Hamsik, alla Roma il primo gol in trasferta con il Napoli. E’ lui l’uomo in più di Benitez

Fu il suo primo gol in trasferta. Era un ragazzino, Hamsik. Gambe esili come pioppi, l’apparecchio ai denti e la cresta per vezzo. Segnò su assist di Zalayeta. Di volo, all’angolo. Non ci dovevano essere i napoletani, il settore era chiuso. Ordine pubblico. Eppure ci fu un boato. Finì 4-4. L’Italia lo stava scoprendo, e qualcuno forse già rimpiangendo. Napoli invece aveva già capito tutto. Gli striscioni di protesta esposti al suo arrivo arrotolati e messi via. I cori di contestazione, strozzati. Hamsik aveva le stimmate del talento puro. Un gol alla Samp a Fuorigrotta danzando sul pallone. Qualche giocata, un po’ di assist, la testa sempre alta e il destro preciso contro la Roma. Subito decisivo. Cinque i gol segnati da Hamsik ai giallorossi in sette anni. Due quelli all’Olimpico. Entrambi pareggi.

IL GOL – Hamsik bomber. Più per vocazione che per ruolo. Mestiere centrocampista, numeri da attaccante. Settantacinque le reti in azzurro. Settimo nella classifica azzurra all time del campionato, dietro Vinicio, Altafini, Careca, Maradona, Vojak e Sallustro. Per intenderci tutti numeri 9 e lui, Diego. Che dei gol totali in azzurro ha ancora il record, 115, e che però ha ormai chi gli sta dietro e, senza assilli, gli dà la caccia. «E’ il mio obiettivo, posso superarlo» . Hamsik ci crede. E il tempo è tutto dalla sua parte. Settima stagione a Napoli e altre cinque già prenotate rinnovando il contratto fino al 2018. Con le sue medie può davvero superare tutti. E in tutto. Nei gol e anche per le presenze. Pure l’eterno Bruscolotti è avvisato. Una storia, quella di Hamsik, e cifre, continuamente da aggiornare. Il sogno è invece sempre quello, è uno soltanto, è lo scudetto, lo stesso di chi al San Paolo l’ha incoronato ufficialmente napoletano. Un privilegio in uno stadio che canta per la maglia più che per chi l’ha indossa. Hamsik adottato, idolo assoluto. Solista superstite di un coro di tre tenori che s’è pian piano sciolto. Hamsik capitano (quando non c’è Cannavaro), leader a modo suo, simbolo del progetto.

IL PUPILLO – Uomo in più per Benitez. Doveva partire con la nazionale, l’aspettava la Slovacchia, c’erano altre due partite di un girone mondiale ormai compromesso. Ha preferito restare a Napoli ed allenarsi. Senza stress. In famiglia. Tra gli amici di una quotidianità straordinariamente normale. Ha fatto shopping, ha portato i bambini al parco, s’è goduto in tribuna al Palamaggiò Caserta-Venezia di basket. Qualche fischio, certo. Ma di più, e tanti, gli applausi. Hamsik universale. Per ogni tifo e ruolo. Cinque gol fin qui. Devastante nelle prime due giornate: doppiette con Bologna e Chievo. Poi il calo, un po’ di stanchezza. Forse pure la necessità di ritrovarsi tatticamente in un ruolo che non era mai stato il suo, dietro il centravanti. La rete col Livorno, una liberazione. Ora la Roma all’Olimpico. Come quella volta nel 2007. Era un ragazzino Hamsik. S’è fatto grande…

Fonte: Corriere dello Sport.

La Redazione.

D.G.

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