La partenza del Napoli è un segnale di forza lanciato al campionato

Il giro d’Italia, in tre anni (scarsi): e partendo dal basso, dal sest’ultimo posto, la camera con vista sulla disperazione (che poi è l’inferno, la paura della retrocessione) che diviene il superattico addobbato dal quale si scorge l’Europa. Dov’erano rimasti? Livorno e Atalanta punti 3, Catania 4, Siena 5 e Bologna 6: e il Napoli, un gradino più su, a sette, la distanza siderale dalla vetta e dall’elite, in quella terra di nessuno che confina il ciglio del baratro. Si scrive Mazzarri e si rilegge il futuro attraverso il passato, un’escalation incontenibile che contiene gl’ingredienti d’una rivoluzione bella e buona avviata dal sottoscala d’un campionato poi osservato dall’alto, dal duello ravvicinato per lo scudetto con il Milan (2011), dal braccio di ferro con l’Udinese per la Champions (2012) e da una serie di eventi a ripetizione – la qualificazione in Europa League in quella stagione e nell’ultima, la vittoria della coppa Italia che rappresentano (praticamente) uno spartiacque.

IL BOOM – La partenza lanciata è un indizio (eccellente), un messaggio chiaro sulle intenzioni d’una squadra ereditata in evidente difficoltà e però ricca del talento di Hamsik, Lavezzi e Garagno, appena integrata da De Sanctis, Campagnaro e Quagliarella e poi condita qua e là da muscoli, cervelli, dal carisma difensivo di Cannavaro: è un mosaico che Walter Mazzarri risistema immediatamente, restituendo equilibri tattici e conferendo spessore agonistico che valgono quindici risultati utili consecutivi e che soprattutto ristabiliscono un feeling smarrito. E’ (quasi) un anno magico, che si chiude con l’avvento in Europa League, che serve per insistere su un progetto lanciato da Pierpaolo Marino con Reja, involutosi per un semestre appena, e che Mazzarri – assieme a De Laurentiis e a Bigon – prova a plasmare adesso a propria immagine e somiglianza.
THE CAMPIONS – L’inizio d’una nuova era procede attraverso scossoni anche ambientali che segnano per un po’ ma che il campo, attraverso i risultati, procede a far rientrare: lo smottamento per l’addio di Quagliarella apre una crepa che Cavani ricompone a suon di gol e che l’effetto-Mazzarri annulla attraverso la qualificazione in Champions. C’è una riedificazione tattica, Hamsik e Lavezzi rappresentano le insidie sistemate tra le linee a sostegno d’un solo attaccante, el matador; c’è un lavoro sui singoli, su Zuniga in particolare, trasformato da esterno basso di destra e cursore di un centrocampo con la linea a quattro; Pazienza è intanto divenuto un riferimento e la retroguardia è solidificata attraverso Campagnaro-Cannavaro-Aronica dinnanzi a De Sanctis. E’ la continuità che rappresenta la linea guida, dunque la conoscenza dei movimenti da parte dei singoli; e poi Mazzarri è entrato nel tessuto.
STRAPPO E RICUCITURA – Il rischio delle sgretolamento è nel maggio del 2011, quando la Juventus s’avvicina per un momento a Mazzarri, creando gelo tra il tecnico e De Laurentiis: finisce in una stretta di mano, ma prima le grandi manovre inducono il presidente azzurro ad incontrare Giampiero Gasperini a Torino, proprio nell’imminenza dell’ultima di campionato in casa della “Vecchia Signora”. E’ un divorzio che pare annunciato ed invece si è al cospetto di una clamorosa riappacificazione dopo una pubblica baruffa: c’è la Champions e le notti con Manchester e Bayern, con Villarreal e Chelsea, della coppa Italia che manda una città intera per strada sino alle 6 del mattino: E c’è pure un nuovo Mazzarri, che sembra aver rimosso da dentro di sé gli originari difetti di comunicazione e talune spigolature e che s’erge a leader d’una idea di calcio nuova da esportare in giro per l’Europa. Il made in Naples è un WM, ma del Terzo Millennio.
Fonte: Corriere dello Sport
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