Hamsik prenota lo scudetto

Hamsik prenota lo scudetto

Cos’altro deve dire? « Sono felice e orgoglioso di essere lassù. Ed è bello vivere questo duello ». E cos’altro deve fare? Otto reti – sorridendo e poi diventando serio, un bel giorno lo ribadì: « Ma la nona, quella con la Fiorentina, è mia, perché ho sfiorato il pallone con i capelli » – e sette assist: come lui c’è solo un centrocampista che segna tanto, e come Hamsik non c’è alcun calciatore che sistemi un collega davanti la porta avversaria e gli imponga, vai, fa tu.  E’ successo e succederà ancora, perché in quella cresta che spacca in due l’aria, c’è la voglia matta di starsene accomodato nell’elite d’un calcio che ormai gli appartiene d’autorità (e d’autorevolezza), nelle prodezze che replica di stagione in stagione e che ormai ne hanno fatto una stella.

AVANTI COSI’ – Hamsik batte il Catania due a zero, con il tap in sul tiro sporco di Zuniga, con il servizio preparato per il piatto di Paolo Cannavaro, con l’ennesima prestazione sontuosa, da intellettuale del calcio, tracce di poesia nel temporale, graffi sulla pelle altrui andandosene in giro per il campo a cercare la zona migliore, la palla più giocabile, la traiettoria più perfida da custodire attraverso il proprio palleggio. E’ Marekiaro da sei anni e però stavolta forse c’è qualcosina in più: c’è una fascino che emana quella personalità spiccata, c’è la certezza di poterne cogliere in qualsiasi momento – pur nella tempesta – le intuizioni accecanti. Parole semplici e immediate le sue. Sempre in qualsiasi occasione e dopo qualsiasi impresa. « E’ stata dura contro il Catania, ma questo dà ulteriore peso al nostro successo. Abbiamo confermato di essere squadra, di avere qualità importanti. E adesso bisogna continuare, insistere, perché noi non ci accontentiamo ». 
SPECIAL ONE  La Juventus è ad un sospiro, tre punti, un refolo di vento o anche soltanto una partita, quella del primo marzo, nel proprio San Paolo; e però per arrivare allo scontro diretto in condizioni invitanti, servirà saltare a piè pari la Lazio e poi la Sampdoria e anche l’Udinese, e ossequiando l’Europa League: « Una partita per volta. Ora pensiamo innanzitutto alla Lazio ». Il miglior Hamsik di sempre è quello del quarto anno: dodici reti; ma prim’ancora che arrivasse Cavani, c’erano state tre stagioni chiuse con nove reti all’attivo e il «titolo» di capocannoniere del Napoli, dunque l’incoronazione a special one partenopeo. 
DOPPIA CIFRA – Il traguardo (parziale) è approdare a quota dieci in campionato o stagionali, una abitudine alla quale diventa difficile sottrarsi, una tentazione che però non incide sull’altruismo, certificato dalla scelta di eclissarsi dal dischetto per lasciare a Cavani la possibilità di arricchire la personalissima classifica cannonieri. Però, intanto, quando mancano quindici partite di campionato e ce ne saranno almeno altre due in Europa League, lui è arrivato già ad otto e se ne sta a tre punti dalla Vecchia Signora, intanto finita nel cono di luce, dunque visibile. 
LA STAR – Hamsik è il pupillo di De Laurentiis, è il prototipo del calciatore moderno sistematicamente centrale nel progetto tattico di Mazzarri, è la mezza punta che va ad assaltare lo spazio e a scorgere la soluzione ideale, è un poliedrico interprete di qualsiasi copione, perché volendo fa il terzo offensivo o consente di giocare con il centrocampo a cinque o se ne va tra le linee o, se serve, fa pure il mediano e la seconda punta. Hamsik è un assatanato: « Perché noi non ci accontentiamo mai ». Supermarek. 
Fonte: Corriere dello Sport
La Redazione
A.S.


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