Hamsik: “Il Napoli è il mio club. Noi l’anti-Juve? Di sicuro puntiamo a vincere”

Hamsik, si riparte sempre da lì: si sente l’uomo-simbolo di questo Napoli? « In umiltà, dico di sì, sicuramente di sì. Ma è anche giusto aggiungere che tutti i calciatori di questa squadra debbano sentirsi rappresentativi. Siamo in piena fase evolutiva e dobbiamo continuare su questa strada».

Vi sentite l’anti-Juve?
«Ci sono molti club che possono ambire a questo ruolo e noi siamo tra queste: pensiamo di avere qualcosa in più rispetto alle altre, perché la continuità imposta dal progetto ha un suo valore specifico. Però bisognerà giocarsela con il Milan, con l’Inter, con la Roma e con la Lazio, che mi sembrano tutte sullo stesso livello. Va a finire che la differenza possa farla i dettagli. Ma il Napoli si è consolidato negli anni e non mi sembra un vantaggio di poco conto».

L’estate dei top player: lei si sente tale?
«Così dicono gli altri, io non faccio a queste cose. Penso ad allenarmi bene e a migliorarmi, a dare tutto che ho e tutto quello che posso».

Ritocchino al modulo: sta più lontano dalla porta.
«Non cambia niente. Abbiamo già giocato in questa maniera con Reja e con Donadoni ed ho segnato egualmente tanto. Agisco partendo da dietro, vedo la porta frontalmente, riesco ad essere forse addirittura più imprevedibile negli inserimenti. Io non ho problemi, mi sta bene tutto ciò che decide Mazzarri».

Ha aggiornato gli obiettivi?
«Ci sentiamo forti e la vittoria in coppa Italia ci ha fornito ulteriore consapevolezza nei nostri mezzi».

Il mese degli addii: quelli del Milan, quelli dell’Inter…
«Il Milan senza Thiago Silva e senza Ibrahimovic perde tanto: il brasiliano per me è il miglior centrale difensivo del mondo; e sullo svedese, neanche a parlarne. Però il Milan è sempre stata una grande squadra e resterà sempre tale».

Tra meno di un mese sarà Supercoppa.
«Presto per pensarci, intanto ci alleniamo per arrivarci in salute. La notte ci addormentiamo subito, il lavoro è duro. Ma tra un po’ arriveranno le amichevoli. Ma Pechino è un nostro obiettivo e noi dobbiamo crederci. Affrontiamo un’avversaria di enorme spessore, che a Torino, in campionato, ci ha battuto per 3-0. Ma è partita secca e all’Olimpico abbiamo vinto noi».

Cittadinanza napoletana, ormai, per Hamsik.
«Sono qui da sei anni e sono contento di essere qui, in una società che ha una sua filosofia dichiarata. Non mi è mai stato fatto mancare nulla, mi hanno sempre accontentato, ci sto bene e ci sta bene mia moglie ed i miei figli. La gente è straordinaria e non ho mai avvertito non dico il piacere ma neppure la tentazione di andare via».

Ha salutato anche Lavezzi…
«Lui era la stella del Napoli, un calciatore strepitoso ed un amico straordinario, al quale lo spogliatoio ha voluto e vorrà bene. Il calcio è anche questo e va accettato, rispettando le scelte altrui. Ma ora abbiamo un Pandev definitivamente nostro».

E lei in Goran crede.
«Con quello che ha vinto, ovunque. Nell’Inter del triplete, lui è stato un protagonista. E Pandev è un gran calciatore»

L’ora dei giovani: Insigne.
«Ha segnato quaranta reti tra serie C e serie B e in questa settimana di lavoro ha confermato di aver talento, di averne tanto. Ora deve assaggiare la serie A ma a me sta confermando le prime impressioni e sento che farà bene».

E poi c’è Vargas…
«Edu ha potenzialità che nella passata stagione non è riuscito a mettere in mostra. Era appena arrivato dal Cile, ha trovato davanti a sé attaccanti di un livello altissimo. Ma ho fiducia».

Parla da leader…
«Le etichette lasciano il tempo che trovano. Dico quello che penso: e io penso da sei anni che qui sono un uomo e un calciatore felice. Ho l’amore della folla, la certezza che alla mia famiglia piaccia un sacco vivere qua».

Nell’era Maradona, Bruscolotti lasciò la fascia a Diego: che fa, se la lascia consegnare da Cannavaro?
«Io devo giocare bene e divertirmi. Devo migliorare la fase difensiva, garantire maggiore copertura. Sono convinto che qui si possa ottenere tanto e io voglio vincere il più possibile. La fascia è di Paolo, mai pensato di strappargliela…».

Nell’era dei distacchi lei fa notizia: ha rinnovato sino al 2016.
«Per i motivi che ho già spiegato. Perché non c’è mai stata dentro di me la necessità di cambiare aria. I miei figli sono nati a Napoli, mi sento parte integrante di questo club, con il quale siamo partiti assieme da debuttanti in A e siamo arrivati in Champions e al successo di maggio a Roma. Gli stimoli non sono mai venuti meno, anzi aumentano di giorno in giorno. E il clima all’interno della squadra è favoloso».

E se arriva Behrami?
«Gioca chi sta meglio, come ci ha detto il mister nel discorso iniziale. Lui non guarda in faccia a nessuno. Non so cosa possa cambiare ma io non sono l’allenatore: queste scelte le fa Mazzarri. E comunque è sempre positivo avere tanta gente di qualità, per poter gestire un anno intenso è un vantaggio».

Come ha trovato Mazzarri?
«Persino più deciso del passato. Oramai ci conosciamo da due anni e mezzo e lui punterà su chi dimostrerà di essere nelle migliori condizioni. E io mi sto allenando per questo: per farmi trovare subito pronto».

Curiosità: chi tirerà i rigori, Hamsik o Cavani?
«Chi si sentirà di andare sul dischetto in quel momento».

Le manca qualche soluzione su punizione.
«E ci sto provando. Abbiamo fatto un giochino, in allenamento: vedere chi riusciva a colpire la traversa, come Ronaldinho nel famoso spot. Ma in partita sarà importante metterla dentro».

Ci sveli il futuro di suo cognato, Gargano.
«Non è giusto parlare di vicende che non riguardano me. Ma per ora è qui e si sta allenando. Poi vedremo cosa succederà».

 

Fonte: Corriere dello Sport

La Redazione

A.F.

Tufano

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